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I ristoratori contro l'ipotesi di nuove chiusure: "Così il 50% di noi rischia il fallimento"

© Foto : Evgeny UtkinUn ristorante in una strada di Milano, Italia
Un ristorante in una strada di Milano, Italia - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2021
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Secondo la Coldiretti con l'ipotesi del lockdown generalizzato nei weekend i ristoratori rischiano di perdere fino all'80 per cento del fatturato. Il presidente di Mio Italia, Paolo Bianchini, a Sputnik: "Subito risarcimenti dal governo, altrimenti un'impresa su due rischia la chiusura definitiva".

Pasqua blindata, lockdown automatico dove si supera la soglia dei 250 casi per 100mila abitanti a settimana e misure più restrittive per le regioni in zona gialla: sono alcune delle ipotesi su cui si stanno confrontando in queste ore i ministri del governo Draghi.

Tra le questioni più dibattute c’è quella dei ristoranti. Il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro e il direttore del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, vorrebbero che restassero chiusi a pranzo anche dove la circolazione del virus è limitata, mentre i partiti di centrodestra al governo spingono per le riaperture serali nelle regioni gialle.

© Foto : ETSorgSilvio Brusaferro
I ristoratori contro l'ipotesi di nuove chiusure: Così il 50% di noi rischia il fallimento - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2021
Silvio Brusaferro

Con i weekend rossi i ristoranti rischiano di perdere l'80% del fatturato

Secondo la Coldiretti l’idea di estendere il lockdown a tutta Italia nei weekend costerebbe agli imprenditori del settore una perdita dell’80 per cento del fatturato. Senza contare l’indotto, e cioè i produttori di cibi e bevande destinati al canale Horeca, che finora hanno subito perdite di 11,5 miliardi di euro dall’inizio della pandemia.

“Non capiamo perché se la prendono con chi lavora in sicurezza rispettando tutte le normative, quando nelle città italiane si vedono girare ancora autobus pieni zeppi di gente, lì si che c’è il rischio di contagiarsi”, denuncia Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, movimento che raggruppa centinaia di ristoratori e albergatori. “È uno scandalo – dice a Sputnik Italia – che non si sia ancora riusciti a mettere in sicurezza i trasporti, e poi chiedono sacrifici a noi”.

A fronte delle chiusure nelle regioni rosse e arancioni e di una nuova possibile stretta, i ristoratori chiedono una nuova immissione di liquidità. “I ristori – fa presente Bianchini - non sono arrivati, ancora stiamo aspettando lo scostamento di bilancio di 32 miliardi che hanno votato il 21 di gennaio e siamo già all’11 marzo, se continuiamo così l’unica possibilità per tanti imprenditori sarà quella di finire in mano agli usurai o alla criminalità organizzata”.

I ristoratori: "Senza risarcimenti a rischio 130mila aziende"

Per il primo trimestre dell’anno l’organizzazione prevede perdite “atroci”. “Se non arriva un’immissione di liquidità pesante per le aziende entro il mese di aprile, con rimborsi calcolati sulla perdita di fatturato annuale, - avverte il presidente di Mio Italia - c’è il rischio che il 50 per cento delle nostre attività chiuda per sempre”. “Questo – sottolinea - è un dato reale, si parla 120-130mila ristoranti a rischio”.

Per scongiurare questa eventualità gli imprenditori del settore chiedono nuovi ristori e un intervento strutturale su tasse e tributi. “Si tratta di veri e propri risarcimenti visto che la gestione del piano vaccinale e la messa in sicurezza della nostra nazione sta ritardando e le nostre aziende stanno subendo dei danni per colpa dello Stato, quindi vanno risarcite”, incalza Bianchini.

© Foto : Paolo BianchiniPaolo Bianchini
I ristoratori contro l'ipotesi di nuove chiusure: Così il 50% di noi rischia il fallimento - Sputnik Italia, 1920, 11.03.2021
Paolo Bianchini

L'appello per l'anno bianco fiscale

Il movimento che presiede ha lanciato anche un’azione legale per chiedere il blocco dei tributi ritenuti non dovuti nei mesi di chiusura, come il canone Rai, la Siae o la tassa sui rifiuti.

“C’è bisogno di un anno bianco fiscale – è la proposta del presidente – altrimenti sarà impossibile ripartire: hanno rimandato le scadenze fiscali, ma noi nel 2020 non abbiamo praticamente incassato, come facciamo a pagare?”. Poi c’è il nodo degli affitti. “Anche qui non ci sono crediti di imposta, né contributi”, attacca.

Il giudizio nei confronti del nuovo governo è impietoso: “Finora non è cambiato nulla, è ora chele istituzioni ci dimostrino con i fatti la loro vicinanza”. E le aspettative per il futuro non sono rosee. “Il rischio è che con lo sblocco dei licenziamenti si crei un effetto domino enorme con un ulteriore calo dei consumi”, prevede Bianchini. La crisi, insomma, è destinata a durare.
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