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Roma, nei campi rom arrivano le telecamere anti-roghi tossici, ma i residenti sono scettici

© AFP 2021 / Dimitar DilkoffLuogo di soggiorno di una famiglia rom in Bulgaria
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Serviranno ad individuare le fonti di calore fino ad un chilometro di distanza, per permettere ai vigili di intervenire. Ma per i residenti di Tor Sapienza, quartiere che ospita il campo rom di via Salviati, da dove partirà l'iniziativa, le nuove telecamere ad infrarossi sarebbero "inutili".

Arriva la stretta del Campidoglio sui roghi tossici. Ad annunciarla è la sindaca, Virginia Raggi, che con un post su Facebook ha segnalato l’installazione di “nuove telecamere con sensori a infrarossi di fronte al campo rom di via Salviati a Roma”.

I dispositivi serviranno ad individuare fonti di calore fino ad un chilometro, saranno collegati con la Sala Sistema Roma e gestite dalla Polizia Locale di Roma Capitale, che in caso di incendio potrà intervenire in modo tempestivo.

Nonostante l’arrivo dell’esercito e delle barriere New Jersey davanti a molti insediamenti, per evitare l’accumulo di immondizia, negli ultimi anni i roghi di spazzatura sono andati avanti in diversi quadranti della Capitale.

Le telecamere, ora, rappresentano un’arma in più. Verranno posizionate, annuncia la Raggi, “anche in altri campi rom della città: a via di Salone, via Cesare Lombroso, via Luigi Candoni, Castel Romano e la Barbuta”. “In questo modo – spiega la sindaca - garantiamo un maggiore controllo e interventi più veloci per migliorare la sicurezza, la salute pubblica e il decoro”.

“I cittadini ci avevano chiesto di intervenire per cercare di risolvere questo problema, lo abbiamo fatto”, scrive ancora la Raggi. In realtà l’amministrazione, come fa notare Repubblica, è in ritardo di almeno quattro anni sul posizionamento degli occhi elettronici. L’idea era stata lanciata nel 2017 ma è stata realizzata soltanto molto tempo dopo.

Secondo i dati del Campidoglio il fenomeno sarebbe diminuito del 30 per cento nel 2020 proprio grazie all’aumento dei controlli sul territorio.

I cittadini, però, sono scettici. Quelli che abitano a Tor Sapienza, quartiere dove il problema dei roghi ormai è più che annoso, temono che con l’arrivo delle telecamere e quindi di una “vigilanza a distanza”, la situazione possa addirittura peggiorare.

“C’è la vigilanza diretta da parte degli agenti della Polizia di Roma Capitale e nonostante questo i roghi sono continui”, denuncia al Messaggero l’ex presidente del comitato di quartiere Roberto Torre, che da anni si batte per l’ambiente sul territorio del municipio che ospita il campo di via Salviati.

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Ma i roghi sono diventati un incubo anche in zone residenziali, come quella di Piazza Vescovio, dove quasi ogni giorno vengono appiccati fuochi dagli insediamenti abusivi dei nomadi. Tanto che i residenti esasperati hanno lanciato una raccolta fondi per poter installare telecamere di sicurezza.

Intanto il piano di superamento dei campi rom del Campidoglio procede a rilento. Finora ne è stato chiuso soltanto uno, il Camping River. Slitta ancora lo sgombero dell’area F del campo di Castel Romano, mentre resta l’obiettivo di smantellare gli insediamenti di Barbuta e Monachina entro fine mandato.

Ma il percorso è tutto in salita, visto che finora sono state pochissime le famiglie che hanno accettato di sottoscrivere gli accordi con il comune per trasferirsi in un appartamento in affitto ed usufruire del bonus messo a disposizione dal Campidoglio.
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