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Perché i politici israeliani non durano a lungo in politica?

© REUTERS / Amir CohenUna manifestazione degli oppositori del premier Netanyahu a Tel Aviv, 2015
Una manifestazione degli oppositori del premier Netanyahu a Tel Aviv, 2015 - Sputnik Italia, 1920, 08.03.2021
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Il lavoro dei parlamentari in Israele non è più così allettante, sostiene un ricercatore che monitora i frequenti cambiamenti che interessano la politica locale. In parte, il problema è legato all’ambiente tossico della Knesset e alla nutrita pletora di partitini che compaiono e spariscono in breve tempo.

Sebbene il primo ministro israeliano Netanyahu abbia già battuto ogni record diventando il premier israeliano più a lungo al potere, le elezioni previste per il 23 maggio potrebbero concludersi con una sua rielezione qualora riesca ad assicurarsi un numero sufficiente di seggi e a formare una coalizione.

Non durano a lungo

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Ma mentre la carriera politica di Netanyahu è durata per lungo tempo (14 anni in tutto), gli altri politici israeliani sono durati molto meno e il dottor Ofer Kenig, ricercatore presso l’Israel Democracy Institute, sostiene che ad ogni ciclo elettorale vi siano nuovi volti nel parlamento del Paese perché pochissimi rimangono in politica per più anni.

“Dei 120 parlamentari eletti nel 2009 soltanto 25 sono ancora in politica oggi. Gli altri hanno lasciato. In linea generale ad ogni ciclo elettorale vi sono tra i 35 e i 40 nuovi volti alla Knesset. Di recente ne abbiamo visti persino 50 nuovi”, osserva l’esperto.

Tuttavia, i volti più noti vengono lasciati in disparte e poco valorizzati.

Come nel caso dell’ex primo ministro Ehud Barak che lasciò la politica nel 2001 dopo aver perso le elezioni contro Ariel Sharon e che, nonostante i tentativi di tornare in politica, non è riuscito a raccogliere voti a sufficienza per rappresentare una valida alternativa.

Lo stesso è accaduto con l’ex ministro della Difesa Shaun Mofaz che si ritirò dalla scena politica nel 2015 con l’ex ministro degli Affari Esteri Tzipi Livni che si ritirò nel 2019.

© Sputnik . Sergey Subbotin / Vai alla galleria fotograficaEx primo ministro israeliano Ehud Barak
Perché i politici israeliani non durano a lungo in politica? - Sputnik Italia, 1920, 08.03.2021
Ex primo ministro israeliano Ehud Barak
La politica ha perso la sua attrattiva

Kenig definisce il fenomeno “allarmante” e lo spiega con il fatto che una carriera in politica ha perso la sua attrattiva per buona parte di coloro che cercano altrove migliori opportunità.

Altri invece desiderano trovare una via d’uscita per via dell’“ambiente tossico” della Knesset, sostiene l’esperto.

“Essere un politico è ancora una professione di prestigio, ma molti sono preoccupati per l’ambiente tossico della Knesset e dell’esposizione della politica israeliana sui social network. Questo spiega in parte l’abbandono a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”.

Altre ragioni di questo abbandono sono il disfacimento del Partito laburista che per anni ha guidato il Paese, la radicalizzazione di alcuni partiti già esistenti che tolgono spazio ai moderati inducendoli a scomparire.

Bandiera Israele - Sputnik Italia, 1920, 11.12.2019
Che fine ha fatto la sinistra israeliana?
Questi ultimi anni si sono caratterizzati per un gran numero di formazioni politiche di questo genere. Nel 2012 fu il caso del partito Hatnua di Livni che scomparì dopo poco. Poi fu la volta dell’ex ministro delle Finanze Moshe Khalon e del suo Kulanu che prometteva una valida alternativa, ma finì per fondersi poi con il partito Likud di Netanyahu. Ora pare che il partito Blu e Bianco di Benny Gantz stia cedendo.

Le ripercussioni di questi sviluppi possono essere sottovalutate, sostiene Kenig. E sebbene l’esperto riconosca la necessità di rinnovare la scena politica israeliana di tanto in tanto, sottolinea altresì che gli effetti a lungo termine di un simile avvicendamento potrebbero rivelarsi devastanti per Israele.

“A tendere questo può danneggiare l’operato della Knesset, minare la qualità della nostra legislazione e in ultima istanza distruggere la fiducia che il popolo israeliano nutre nei confronti della politica”.

E sebbene Kenig non veda alcuna panacea all’attuale turbolenza politica poiché dipende, a suo avviso, da una molteplicità di fattori, l’esperto crede che uno di questi debba essere il cambiamento dell’attuale governo.

“Gli ultimi 5 anni di Netanyahu sono stati tossici per Israele. L’era post-Netanyahu potrebbe portare continuità e stabilità al Paese, ma di certo non è una panacea”.
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