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Studio Confesercenti per l'8 marzo: il covid ha cancellato 4.000 imprese guidate da donne

© REUTERS / Guglielmo MangiapaneLe donne nelle mascherine protettive fanno fila per entrare nei musei vaticani, Roma
Le donne nelle mascherine protettive fanno fila per entrare nei musei vaticani, Roma - Sputnik Italia, 1920, 07.03.2021
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Il dato emerge da uno studio condotto da Confesercenti in occasione della Giornata della Donna sull'attività imprenditoriale femminile nel 2020.

L'imprenditoria femminile ha sofferto nel 2020 una forte battuta d'arresto a causa dell'emergenza sanitaria. Da un'indagine condotta dall'Ufficio Studi di Confesercenti in occasione dell'8 Marzo, giornata internazionale della Donna, emerge che nell'anno della pandemia si è registrato un calo pari allo 0,29% delle imprese guidate da donne rispetto al 2019. Ciò equivale a 4.000 imprese gestite da imprenditrici cancellate dal Covid-19. 

Il fenomeno è particolarmente rilevante al Centro Nord e riguarda prevalentemente le giovani imprenditrici. Si tratta della prima battuta d'arresto in sei anni per l'imprenditoria femminile finora "finora cresciuta più velocemente di quella maschile", spiega Confesercenti. 

Sono soprattutto le regioni del Centro a vedere ridurre la partecipazione femminile al mondo dell'impresa. In controtendenza il Mezzogiorno con una crescita dello 0,26%. 

Una conseguenza del ruolo familiare 

Anna Maria Crispino, Responsabile nazionale di Impresa Donna, ritiene che il fenomeno sia la conseguenza del maggior carico di responsabilità familiari che si ripercuote sulla donna in conseguenza delle restrizioni da lockdown.

"Le difficoltà poste da lockdown e restrizioni nella dimensione familiare si sono scaricate principalmente sulle donne. Bisogna fare di più, ripensando gli strumenti di sostegno e creandone di nuovi", afferma. 

La pandemia sull'occupazione femminile 

Una precedente indagine dell'Istat pubblicata nel mese di dicembre aveva segnalato un maggior impatto della pandemia sull'occupazione femminile piuttosto che maschile. 

Su un totale di 101 mila lavoratori che hanno perso il posto nel 2020, 99 mila sono donne e solo 2.000 sono uomini.

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