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Etna, comuni sommersi da una pioggia di lapilli: danni ingenti e disagi - Video

© Clara StatelloPioggia di lapilli dell'Etna a Giarre
Pioggia di lapilli dell'Etna a Giarre - Sputnik Italia, 1920, 07.03.2021
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L'attività stromboliana notturna del cratere di Sud Est ha provocato una pioggia di cenere e lapilli che si è riversata sui comuni della fascia jonico-etnea, generando una vera e propria emergenza.

Pietre grosse come noci sono piovute sui comuni della fascia jonico-etnea, coprendo le strade, i balconi, i tetti di case e auto di una fitta coltre nera della cosiddetta "terra dell'Etna". Il fenomeno si è prodotto in seguito all'intensa attività parossistica del cratere di Sud Est, che dalle prime ore di domenica mattina ha incrementato l'attività stromboliana sollevando una nube di ceneri sino a quota 5.000 metri dal livello del mare. 

La caratteristica "pioggia nera" di lapilli ha avuto inizio verso le 8.00 del mattino, dopo circa un'ora  la cessazione dell'attività vulcanica. La nube nera si è dispersa nel settore orientale producendo una ricaduta di ceneri e lapilli sui paesi etnei di Milo, Fornazzo, Trepunti, Giarre, Macchia di Giarre, Mascali, Riposto e Torre Archirafi. 

Stato di calamità

Un tappeto nero di terra dell'Etna ha sommerso le strade creando disagi sui principali assi viari, alcuni dei quali sono stati chiusi al transito. Il fenomeno si era già verificato esattamente una settimana fa, con un'intensità inferiore. Da quanto riferisce la stampa locale, infatti, la caduta di cenere vulcanica è superiore a quella di otto anni fa quando venne dichiarato lo stato di calamità.

​Un evento a cui, tuttavia, gli abitanti dei paesi pedemontani sono abituati data la frequenza attività eruttiva dell'Etna e da cui prendono spunto per ironizzare sui social. 

​Disagi all'agricoltura

In un territorio densamente coltivato a viti e agrumi come quello etneo, la lapilli di dimensioni sino a 5-6 cm di diametro rischia di compromettere il raccolto.  

Si temono danni per l'agricoltura. 

Attività del vulcano

Nuova eruzione notturna dell'Etna, caratterizzata da parossismi dal cratere di Sud Est che hanno prodotto un trabocco lavico sul versante orientale e una nube di fumo a quota 5.000 metri, secondo quanto riferisce l'Osservatori Etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania. Si tratta della nona eruzione dal 16 febbraio, quando l'attività stromboliana del vulcano siciliano si è intensificata.  

Il tremore vulcanico si è intensificato verso le 3.30 di notte provocando un'attività stromboliana, cessata alle 7.00 del mattino. 

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