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Come proteggersi dalla demenza: semplici regole per la salute del cervello

© Sputnik . Igor Zarembo / Vai alla galleria fotograficaAnziani
Anziani - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2021
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Stando alle stime della Fondazione internazionale per la lotta all’Alzheimer, entro il 2030 al mondo ci saranno 82 milioni di persone affette da demenza.

Con l’età le pareti dei vasi sanguigni sono sottoposte a sempre maggiore stress. Questo induce una graduale perdita delle facoltà intellettive e una grave invalidità. In circa il 40% dei casi è possibile prevenire questa condizione modificando lo stile di vita, secondo i ricercatori.

Studio, lavoro, gioco

Il numero di soggetti con demenza al mondo è raddoppiato rispetto al 1990: la popolazione mondiale aumenta così come l’aspettativa di vita. Due terzi dei malati si trovano in Paesi con redditi bassi o media. Nei Paesi più ricchi la demenza viene diagnosticata sempre più di rado. Questo è dovuto alla modifica dello stile di vita, sostiene un team internazionale di scienziati guidato da Gill Livingston dello University College di Londra. Tuttavia, è ancora presto per cantar vittoria: le criticità legate all’obesità e al diabete potrebbero invalidare questo risultato.

Anna German at work - Sputnik Italia, 1920, 28.10.2020
Gli scienziati trovano un collegamento tra lavoro fisico e demenza
Nel 2017 Livingston e i suoi colleghi, analizzando la letteratura scientifica sul tema, hanno evidenziato 9 fattori di sviluppo della demenza e di recente ne hanno aggiunti altri 3. Anzitutto, si rileva come fattore una formazione insufficiente. Poi la perdita dell’udito, traumi al cranio, pressione alta, abuso di alcol, obesità. Dopo i 65 anni il fumo, la depressione, l’isolamento sociale, la poca attività fisica, il diabete e l’inquinamento atmosferico.

“Non è mai troppo presto o troppo tardi per tentare di prevenire la demenza”, scrivono gli autori dell’articolo. L’istruzione, la modifica delle proprie abitudini riducono il rischio anche se c’è una predisposizione genetica.

Uno studio cinese ha dimostrato che i soggetti con più di 65 anni che leggono più frequentemente e sono più inclini al lavoro intellettuale si ammalano meno di demenza. Questo coincide con i risultati emersi da un altro esperimento su larga scala che ha monitorato 205 volontari per una trentina di anni. Coloro che viaggiavano, erano socialmente attivi, suonavano, erano appassionati d’arte, facevano sport, leggevano e parlavano una lingua straniera avevano meno probabilità di essere affetti da demenza, indipendentemente dal grado di istruzione, dalla professione o dalla salute del cervello.

Bisogna, tuttavia, essere cauti nell’analizzare questi risultati: infatti, non vengono sempre confermati, avvisano gli scienziati. Un esempio in tal senso è un recente studio del gruppo di Livingston a partire dai dati degli oltre 8.000 partecipanti allo studio Whitehall II avviato nel 1985. Si tratta di persone comune residenti a Londra. Ogni 5 anni i soggetti sono sottoposti all’esame di una commissione sanitaria e a un questionario sul proprio stile di vita. Gli esperti hanno evidenziato una correlazione tra la demenza e fattori sociodemografici, abuso di alcol, indice di massa corporea, patologie croniche, svago. È emerso che il tempo libero dei soggetti è aumentato sensibilmente rispetto al 1997, anno in cui i partecipanti furono interpellati per la prima volta.

Pare che per il cervello qualsiasi forma di svago sia utile: teatri, mostre, lettura, musica, giardinaggio, lavori manuali, incontro con gli amici e familiari. Tuttavia, non è stato possibile stabilire una chiara relazione causa-effetto. Si ipotizzato però che chi ha ridotto le attività di svago con l’età si troverebbe già al primo stadio di demenza.

Il ruolo terapeutico del sonno

Dormire bene è condizione necessaria per una buona salute mentale. Di questo sono convinti gli scienziati americani che hanno analizzato i dati relativi a circa 3.000 partecipanti al programma assicurativo Medicare riservato agli over 65. Chi dorme meno di 5 ore a notte e ci mette molto ad addormentarsi riceve più spesso la diagnosi di demenza. Un cattivo sonno è legato a un rischio maggiore di morte.

Mentre il consueto riposino postprandiale si lega a migliori funzioni cognitive, secondo i ricercatori cinesi che hanno analizzato i questionari e lo stato di salute di 2214 partecipanti al programma nazionale di supporto ai cittadini over 60 senza gravi patologie, anche mentali. Di questi 1534 soggetti avevano l’abitudine di fare una siesta durante la giornata.

I chicchi di caffè - Sputnik Italia, 1920, 24.01.2021
Il caffè compensa temporaneamente gli effetti della mancanza del sonno sul cervello
Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a una visita medica, a una seduta psichiatrica e a un prelievo di sangue. Chi faceva il riposino presentava migliori capacità intellettive. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che il riposino postprandiale colma l’eventuale carenza di sonno notturno, il che a sua volta migliora le facoltà mnemoniche, la stabilità emotiva, consente di contrastare meglio l’infiammazione cronica e rafforza il sistema immunitario. Tuttavia, dormire troppo spesso e troppo a lungo è solitamente causa di problemi di salute.

I soggetti che amano dormire presentavano a livello sanguigno livelli alti di trigliceridi. Ma queste persone non soffrivano né di obesità né di patologie cardiovascolari. Il perché è ancora poco chiaro.

Cibo per il corpo e per la mente

Il legame tra alimentazione e demenza è poco studiato. Gli scienziati si stanno concentrando essenzialmente sulle singole sostanze vantaggiose per la salute come le vitamine, l’acido folico e il selenio.

Negli ultimi 5 anni si studiano intensamente la dieta mediterranea e quella nordica.

Ad esempio, è stato dimostrato che i soggetti di età compresa tra 58 e 99 anni che consumano 1-3 porzioni di verdura fresca a foglia verde al giorno conservano meglio le facoltà intellettive nei successivi 4-7 anni. In sostanza, hanno un’età intellettiva di 11 anni inferiore rispetto ai coetanei che non seguono un’alimentazione corretta.

Tuttavia, il legame tra alimentazione corretta e conservazione delle abilità cerebrali non è una costante. Anche i dati relativi ai complessi vitaminici sono contrastanti. Ad ogni modo, l’OMS non le raccomanda per la prevenzione della demenza a differenza invece di quanto faccia con la dieta mediterranea la quale sicuramente non è dannosa e potrebbe avere dei vantaggi.

Uno degli elementi della dieta mediterranea sono i prodotti integrali che contengono, oltre alle fibre, tutta una serie di sostanze nutritive vantaggiose. Si può trarre poi ulteriore vantaggio da questi prodotti selezionandone varietà particolari ricche di un elemento piuttosto che di un altro.

Grano - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2020
Covid, Coldiretti: schizza il prezzo del grano, +16% nell’ultimo mese
Hanno seguito questo approccio gli scienziati dell’Istituto di Citologia e Genetica della Divisione Siberiana della RAN (Accademia nazionale russa delle Scienze) ottenendo un grano con un elevato contenuto di antocianine. Di concerto con i colleghi dell’Istituto panrusso di agraria Vavilov e del Centro di ricerca fisiologica gli scienziati hanno incluso questo grano particolare nella dieta di cavie affette da Alzheimer e Parkinson, patologie che spesso si accompagnano alla demenza. In un altro esperimento alle cavie malate è stato somministrato del succo d’uva, oltre alla consueta alimentazione. Dopo 5 mesi gli scienziati hanno confrontato i risultati. È emerso che nelle cavie con patologie neurodegenerative il grano arricchito con antocianine migliorava la memoria spaziale, frenava il processo di apprendimento e attivava il ripristino neuronale. Il succo d’uva non aveva sortito invece gli stessi risultati: infatti, allungava semplicemente la vita degli animali.

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