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Cgia: l’evasione vale la metà delle inefficienze e degli sprechi della Pubblica amministrazione

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tasse  - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2021
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La provocazione dell’Ufficio studi che stima il peso che pagano i contribuenti allo Stato in un rapporto di dare-avere.

Se si confrontano i dati di due fenomeni particolarmente sentiti dall’opinione pubblica italiana, l’evasione fiscale e le inefficienze della Pubblica amministrazione, la prima vale la metà della seconda. È quanto emerge da un esame dell’Ufficio studi della Cgia che confronta i volumi dei mancati versamenti al fisco da una parte e quanto costano gli sprechi della PA dall’altro. Il risultato va a discapito del contribuente.

Secondo i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, l’evasione ammonta a circa 110 miliardi di euro all’anno, mentre gli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze causate dal cattiva gestione della nostra Pubblica Amministrazione sono pari, secondo la Cgia, a oltre 200 miliardi di euro all’anno.

“Intendiamoci – sottolinea la Cgia - nessuno può sostenere che l’evasione fiscale sia giustificabile perché la nostra Pubblica Amministrazione presenta un livello di efficienza relativamente basso. Ci mancherebbe”, “ma è altrettanto vero che se avessimo una PA con un livello di produttività e tempi di risposta a cittadini/imprese in linea con la media europea, probabilmente avremmo anche meno evasione, perché chi non paga sarebbe messo nelle condizioni di farlo”.

La PA frena la crescita

Secondo la Cgia quindi, se da un lato coloro che frodano il fisco vanno perseguiti e condannati, “non va però dimenticato che la nostra macchina statale funziona mediamente poco e male e - come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco - costituisce uno dei principali ostacoli alla crescita economica del nostro Paese”.

In base alle stime dell’Ufficio studi se si potessero eliminare gli sprechi e gli sperperi dell’amministrazione pubblica “probabilmente la spesa pubblica italiana costerebbe molto meno e, conseguentemente, il livello della pressione tributaria sarebbe più contenuto, avvantaggiando proprio coloro che le tasse le versano tutte, fino all’ultimo centesimo”.

Non solo sprechi ma anche eccellenze

Dalla Cgia, però, si sottolinea che “sarebbe scorretto generalizzare e non riconoscere, ad esempio, i livelli di eccellenza che caratterizzano molti settori della nostra PA. Come, ad esempio, la sanità, (in particolar modo nelle regioni centro-settentrionali), il settore delle telecomunicazioni, il livello di insegnamento e di professionalità presenti in molte Università/enti di ricerca e la qualità del lavoro effettuato dalle forze dell’ordine”.

I costi dell’inefficienza

Ecco i dati raccolti dalla Cgia su alcuni fronti di spreco nella PA:

  • il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (burocrazia) è pari a 57 miliardi di euro
  • i debiti commerciali della PA nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi di euro
  • il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all’anno
  • se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all’anno
  • sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale rispetto alla media UE
  • gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 21,5 miliardi di euro ogni anno
  • gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno.

 

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