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Aleggia la paura dell’inflazione

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Grafico  - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2021
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Gli ambienti economici internazionali, più attenti alle possibili tendenze future che ai dati di giornata, incominciano a porsi delle domande rispetto al pericolo di una ripresa dell’inflazione, che possa andare ben oltre al 2%, il cosiddetto target ottimale d’inflazione delle banche centrali.

La preoccupazione maggiore riguarda gli Stati Uniti, ma anche in Europa, in particolare in Germania e in Francia, le voci turbate non sono poche. Lungi da noi l’idea di introdurre un altro elemento di tensione e di paura in una situazione internazionale e nazionale già sovraccarica di problemi. Nondimeno ci sembra doveroso riflettere sulle conseguenze di alcune decisioni, che, se anche necessarie, meritano di essere tenute sotto uno stretto e attento controllo.

Nei giorni scorsi anche il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, intervenendo davanti alla Commissione bancaria del Senato ha voluto rassicurare i mercati sul fatto che il recente aumento dei tassi di rendimento dei Treasury bond rifletterebbero l’ottimismo verso la ripresa economica e non delle attese di una ripresa inflazionistica.

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Allo stesso tempo, però, è opportuno rilevare che la crescita dell’inflazione storicamente è sempre stata affiancata da un’offerta sovrabbondante di liquidità rispetto alla domanda, legata ai consumi. Al riguardo, quello che governi e banche centrali hanno fatto nel 2020 e si apprestano a fare nel 2021 per contenere gli effetti gravemente recessivi della pandemia è di grande rilievo. Nei dodici mesi di pandemia, negli Usa la Fed ha immesso liquidità portando il suo bilancio a oltre 7.600 miliardi di dollari, un aumento di quasi 3.500 miliardi.

Il governo di Washington ha stanziato fondi pubblici per sostenere l’economia e l’occupazione portando il deficit annuale al 17% e il debito pubblico americano ai massimi livelli, pari a 132% del Pil. Inoltre, Biden ha appena annunciato altri 1.900 miliardi per far fronte all’emergenza Covid e prepara un altro deficit del 9%. Da febbraio 2020 a oggi, l’indice M2, che misura la disponibilità di moneta e di altre attività finanziarie molto liquide, è cresciuto del 26%, l’aumento più forte nell’intera storia americana. L’Europa ha fatto una simile politica.

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Si tratta di una tendenza globale. Secondo alcuni studi, l’espansione fiscale e monetaria nel mondo non ha precedenti. Nel 2020 i deficit aggregati dei governi sono stati pari all’11% del Pil globale, maggiore di tre volte alla media degli ultimi 10 anni. L’anno scorso, anche i bilanci delle banche centrali sono cresciuti del 13% in rapporto al Pil globale. In altre parole, i deficit di governo sono stati finanziati attraverso la creazione di nuova liquidità.

Ciò può funzionare soltanto se vi sono abbastanza risparmiatori e investitori disposti a comprare e tenersi obbligazioni a interesse quasi zero e a volte persino negativo. Se, per qualsiasi motivo, essi dovessero spostarsi verso altri tipi di investimento, allora le monete di questi Paesi si indebolirebbero generando anche un aumento dei prezzi al consumo. 

© Sputnik . Aleksey Suhorukov / Vai alla galleria fotograficaEuro
Aleggia la paura dell’inflazione - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2021
Euro

Evidenziare in particolare la situazione negli Stati Uniti è importante, anche perché ciò che avviene in quel Paese ha sempre forti e dirette ripercussioni nel resto del mondo, in primis in Europa. 

Ancora oggi negli Usa molti dicono: ma quale inflazione, nel 2020 c’è stata una deflazione, con una perdita di Pil e un aumento annuo dei prezzi inferiore a 1,4%. Dove è andata, allora, tutta la liquidità messa a disposizione? Certo, una parte, per fortuna, ha permesso alle famiglie e alle piccole imprese di sopravvivere l’emergenza. Una grande parte, però, è finita in Borsa. Negli Usa, da marzo a fine 2020 il Pil ha perso il 3,5% mentre l’indice Dow Jones ha guadagnato il 65%! Anche il risparmio delle famiglie è cresciuto a dismisura: a settembre 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è stato di 2.200 miliardi di dollari in più.

Adesso si temono alcuni sviluppi con effetti alquanto incerti.

"C'è una possibilità che uno stimolo macroeconomico su una scala più vicina ai livelli della seconda guerra mondiale rispetto ai normali livelli di recessione inneschi pressioni inflazionistiche di un tipo che non abbiamo visto in una generazione", ha avvertito Larry Summers, già segretario al tesoro con Clinton.

Dopo i vaccini e i lockdown, i menzionati risparmi potrebbero trasformarsi in intensa domanda di consumi di beni e servizi, concentrata nel tempo. Il che potrebbe portare a un’infiammata dell’inflazione. Il rifinanziamento di un debito cresciuto enormemente potrebbe richiedere un aumento dei tassi d’interesse offerti per trovare gli acquirenti. Ci si aspetta anche un possibile aumento nei salari per assumere nuovi lavoratori e rimpiazzare quelli che il Covid ha falcidiato. 

Alcuni prezzi delle materie prime sono già in movimento, nonostante che le produzioni siano inferiori a quelle pre pandemia. Ad esempio il prezzo della benzina negli Usa è tornato ai livelli dell’inizio del 2020, nonostante che la gente viaggi molto di meno. Nel 2020 il prezzo del rame è salito del 56%, quello della soia del 54%, del legname del 117%, l’indice immobiliare Shiller del 9,5% e quello dei noli per il trasporto di merci del 215%.

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In Europa cresce una certa preoccupazione, espressa soprattutto da economisti tedeschi che hanno sempre il terrore dell’esperienza della Repubblica di Weimar. Anche l’economista capo della Bce ai tempi di Mario Draghi, Peter Praet esprime ottimismo ma allo stesso tempo avverte la necessità di prepararsi a simili scenari, soprattutto quando tutti pensano allo stesso modo, cioè che l’inflazione e i tassi di interesse rimarranno bassi nel lungo termine. È un’analisi condivisa anche da Jens Weidmann, capo della Bundesbank.

© AFP 2021 / DANIEL ROLANDLogo euro e BCE, fautrice delle politiche di austerity
Aleggia la paura dell’inflazione - Sputnik Italia, 1920, 06.03.2021
Logo euro e BCE, fautrice delle politiche di austerity

La domanda che sta circolando è: la Fed e le altre banche centrali stanno pensando adeguatamente all'inflazione?

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