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Archeologi risolvono mistero del teschio rinvenuto in una grotta del bolognese

© Foto : Belcastro et al, 2021Teschio della grotta di Marcel Lubens
Teschio della grotta di Marcel Lubens - Sputnik Italia, 1920, 05.03.2021
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In una grotta del Parco dei Gessi, situato nelle colline della provincia di Bologna, era stato trovato un teschio senza altri resti scheletrici.

Scienziati italiani sono riusciti a ricostruire la storia di un teschio di una donna dell'età del rame rinvenuto in una grotta nel Parco dei Gessi vicino Bologna senza che nelle vicinanze vi fossero altri resti scheletrici. I risultati dello studio scientifico sono pubblicati sulla rivista PLOS ONE.

Nel 2015 nella grotta Marcel Loubens, nell’area centrale di una grande depressione carsica chiamata Dolina dell’Inferno gli speleologi hanno trovato un teschio umano senza mascella inferiore.  Il reperto è stato rinvenuto in cima ad un pozzo alto 12 metri. È noto che gli antichi abitanti della penisola appenninica usavano le grotte per riti funebri, ma proprio l'assenza di altre ossa nelle vicinanze e il luogo pressoché inaccessibile dove è stato trovato il teschio hanno creato un alone di mistero.

L'analisi strutturale dell'osso ha mostrato che apparteneva a una giovane donna di età compresa tra 24 e 35 anni e la datazione al radiocarbonio ha determinato l'età del ritrovamento collegandola all'Età del Rame, tra il 3.630 e il 3.380 a.C.

I ricercatori hanno trovato diversi graffi sul cranio causati dalla rimozione di tessuti molli dopo la morte come parte di un rituale funebre, oltre a sedimenti minerali intarsiati sull'osso, a indicare che il cranio era stato esposto all'acqua per lungo tempo.

© Foto : Belcastro et al, 2021Teschio della grotta di Marcel Lubens
Archeologi risolvono mistero del teschio rinvenuto in una grotta del bolognese - Sputnik Italia, 1920, 05.03.2021
Teschio della grotta di Marcel Lubens
Gli studiosi hanno analizzato i sedimenti all’interno del cranio, deducendo che il cadavere della donna fosse stato inizialmente posto sul bordo della Dolina dell’Inferno. Da qui le intemperie avrebbero disperso i resti e fatto rotolare il cranio fino al fondo della dolina, dove è precipitato nella grotta da un antico ingresso di cui oggi non c’è più traccia.

Si tratta di una scoperta che offre importanti indizi per ricostruire le pratiche funerarie delle popolazioni dell'Età del Rame che vivevano nel territorio emiliano-romagnolo, ha spiegato la professoressa Maria Giovanna Belcastro, del dipartimento di Scienze Biologiche, geologiche e ambientali dell’Unibo.

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