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Polemiche sulla visita di Renzi in Arabia Saudita, ma lui si difende: "Sono ossessionati da me"

© Foto : Evgeny UtkinMatteo Renzi
Matteo Renzi - Sputnik Italia, 1920, 02.03.2021
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Dopo la pubblicazione del rapporto della Cia che indica il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman come mandante dell'omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, riesplode la polemica sulla visita di Renzi a Riad. E l'ex premier si difende attaccando Dem e 5 Stelle: "Strumentalizzano la tragedia".

“Stanno strumentalizzando la tragedia di Khashoggi perché non hanno altro a cui aggrapparsi in Italia”. Così Matteo Renzi è tornato a parlare, in un’intervista concessa ad Augusto Minzolini sul Giornale, della discussa visita in Arabia Saudita, alla corte di Mohammed Bin Salman. Una visita sulla quale sono riesplose le polemiche, dopo la diffusione, nei giorni scorsi, di un rapporto segreto dell’intelligence degli Stati Uniti, che inchioda il principe ereditario saudita, indicandolo come mandante dell’omicidio del giornalista del Washington Post.

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Ad attaccare Renzi, nei giorni scorsi, erano stati Pd, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Verdi, che hanno chiesto chiarimenti all’ex premier. Lui ha replicato con una ENews pubblicata sul suo blog in cui ha riaffermato che “non solo è giusto, ma è anche necessario” continuare ad intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita, che l’ex premier definisce “baluardo contro l’estremismo islamico ed uno dei principali alleati dell’Occidente”. “Si ricompattano solo per sparare a zero su di me”, dice rivolto a Dem e grillini.  

“Nel merito ho risposto su tutti i giornali, dal Financial Times a Le Monde: ciò che faccio può essere discusso da chiunque, ma è perfettamente lecito, pubblico e legittimo”, ribadisce ancora ad Augusto Minzolini.

“La questione saudita è stata posta da quel noto statista di Di Battista, uno che apprezzava Maduro e definiva Obama golpista e non capisce che l'Arabia è il baluardo contro il fondamentalismo”, attacca Renzi.

“E ovviamente dai più rancorosi del Pd. – continua nell’intervista - Credo di essere la loro ossessione. Se parlassero un po' più di idee e un po' meno di me, ci guadagnerebbero almeno in salute”.

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Insomma, nessun mea culpa sulla conferenza di Riad, per la quale l'ex premier avrebbe ricevuto un cachet di circa 50mila euro. Si tratta, ha chiarito Renzi nella Enews, di un “compenso sul quale pago le tasse in Italia”. “Tutto è perfettamente legale e legittimo”, assicura.

Quanto alla monarchia saudita Renzi sostiene come “anche in queste ore – segnate dalla dura polemica sulla vicenda Khashoggi – il Presidente Biden ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman”. “Biden – continua la nota - ha, tuttavia, ribadito la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti”.

Del resto, sottolinea Renzi, ora le donne possono guidare e le esecuzioni capitali sono scese. “Ma Biden ha chiesto giustamente di fare di più. Soprattutto sulla questione del rispetto dei giornalisti”, specifica l’ex premier, che continua a difendere l’iniziativa saudita.

“Vision2030 è la più grande possibilità per modernizzare l’Arabia Saudita attraverso una serie di iniziative nel mondo del turismo, dell’innovazione, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale. Ed è una grandissima opportunità anche per le aziende di tutto il mondo che lavorano lì, tra cui moltissime italiane”, è convinto Renzi.

© Foto : Evgeny UtkinMatteo Renzi
Polemiche sulla visita di Renzi in Arabia Saudita, ma lui si difende: Sono ossessionati da me - Sputnik Italia, 1920, 02.03.2021
Matteo Renzi

“Rispettare i diritti umani è una esigenza che va sostenuta in Arabia Saudita come in Cina, come in Russia, come in tutto il Medio Oriente, come in Turchia. – continua - Ma chi conosce il punto dal quale il regime saudita partiva sa benissimo che Vision 2030 è la più importante occasione per sviluppare innovazione e per allargare i diritti”. Una versione che non trova tutti d’accordo.

Ma le polemiche, per l’ex premier, sono solo strumentali a “coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso è accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea”.

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