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Pandemia e istruzione, scolari hanno perso 74 giorni di scuola: Save the Children

© AP Photo / Alessandra TarantinoLezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia
Lezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia - Sputnik Italia, 1920, 02.03.2021
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L'istruzione è stata duramente colpita dalla pandemia avverte Save the Children che quantifica il numero di giorni che ciascun alunno e alunna avrebbero perso da inizio pandemia.

In tutto il mondo bambini, bambine e adolescenti hanno perso “in media 74 giorni di istruzione ciascuno” riferisce Save the Children ad un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19. Numero che corrisponde a “più di un terzo dell’anno scolastico medio globale che è di 190 giorni” fa notare l’associazione dedicata alla salvaguardia dei più piccoli in un rapporto appena pubblicato.

Facendo un calcolo approssimativo, Save the Children ha stimato che gli scolari hanno perso 112 miliardi di giorni di scuola a livello globale in questo anno pandemico.

E fanno notare che “sono i bambini più poveri quelli che sono stati maggiormente colpiti, subendo le forti conseguenze della pandemia sulla loro istruzione e il loro futuro”.

Sono le nazioni dell’America Latina e dell’Asia che hanno i principali problemi.

“Dalla nostra ultima analisi globale, su 194 Paesi, emerge che i minori in America Latina, nei Caraibi e nell'Asia meridionale hanno perso quasi il triplo dell'istruzione dei coetanei dell'Europa occidentale”.

La più grande emergenza dell’istruzione della storia

Secondo Save the Children si tratterebbe della più grande emergenza educativa della storia e chiede di agire in fretta e in modo strutturato per superare la situazione.

“Quasi un anno dopo la dichiarazione ufficiale della pandemia globale, centinaia di milioni di bambini e adolescenti rimangono fuori dalla scuola. La più grande emergenza educativa della storia ha ampliato il divario tra i Paesi e all'interno dei Paesi stessi, come quello tra le famiglie più ricche e quelle più povere, tra i bambini che abitano nelle aree urbane e quelle rurali, tra i rifugiati o sfollati e le popolazioni ospitanti, tra i minori con disabilità e quelli senza. È necessario agire in modo strutturato e globale, per garantire che non siano i più piccoli a pagare il prezzo di questa pandemia”.

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