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Crisi economica e suicidi in aumento. Occorre una rete di aiuto

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Oramai le notizie relative ai casi di suicidio occupano quasi giornalmente le pagine di cronaca. Oltre alla paura del contagio il fattore scatenante è la crisi socio-economica in atto. I problemi psicologici durante la pandemia sono stati sottovalutati, nel frattempo i cittadini vengono bombardati da bollettini di guerra e terrorismo mediatico.

Imprenditori falliti, disoccupati, padri di famiglia in difficoltà. I casi di suicidio legati alla crisi economica aumentano e il fattore principale che causa sintomi depressivi con gravi conseguenze è l’incertezza, la mancanza di un futuro davanti a sé.

Fino ad oggi non è stata data un’adeguata attenzione alla tutela psicologica delle persone nel periodo della pandemia. Esiste una rete di ascolto e sostegno psicologico a livello nazionale? Quali sono i sintomi da monitorare? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Stefano Callipo, presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, psicologo clinico, giuridico e psicoterapeuta.

— Vediamo sui giornali quasi quotidianamente casi di suicidi economici legati alla crisi post-Covid. Stefano Callipo, che cosa ci dicono dati in merito?

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— Purtroppo in Italia sono in aumento i suicidi per motivi economici. Questo è dato dalla situazione legata al Covid, ma non solo. La pandemia è iniziata in una situazione dove già c’era una crisi economica in atto, questo ha creato maggiori problemi alle persone, alle aziende e alle imprese. In questa fase stiamo assistendo ad una situazione in cui non soltanto le imprese, ma anche le famiglie vivono una condizione di sovraindebitamento. Questo è dato dalla situazione economica generale. I suicidi aumentano per questo motivo e poi registriamo un aumento anche di casi di depressione. Spesso i sintomi depressivi possono creare le condizioni che aumentano il rischio suicidario.

Noi stiamo vivendo oggi una sindemia, quindi più fattori negativi che concorrono a determinare una situazione emotigena. La pandemia non colpisce solo il fisico, ma anche la mente, i due fattori scatenanti sono il contagio e la crisi socio-economica. I suicidi non interessano determinate fasce economiche o sociali, sono trasversali, cioè attraversano qualsiasi fascia sociale. Chi è entrato in contatto con il virus inoltre sembra che rischi fino a 5 volte di più di sviluppare sintomi depressivi.

— Paura del contagio, ma soprattutto l’assenza di un futuro. Sono questi i due fattori quindi che spaventano di più?

— Sì, si tratta dell’incertezza. Chi tenta il suicidio spesso non cerca la morte, ma fugge dalla vita e da un dolore mentale che non è più sopportabile. Spesso può bastare un evento precipitante per determinare, in una specifica condizione, una condotta suicidaria. Nell’ultimo anno si è registrata una crescita di suicidi, che questa volta interessano il sud, mentre prima interessava maggiormente il nord del Paese. Il triveneto rimane una delle zone con la più alta densità di suicidi. Vi è stato un aumento di suicidi anche fra i disoccupati. Ogni anno circa 200 ragazzi sotto i 24 anni si tolgono la vita. Sono tutti dati allarmanti, perché non si tiene conto anche dei tentativi di suicidio.

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— La salute mentale, rispetto a quella fisica, viene sottovalutata e spesso ignorata, non crede? Questo comporta che la situazione a volte sfugga di mano?

— Assolutamente sì. Non è stata data la giusta importanza alla tutela psicologica delle persone. Sia la comunicazione sia l’emergenza sociale che noi tutti stiamo vivendo può determinare delle condizioni di rischio molto importanti, non soltanto sintomi depressivi. Passiamo gran parte del nostro tempo ad ascoltare bollettini di guerra veri e propri. In questo contesto è quanto mai importante dare dei consigli alle persone per poter superare questa fase pandemica, che non terminerà nel breve periodo.

— Quali?

  • Dobbiamo dedicare gran parte del nostro tempo soprattutto all’ascolto della nostra condizione fisico-emotiva: se ci sentiamo affaticati, stanchi, stressati;
  • Dobbiamo dare attenzione ai segnali collegati a questa condizione fisico-emotiva. Dobbiamo crearci delle piccole pause in cui rilassarci, allentare le tensioni;
  • Concentriamo la nostra attenzione sull’hic et nunc, cioè sul qui ed ora. Dobbiamo programmare dei piccoli eventi vicino a noi, non a lunghe distanze;
  • Non concentriamoci sull’impossibilità di prospettive future;
  • Dobbiamo capire che delle reazioni negative possono essere condizioni normali in una fase di crisi come quella che stiamo vivendo;
  • Se avvertiamo dei sintomi eccessivamente forti, tipo attacchi di panico o sintomi depressivi, è importante poi rivolgersi ad una persona esperta per farsi aiutare.

Vorrei anche citare un dato importante: un italiano su tre è a rischio povertà, questo è il quadro che emerge dai dati Istat.

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— I suicidi economici di certo purtroppo non finiranno, perché la crisi è destinata a durare. Che cosa è indispensabile fare a livello nazionale da un punto di vista del sostegno psicologico e della prevenzione?

— Innanzitutto bisogna creare una rete di aiuto, di ascolto e di supporto. Questo oggi è difficile purtroppo. Iniziare una psicoterapia con un professionista ha un costo che non tutti si possono permettere. Bisogna creare una condizione di comunicazione migliore e più efficace. Gran parte degli italiani vivono una condizione di disturbo da stress post traumatico. Questo può determinare la manifestazione di diversi sintomi di malessere sociale.

Si può fare tanto in termini di comunicazione. Va fatto in modo inoltre che le famiglie, soprattutto quelle in difficoltà, possano percepire un aiuto da parte dello Stato. Le famiglie si ritrovano isolate, così come chi ha difficoltà economiche o chi ha una forma di malessere psicologico forte si trova disorientato su come muoversi. La gente non sa come agire. C’è necessità di maggiore chiarezza su come ci si debba comportare. Lo Stato può e deve fare molto.
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