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Recovery, Messa (Università): punto al 35% di giovani laureati in cinque anni

© REUTERS / Remo CasilliCristina Messa, ministra dell'Università
Cristina Messa, ministra dell'Università - Sputnik Italia, 1920, 26.02.2021
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La neo ministra dell’Università e della Ricerca, Cristina Messa, punta sui fondi europei del Recovery Fund per aumentare il numero dei laureati, anche mettendo a punto percorsi più adeguati al futuro e costruendo campus. Sulla riapertura delle aule chiuse per il Covid, l’ex rettore della Bicocca di Milano si augura possa avvenire dopo il 6 aprile.

Il Recovery Plan destina 11 miliardi di euro all’Università. Con questi finanziamenti, Messa spera che “in cinque anni il numero di laureati possa crescere dall’attuale 27,6 per cento (tra i giovani fino a 34 anni) almeno fino al 35 per cento”, anche se l'obiettivo europeo era di arrivare al 40 per cento già lo scorso anno. 

Per recuperare questo ritardo, “investiremo per fornire ad un numero maggiore di giovani percorsi universitari più adeguati al futuro”, ha spiegato Messa in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Penso alle lauree interdisciplinari, senza percorsi rigidi ma che mischino le diverse materie dei dipartimenti perché oggi le sfide che abbiamo davanti richiedono competenze in più discipline. E credo che vada dato più spazio anche alle soft skill nel curriculum. Sono già al lavoro anche per creare corsi di laurea innovativi e legati al mondo produttivo.

Campus e borse di studio

Ma per aumentare gli immatricolati servono anche misure per il reddito.

“Con i fondi del Recovery plan le università potranno costruire nuovi campus per accogliere gli studenti. Ma penso anche a borse di studio per i meritevoli o chi ha bisogno. Credo anche che per aumentare gli studenti bisognerà aumentare i docenti. Un solo dato: in Gran Bretagna il rapporto professori studenti è uno a dodici, da noi uno per 35”.

"Servirebbero almeno 50mila nuovi ricercatori"

Sul fronte della ricerca, la neo ministra denuncia "anni di sottofinanziamento", con l’Italia che destina solo l’1,4 per cento del Pil al settore. 

“Siamo 27esimi in ambito europeo: servirebbero almeno 50mila nuovi ricercatori. Scontiamo anni di sottofinanziamento, di progetti discontinui e di disorganizzazione. Una prima soluzione a portata di mano è quella di favorire la mobilità dei ricercatori tra università, enti di ricerca e privati. Questo potrebbe rendere più attivo e competitivo l’intero sistema: vuol dire adeguare gli stipendi e le carriere, ma anche sburocratizzare, far circolare i ricercatori, rendere tutto più trasparente”.

"Mi auguro Rientro in aula dopo il 6 aprile"

Intanto la pandemia di Covid ha di fatto lasciato deserte le aule delle università, che "tutti i rettori vorrebbero riaprire", ha sottolineato Messa, che "da medico", consiglia cautela.

"Mi auguro che dopo il 6 aprile anche gli atenei possano tornare verso la normalità”.
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