Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Covid, il virus delle disuguaglianze. Parola all’economista Zamagni

© Fotolia / Marino BocelliUn uomo ricco dà i soldi a un uomo povero
Un uomo ricco dà i soldi a un uomo povero - Sputnik Italia, 1920, 25.02.2021
Seguici su
Lo potremmo anche chiamare “il virus delle disuguaglianze”. Il Covid, non ha fatto altro che amplificare in tutto il mondo il divario fra i super ricchi e i poveri, andando a colpire le categorie più deboli e precarie. Il governo sarà all’altezza nel gestire al meglio le risorse europee per colmare le disuguaglianze nella società?

Secondo il rapporto di Oxfam (Oxford Committee for Famine Relie) nel 2020 si è registrata una crescita delle disuguaglianze in tutti i Paesi del mondo in contemporanea a causa dell’impatto della pandemia. La stessa Bankitalia denuncia in un suo studio come la crisi legata al Covid abbia colpito più duramente le famiglie a basso reddito da lavoro, dove si concentrano gli occupati che hanno minori possibilità di lavorare da casa.

La povertà è un fenomeno che preoccupa da diversi anni, anche in Italia, ma le tendenze mostrano come ad acuirsi sempre più sia il problema sociale delle disuguaglianze. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Stefano Zamagni, economista, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

— Secondo diversi studi la crisi dovuta al Coronavirus ha amplificato le disuguaglianze rendendo ancora più grande il divario fra i super ricchi e i poveri a livello globale e anche in Italia. Professore Zamagni, un quadro davvero preoccupante, non è vero?

— È molto preoccupante perché le disuguaglianze ancora prima che essere un impedimento al processo di sviluppo sono una violazione di diritti umani fondamentali. È evidente che il fenomeno deve preoccupare. Molti sottolineano soltanto la prima dimensione, cioè quella di natura economica, ma fanno male, perché la disuguaglianza è una forma di discriminazione nei confronti di certe categorie di persone che non riescono ad agganciare i gruppi di testa nella cosiddetta “scala sociale”.

— Disuguaglianze e povertà non sono la stessa cosa, è corretto? Mettiamo i puntini sulle “i” professore.

— Questo è l’errore che fanno in tanti per colpa dei giornalisti che confondono i due concetti. La povertà è la condizione di vita di chi non è in grado di sopravvivere in maniera normale; secondo le Nazioni Unite povero in senso assoluto è chi ha meno di 2 dollari al giorno a disposizione. È chiaro che chi ha meno di 2 dollari vuol dire che è destinato ad una morte lenta. La disuguaglianza invece ha a che vedere con le distanze che separano fra di loro i gruppi sociali. Ad esempio in Italia c’è qualche sacca di povertà assoluta, ma non sono tante, nessuno in Italia ha meno di 2 dollari al giorno. La disuguaglianza invece nel nostro Paese è in aumento, cioè i ceti medio e medio bassi vedono allontanare la loro prospettiva di vita dai ceti più alti.

Poveri - Sputnik Italia, 1920, 03.01.2021
È allarme sulla povertà durante la pandemia. Coldiretti: 4 milioni di italiani senza cibo
Evidentemente l’economia di mercato di tipo capitalistico non è a favore della povertà, è contro la povertà. L’economia di mercato di tipo capitalistico tende ad aumentare le disuguaglianze, i poveri non esprimono una domanda di mercato, i poveri non avendo potere d’acquisto non comprano. Se non comprano beni e servizi le imprese ovviamente non riescono a svolgere la propria attività. Negli ultimi 20 anni infatti la povertà assoluta a livello mondiale è diminuita di 800-900 milioni di persone. È un bel risultato. In contemporanea però è aumentata la disuguaglianza.

— Possiamo dire che sono soprattutto i giovani a vedere sempre più lontana la possibilità di migliorare le proprie condizioni economiche?

— Questo è evidente, perché le persone che hanno una certa età sono già stabilmente inserite nel processo lavorativo e quindi, semmai, per loro si pone un problema di precarizzazione, ma in qualche modo hanno avuto la possibilità di mettere da parte dei risparmi e di trovarsi delle alternative.

Il problema riguarda i giovani che devono entrare per la prima volta nel mercato del lavoro e non riescono ad inserirsi per determinate ragioni, parlo del famoso mismatch fra domanda e offerta di lavoro. L’offerta di lavoro da parte dei giovani non è dovuta al modo con cui il sistema scolastico e universitario funziona. Tale sistema non è in grado di intercettare la domanda di lavoro da parte delle imprese. Mentre una volta, durante la prima e la seconda rivoluzione industriale il lavoro era tutto sommato omogeneo, oggi non è così.

Le imprese non assumono genericamente, vogliono persone che abbiano un curriculum e che dimostrino di avere acquisito conoscenze adeguate alle caratteristiche alla traiettoria tecnologica di oggi. Noi produciamo giovani che sono culturalmente avanzati, conoscono tanti argomenti, ma che non avendo mai durante gli anni del ciclo universitario frequentato gli ambienti di lavoro non sono in grado di inserirsi. Il paradosso per esempio oggi è che in Emilia Romagna le imprese stanno cercando disperatamente delle persone da occupare e non le trovano.

— Sui giovani si investe anche poco, non crede?

Disoccupazione - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2016
Poveri e abbandonati, i giovani in Italia
— Non si è investito poco, si è investito male. I soldi si sono spesi, ma molto male. Bisogna cambiare tutto l’impianto scolastico-universitario. I soldi nelle università si mettono, ma in maniera non produttiva. Bisogna favorire la convergenza fra scuola e lavoro, invece in Italia si continua a parlare in un altro senso, cioè di alternanza scuola-lavoro, perché si intende che la scuola è alternativa al lavoro. Invece dobbiamo parlare di convergenza. È chiaro che se ci fossero più risorse quello fa sempre bene. Ragioniamo sugli attributi qualitativi e non sulla quantità degli investimenti.

— I soldi che arriveranno dall’Europa l’Italia riuscirà a spenderli bene secondo lei?

Giovani professionisti - Sputnik Italia, 1920, 09.10.2019
L’Italia senza giovani non ha futuro
— Con l’attuale governo penso di sì. È l’aspettativa che tutti hanno. Con il governo precedente le avrei risposto di no, perché era formato da ministri non competenti e non all’altezza. Oggi invece nella struttura di governo nei ministeri chiave ci sono persone super competenti e capaci di utilizzare al meglio le risorse. Staremo a vedere, però la prospettiva è questa. Ci sono ragioni più che fondate di pensare in questa maniera.

— Quindi è fiducioso: questo governo potrebbe correggere la grave situazione economica del Paese?

— Conosco la ontologia della matrice italiana. Gli italiani sono un popolo molto particolare e diverso dagli altri. Quando il popolo italiano capisce che sta correndo un rischio serio in pochissimo tempo è capace di fare miracoli. Guardiamo soltanto l’Umanesimo e il Rinascimento. Perché nessun popolo al mondo è riuscito a fare l’equivalente dell’Umanesimo e del Rinascimento? Lo stesso discorso vale per il miracolo economico del dopoguerra. Gli italiani danno il meglio di sé nelle situazioni di grande tensione emotiva e reale. Hanno bisogno di questo pungolo, quando le cose vanno bene si siedono e non fanno niente.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала