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Cosa sta succedendo in Armenia? Per il premier, non ci sarà un colpo di stato

© Sputnik . Asatur Esayants / Vai alla galleria fotograficaProteste a Yerevan
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Oggi, il 25 febbraio, il capo del governo armeno Nikol Pashinyan ha affermato con convinzione che nel Paese non ci sarà alcun colpo di stato.

Rispondendo alla domanda della stampa locale se il colpo di stato si concretizzerà con successo, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato un laconico "no".

Intanto il presidente armeno Armen Sarkissian ha dichiarato di prendere misure per ridurre le tensioni politiche in Armenia.

"Sto adottando con urgenza misure per ridurre le tensioni e sto cercando modi per risolvere pacificamente la crisi".

Oggi, 25 febbraio in mattinata, lo Stato maggiore delle forze armate armene ha chiesto le dimissioni del Primo ministro armeno, affermando che la leadership politica starebbe portando lo Stato su di un pericoloso baratro. Ciò è accaduto dopo che il capo del governo ha licenziato il primo vicecapo di Stato Maggiore delle forze armate, il tenente generale Tiran Khachatryan. In risposta alla richiesta dello Stato maggiore, Pashinyan ha annunciato che si starebbe preparando un tentativo di colpo di Stato e ha invitato i cittadini a riunirsi in Piazza della Repubblica per "difendere la rivoluzione".

In seguito, lo Stato Maggiore ha rilasciato una nuova dichiarazione: in base ad essa il comunicato del vertice dello Stato Maggiore delle forze armate armene, diffuso la mattina del 25 febbraio, non sarebbe stato inviato da nessuno e non sarebbe stato fatto sotto pressione.

"Sono la chiara certezza e posizione dei generali ed ufficiali, il cui unico obiettivo è servire la salvezza della Patria in questo momento critico. Ancora una volta riaffermiamo la nostra chiara posizione", afferma il comunicato.

A sua volta il partito d'opposizione "Armenia Prospera" ha esortato Pashinyan a dimettersi dal suo incarico per evitare una guerra civile.

"Chiediamo a Nikol Pashinyan di allontanare una guerra civile, di non spargere sangue armeno all'interno del Paese e di non seminare ostilità tra gli armeni; Nikol Pashinyan ha l'ultima opportunità di percorrere in pace il sentiero politico", si legge in una dichiarazione del partito.

Il partito ha inoltre definito "cruciale" la dichiarazione delle forze armate e dello Stato Maggiore dell'Armenia di stare a fianco del popolo e dello Stato. 

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Reazione del Cremlino

A sua volta il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov ha dichiarato che il Cremlino fa appello agli armeni per allentare le tensioni.

Peskov ha dichiarato che la Russia "segue con preoccupazione la situazione in Armenia".

"Certo, invitiamo tutti alla moderazioni, partiamo dal presupposto che la situazione debba essere mantenuta all'interno del quadro costituzionale", ha detto Peskov.

Allo stesso tempo ha sottolineato che la crisi politica in Armenia "è una questione interna".

Ha anche sottolineato l'importanza dell'Armenia per la Russia nella cooperazione nell'Unione Economica Eurasiatica, nell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e nella Comunità di Stati indipendenti di cui entrambi i Paesi fanno parte.

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"E' un'importante linea di collaborazione, ovviamente resta l'importantissimo compito di continuare ad attuare le clausole del documento trilaterale per risolvere il conflitto nel Nagorno-Karabakh firmato pochi mesi fa", ha aggiunto Peskov.

Pochi giorni fa Pashinyan ha dichiarato in un'intervista che i missili Iskander "non sono esplosi affatto o solo al 10%" durante la recente escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh.

"Non lasciamo commenti in merito, le unità russe hanno dimostrato la loro efficacia in varie parti del mondo", ha detto a riguardo Peskov.

Nel frattempo il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con l'omologo armeno Ara Ayvazyan per discutere la crisi politica nel Paese del Caucaso meridionale.

Ara Ayvazyan ha informato Sergey Lavrov sullo sviluppo degli eventi in Armenia. Anche Lavrov ha sottolineato che Mosca considera la situazione un affare interno dell'Armenia e conta su una risoluzione pacifica della crisi.

Tensioni dopo il Nagorno-Karabakh

Yerevan ha assistito regolarmente a proteste a partire dal 10 novembre, quando il primo ministro armeno e il presidente azero Ilham Aliyev hanno firmato l’accordo sul cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, mediato dal presidente russo Vladimir Putin.

Quell'accordo ha posto fine al conflitto armato che si era riacceso alla fine di settembre ma in base alle condizioni sottoscritte, Baku riprendeva il controllo dei territori occupati dagli armeni prima dello scoppio delle ostilità, provocando una protesta pubblica in Armenia e venendo interpretato dalle forze più nazionaliste come una severa e inaccettabile sconfitta.

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