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La “fama” di Draghi migliorerà la reputazione dell’Italia? Parola a Davide Ippolito

© Foto : Fornita da Davide IppolitoDavide Ippolito
Davide Ippolito - Sputnik Italia, 1920, 21.02.2021
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La sola ipotesi che Mario Draghi possa ricoprire il ruolo di premier ha portato un miglioramento della Reputazione dell’Italia di 16 punti percentuali.

Un dato che si trasforma in capitale economico contante, grazie alla fiducia di mercati e istituzioni. Infatti, la Reputazione dell’Italia in termini di Performance finanziaria è schizzata alle stelle, registrando un +32%, grazie alla fiducia internazionale nei confronti di una figura come quella di Mario Draghi, tra le prime che affiorano in mente in termini di affidabilità negli investimenti. Questo è quanto emerge dall’analisi realizzata attraverso l’algoritmo brevettato di Reputation Rating.

Ma l'effetto Draghi sarà duraturo? E l’Italia davvero potrà ripartire dalla propria reputazione? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Davide Ippolito, cofondatore di Reputation Rating che ha realizzato la ricerca sopraccennata.

— Sig.Ippolito, com’è stata effettuata la Sua analisi dal punto di vista della raccolta dei dati?

— Innanzitutto, la ringrazio per lo spazio concesso. Questo è uno di quei casi emblematici dove la Reputazione di una singola persona diventa immediatamente capitale economico traslato su una intera nazione.

L’algoritmo del Reputation Rating, pesa e misura le dimensioni della reputazione, certificando una serie di parametri oggettivi e soggettivi, attraverso la tecnologia blockchain.

Nel dettaglio, per questa ricerca è stata svolta un’analisi di media intelligence, dove l’algoritmo ha raccolto e confrontato il Sentiment e i contenuti dei commenti attorno alle principali testate internazionali, come The Wall Street Journal, The New York Times, Financial Times, il Times, Le Monde, LesEchos, Euronews, Der Spiegel, Tagesschau, El Mundo, El Pais, Xinhua, Cgtn e molti altri. 

In aggiunta, l’algoritmo ha messo in atto una Web Reputation analysis, con una rilevazione generale del sentiment online degli utenti in rete in Italia e nel mondo, analizzando con l’algoritmo parole chiave e topic come #MarioDraghi #DraghiPremier #ItaliaDraghi #ItalyPoliticalCrisis, per studiarne l’incidenza sulla Reputazione. In questa analisi, sono stati presi in considerazione soprattutto Tweet e dichiarazioni di esponenti politici e istituzioni internazionali.

Questa attività ha prodotto circa 143.000 risultati, che sono stati processati dall’algoritmo del Reputation Rating. I risultati sono stati ponderati in base alla copertura stimata del pubblico (misurata in impression e copertura totale) e alla media giornaliera dei visitatori utilizzando i dati di Alexa.

Questi risultati sono stati ricondotti ai Driver e Stakeholder Reputazionali, per studiarne l’incidenza effettiva sulla Reputazione. Nel Reputation Rating, suddividiamo la Reputazione in 10 asset reputazionali, che permette di evidenziarne i diversi aspetti e interlocutori: i Driver, ovvero Prodotti e Servizi, Leadership, CSR, Governance, Performance, e gli Stakeholder, ovvero Cittadini (adattato dall’originario Consumatori e Iscritti), Investitori, Dipendenti (in questo caso: Ministri e Politici), Società e Istituzioni internazionali, Fornitori.

— Potrebbe brevemente spiegare il concetto di Reputazione e analizzare l’incremento nello specifico? Quanto vale la fiducia?

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— La Reputazione è, da sempre, un concetto così ampio ed eterogeneo da sfuggire facilmente ad una qualsiasi definizione numerica o statistica. Eppure, allo stesso tempo è un fattore che, da sempre, incide nei mercati. Quando vestiamo i panni dei consumatori o dei cittadini, le nostre scelte d’acquisto e politiche dipendono sempre più consciamente da fattori come la riprova sociale, la fiducia e l’autorità percepita di chi abbiamo di fronte. Ancora, nell’economia sono sempre esistiti interi mercati basati sul concetto di Reputazione, basti pensare alle assicurazioni o al mondo bancario.

L’algoritmo brevettato del Reputation Rating, dunque, è un progetto ambizioso. Uno strumento grazie al quale la Reputazione acquisisce un valore tangibile, il cosiddetto “Capitale Reputazionale”, cumulabile e “spendibile” sul mercato, così come già avviene nella realtà dei fatti. Pensiamo, infatti, al caso “Facebook - Cambridge Analytica” a quanto, a fronte della crisi, il capitale reputazionale accumulato dalla società di Palo Alto abbia permesso di attutire i danni economici e gestionali, che avrebbero spazzato nel nulla qualsiasi altra azienda.

Torniamo ai Driver e Stakeholder citati in risposta alla precedente domanda. Per quanto concerne il Driver delle Performance Finanziarie, ad esempio, non è semplicemente il concetto di fiducia e affidabilità ad aver inciso. La definizione che ne diamo nel nostro Metodo è “Capacità di mantenere le promesse finanziarie nei confronti dei propri Stakeholder e cura della comunicazione finanziaria”.

L’algoritmo, pertanto, ha incrociato una serie di parametri soggettivi (menzioni, commenti, Sentiment) e oggettivi (ricerche statistiche, relazioni e report - Bloomberg, Ocse, Oecd, Equita, BofA, Citi, Unicredit), e ne è emerso un incremento del 32% rispetto alla situazione di partenza, nelle 24h successive al rimbalzo della notizia sui tabloid internazionali.

— Quali fattori hanno contribuito al balzo di più?

— Senz’altro ad incidere maggiormente sono stati gli Stakeholder “Cittadini” e Investitori” insieme a “Istituzioni Internazionali”. Per i primi, è stato provato dalla Sentiment Analysis in rete degli utenti, che tra blog post, Social e Forum ha registrato un Sentiment positivo del 71% attorno alle keyword connesse a Draghi Premier. Per Investitori e Istituzioni Internazionali, invece, hanno provato da sé, anche sul mercato (vedi il forte rialzo di Piazza Affari e lo Spread che vira in giù sotto quota 100), la piena fiducia nella reputazione di Mario Draghi.

— Mario Draghi gode di grande prestigio a livello internazionale: la sua nomina a Presidente del Consiglio ha avuto immediati effetti positivi sullo spread e ha raccolto il plauso delle principali cancellerie europee e d'oltreoceano. Avere Super Mario a capo del Governo, l’uomo che è salvato l’euro e che è chiamato adesso a salvare l’Italia può rendere più facile difendere gli interessi italiani in Europa?

— Ad avviso di chi scrive, senz’altro sì. Ma facciamo attenzione nell'esultare prematuramente al successo. Ragionare in ottica reputazionale, in ogni contesto politico e sociale, ci fa guardare la realtà sotto tutti i punti di vista che contano.

Non basta la Leadership di uno Stato a risolvere i suoi problemi. Sicuramente è un importante tassello, ma è la Reputazione delle imprese e delle organizzazioni che compongono il Sistema Italia, e che rappresentano lo Stivale nel mondo, a dover adeguarsi ai nuovi criteri di sviluppo sostenibile. Così come è la Governance - burocrazia su tutti - a dover fare un forte passo in avanti. Solo in una logica integrata, la Reputazione dell’Italia si risolleverà, e con essa il benessere degli italiani. In questo senso, cito un’altra delle nostre recenti analisi Reputation Rating, che ha preso in esame la reputazione delle imprese italiane e dei 35 principali Paesi dell’economia mondiale. Nella classifica, basata su work-life balance, qualità degli ambienti di lavoro, gender gap, culture & diversity, qualità percepita dei prodotti “Made-in”, e altri fattori chiave, l’Italia si attesta solo al 32° posto. Facendoci riflettere, per l’appunto, su quanta strada ci sia ancora da percorrere per il bel paese.

— A Suo avviso, con Draghi i conti pubblici del Paese saranno più al riparo?

— La sicurezza dei conti pubblici di un Paese è un concetto di medio-lungo periodo. Lo saranno tra qualche tempo, se a questo primo incremento Reputazionale ne seguiranno altri, non solo a seguito di rumor o dichiarazione, bensì, ancora meglio, da strategie programmatiche del Governo, che facciano ritornare l’Italia ad essere un “cavallo su cui puntare” per il futuro a venire.

Il concetto di Reputazione è strettamente legato a quello dei conti pubblici non solo per spread e finanza, ma soprattutto per una semplice ragione, se non iniziamo ad essere attrattivi come nazione, non solo dal punto paesaggistico e turistico, rischiamo di perdere tutte le nostre eccellenze. Prima si poteva parlare di “fuga di cervelli” quando ci si approcciava a giovani che decidevano di lasciare il proprio paese per cogliere opportunità migliori. L’unico deterrente che ha fermato un’emigrazione di massa è stata proprio la bellezza del nostro paese e la sua vivibilità. Ora, però, con lo sviluppo dello smart working, si può tranquillamente lavorare dall’Italia per un qualsiasi paese del mondo. Si può immaginare da soli cosa significhi ciò.

— Per concludere, vorrei tornare all’argomento di cui abbiamo parlato sopra. Sappiano bene che i mercati finanziari sono capricciosi, volubili e soprattutto molto speculativi. Secondo Lei, l’effetto Draghi sarà duraturo e farà crescere il peso dell’Italia nel mondo? Oppure alla fine quello che conterà davvero sarà la fiducia istituzionale basata sulla reputazione di un sistema complessivo?

— In linea con quanto detto finora, propendo sicuramente per la seconda visione. Difficilmente il boost conferito dal Capitale Reputazionale di Mario Draghi in quanto a performance finanziarie e fiducia sui mercati, potrà coprire la situazione dell’economia italiana, in quanto, per sua natura, di breve-termine.

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Sappiamo, però, che ha una buona base di partenza. Nel periodo di esame per la nostra indagine, Draghi ha avuto 263.000 menzioni on line, delle quali oltre 80.000 sono stati post che includevano l’hashtag #Draghipremier, e 46.000 articoli on line, con un sentiment positivo nell’83,55% dei casi. La frase più citata è stata "whatever it takes", proprio perché i cittadini hanno fiducia in lui, e credono che farà quel che è necessario per superare questo momento di crisi, costi quel che costi. Sappiamo bene quanto un dissenso o un consenso da parte dei cittadini, quindi degli Stakeholder interni, in questa circostanza tra i più importanti, possano influire sull’attività di Governo, inficiando o aiutando i livelli di Performance, che a loro volta incidono su Mercati e Investitori. Le basi per una buona partenza sono state gettate, ora non resta che aspettare e vedere che cosa vi verrà costruito sopra.

L’unica strada che ci potrà rendere sostenibili nel medio-lungo termine passa da un mantra: bisogna guardare oltre il profitto ed avere comportamenti sostenibili e accettabili. Servono regole più severe affinché anche il nostro Paese si adegui presto agli standard delle altre potenze mondiali, per non rischiare di rimanere indietro.

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