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Family Act, Bonetti: tutti i bambini meritano attenzione, assegno unico anche a famiglie Lgtb

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 ITIl Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti
Il Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti - Sputnik Italia, 1920, 21.02.2021
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Assegno unito a tutte le famiglie, anche quelle non tradizionali, e una battaglia culturale per fermare la "strage delle donne" sono le priorità della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

“Il Family Act è una riforma attesa ed è in corso”, ha detto oggi Bonetti un’intervista a La Stampa. Il provvedimento è stato approvato lo scorso giugno dal precedente governo Conte. Già ministra della Famiglia, Bonetti aveva annunciato a luglio che l’assegno unico universale sarebbe stata la prima misura a prendere forma. 

 

Alla domanda se l’assegno interesserà tutte le famiglie, comprese quelle Lgbt, Bonetti ha risposto:

“Il Family Act si rivolge alle nuove generazioni e riconosce tutti i bambini come valore, al di là del contesto familiare. Questa visione è già stata votata per la parte dell'assegno da tutto l'arco parlamentare ed è partendo da questa unità che dobbiamo continuare a lavorare”.

"Rompere la spirale di violenza contro le donne con una battaglia culturale"

Nel corso dell’intervista Bonetti ha quindi sottolineato la necessità di “una battaglia culturale per rompere la spirale di violenza contro le donne”.

Sono già nove le donne uccise dall’inizio dell’anno.

E se è vero che “entro fine marzo partiranno i tavoli per la stesura definitiva del nuovo piano strategico antiviolenza”, per la ministra è essenziale “affrontare il problema culturale”.

“Il nuovo piano sarà in continuità con i precedenti, ma con alcune novità: la revisione dei criteri per l’accreditamento dei centri antiviolenza e un’azione decisa per garantire percorsi di autonomia finanziaria e contrastare la violenza economica. C’è però anche un problema culturale da affrontare per rompere questa spirale di violenza contro le donne. Un lavoro educativo non rinviabile, che va dal linguaggio ai legami di comunità per non lasciare sole le donne”.
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