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La “maledizione dei 35” potrebbe essere un boomerang per le imprese

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Lavoro giovani. Cresce la richiesta di competenze digitali e tecnologiche - Sputnik Italia, 1920, 18.02.2021
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Sempre più società negli annunci di lavoro fissano il limite d’età a 35 anni. Sui social gli utenti si dicono insicuri rispetto al loro futuro una volta superata questa soglia.

Li Changan, docente presso l’Università cinese di Economia e Commercio estero, dubita che questa tendenza durerà a lungo dato che in caso contrario le società rischiano di restare completamente senza dipendenti.

A fine gennaio sui media cinesi è stato dato spazio a una ricerca condotta da una delle più grandi piatteforme di ricerca del lavoro, Zhilianzhaopin. Secondo lo studio, tra febbraio e settembre 2020 il numero di soggetti in cerca di lavoro di età pari o superiore ai 35 anni ha registrato un aumento del 14,9% rispetto all’anno precedente. Questo valore è quasi il doppio rispetto al numero di soggetti alla ricerca di un’occupazione di età inferiore. Chi invece ha più di 50 anni se la vede ancora peggio. Infatti, rispetto all’anno precedente, il loro numero è cresciuto del 32,4%.

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Chiaramente la domanda di lavoro è legata alle conseguenze della pandemia sul mercato del lavoro nell’ultimo anno. Nello studio si osserva che essenzialmente sono rimasti disoccupati coloro che erano impiegati nel settore dei servizi.

I limiti d’età per l’assunzione hanno portato gli utenti dei social a creare il concetto di “maledizione dei 35 anni”.

Ecco, ad esempio, come descrive il fenomeno il blogger e osservatore del mercato del lavoro Xingdongpaiwanping:

“Si è registrato un fenomeno molto interessante, quello della “maledizione dei 35 anni”. Oggi molte importanti società impegnate nel settore dell’innovazione come Tencent e Huawei stanno cominciando a cercare dipendenti con un limite d’età fissato ai 30 anni. La settimana scorsa abbiamo avuto un incontro con i fondatori di queste società. Alcuni hanno ammesso che quando durante un colloquio vedono che il candidato ha 28 anni, esclamano irritati che è già vecchio!”

Li Changan ha spiegato a Sputnik perché l’approccio di queste società non ha futuro.

“Quando le imprese fissano simili limiti d’età, partono dall’idea, ormai del passato, che ci fosse manodopera in eccesso. Tale eccedenza si crea quando vi è dividendo demografico. In questo caso, anche se l’impresa impone elevati standard per l’assunzione, un dipendente si trova sempre. Ma oggi il mercato del lavoro ha subito importanti cambiamenti. Dal 2012 la manodopera in Cina ha registrato un significativo decremento. Dunque, se le imprese continueranno a fissare limiti d’età, a mio avviso, avranno difficoltà a trovare dipendenti in futuro. Inoltre, è chiaramente un approccio ingiusto nei confronti dei soggetti meno giovani in cerca di lavoro. Di fatto è una violazione del “Codice del Lavoro” e configura l’illecito di discriminazione in fase di assunzione”.

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In passato Sputnik aveva già trattato il tema della carenza di forza lavoro in alcuni settori lavorativi. Ad esempio, le aziende del settore industriali, pur non imponendo alcuna restrizione in termini d’età, faticano a trovare dipendenti.

“Oggi nel settore produttivo non viene imposto alcun limite d’età. Se prendiamo in esame le statistiche, nel settore agricolo il numero di operati è in costante calo, pertanto gradualmente i datori di lavoro stanno rinunciando a porre limitazioni all’età. Probabilmente le imprese che fissano tali limiti prendono in considerazioni proprie necessità specifiche. Quanto invece al settore nel complesso, non si tratta ancora di un fenomeno largamente diffuso”, osserva l’esperto.

Il professore ricorda altresì che l’incremento dell’età pensionabile rende già necessaria l’adozione di determinate misure. Quando sarà implementata una politica in questo senso, anche sul mercato del lavoro le restrizioni sull’età saranno ridotte.

“Ad esempio, in passato i cinquantenni e i sessantenni non cercavano un posto del lavoro. Ma quando l’età pensionabile sarà aumentata, sarà necessario considerare anche queste fasce d’età per cercare i possibili candidati. Inoltre, i settori in cui non vi sono particolari requisiti fisici, come i lavori intellettuali, si addicono perfettamente a queste fasce d’età. Infine, lo sviluppo tecnologico ha semplificato i requisiti in termini di qualifiche dei collaboratori, il che costituisce un vantaggio per chi è alla ricerca di un impiego”, conclude l’esperto.

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Si ritiene che l’intento delle imprese di trovare collaboratori più giovani, soprattutto nel settore tecnologico, sia giustificato dal fatto che questi soggetti possono essere pagati meno per più ore di lavoro. In Rete è piuttosto comune parlare di “996” per indicare ritmi impiegatizi che prevedono di lavorare dalle 9 del mattino alle 9 di sera per 6 giorni a settimana. Questo regime è essenzialmente uno dei requisiti delle imprese del settore tecnologico: i soggetti d’età superiore ai 35 anni difficilmente sarebbero disposti a lavorare a questi ritmi.

Tuttavia, le imprese devono prepararsi all’eventualità che nemmeno i più giovani siano disposti a lavorare a questi ritmi. Il fenomeno 966 viene discusso sui social già da un paio di anni e in generale gli utenti ne hanno una visione negativa.

Qualsivoglia caso infelice che si verifichi sul luogo di lavoro per via degli straordinari è degno di essere ascoltato. Ad esempio, nella società Pinduoduo una dipendente di 22 anni è venuta a mancare improvvisamente, uscendo dal lavoro dopo una giornata molto lunga. Questo e altri casi ci inducono a riflettere attentamente sulla necessità di lavorare così a lungo.

I requisiti dei datori di lavoro possono cambiare, i giovani desiderano più libertà e per molti questa libertà è sempre più accessibile grazie alle tecnologie che si sviluppano alla velocità della luce.

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