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Direzione antimafia e 41bis. Mafiosi mandati a casa per Covid è fatto gravissimo

© AP Photo / Antonio CalanniRivolta in carcere San Vittore a Milano
Rivolta in carcere San Vittore a Milano - Sputnik Italia, 1920, 17.02.2021
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Dura l'analisi della Direzione nazionale antimafia sulla decisione di mandare a casa decine di mafiosi a causa della pandemia perché ha consentito loro di ripristinare i legami con il territorio.

L’aver posto agli arresti domiciliari per Covid personaggi posti al 41bis per reati di mafia è stato grave perché “non hanno nemmeno valutato le conseguenze devastanti di una detenzione domiciliare nella località di origine, dunque, nel territorio di operatività dell’organizzazione mafiosa di appartenenza vanificando totalmente e irrimediabilmente le esigenze di prevenzione che sono alla base del regime speciale previsto dall’articolo 41 bis dal regime di alta sicurezza”.

Sono le pesanti parole scritte nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, nella quale si sottolinea anche come “il ruolo dell’istituto previsto dall’articolo 41 bis è imprescindibile”.

La Direzione nazionale antimafia chiede quindi al Legislatore di potenziare e non di depotenziare il regime carcerario del 41 bis e dell’alta sicurezza.

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Decine di mafiosi ancora a casa

Viene fatto notare che nonostante si sia provato a porre rimedio alla decisione di mandare a casa decine di condannati per reati di mafia, “ad oggi risultano ancora presenti sul territorio centinaia di 'mafiosi', appartenenti alle diverse organizzazioni criminali (cosa nostra, 'ndrangheta e camorra) ai quali è stato consentito di riallacciare relazioni e contatti che indiscutibilmente rafforzeranno il potere della criminalità”.

Piano anti-Covid in carcere fallimentare

La Direzione nazionale antimafia considera poi fallimentare il piano di contenimento della pandemia messo in campo nelle carceri italiane sovraffollate.

“Il sistema penitenziario, già appesantito dalla cronica situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari, non ha retto all'impatto con la grave pandemia che ha colpito il Paese, né le misure emergenziali adottate per contenere il rischio di contagio epidemiologico tra i detenuti e tra gli addetti alla custodia si sono rivelate adeguate alla gravissima compromissione degli standard di sicurezza all'interno delle carceri".
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