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Concessioni balneari in Italia, l’UE mantiene la linea dura: vanno messe a gara

© Sputnik . Natalia Seliverstova / Vai alla galleria fotograficaTuristi in spiaggia
Turisti in spiaggia - Sputnik Italia, 1920, 17.02.2021
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Gli stabilimenti balneari italiani devono essere messi a gara secondo la Commissione Europea, ma l'Italia da anni tenta di non applicare la normativa UE. Ora le sanzioni sembrano non evitabili.

L’Italia da anni non rispetta la normativa europea sulle concessioni balneari, cioè sulla concessione delle spiagge alle attività economiche che vi installano gli stabilimenti. L’Unione vuole che i lotti di spiaggia demaniale vengano messi a bando e assegnati attraverso regolari gare.

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Una sentenza della Corte europea di Giustizia del 14 luglio 2016 giudicava incompatibile la normativa italiana allora in vigore con il diritto comunitario.

L’Italia infatti concede proroghe automatiche ai concessionari, garantendo loro la continuità operativa dell’attività commerciale: una ulteriore proroga è stata infatti concessa fino al 2033.

Ma per l’UE e in particolare per il Commissario europeo per il Mercato unico, Thierry Breton, l’Italia viola i regolamenti e non permette alle autorità locali (i sindaci) di indire gare di assegnazione.

Quindi regolarmente i lotti di spiaggia occupati dagli stabilimenti balneari dovrebbero essere oggetto di nuove gare ex-novo che rimettono ogni volta in gioco l’attività economica di chi l’ha realizzata negli anni precedenti. Questo è quanto vuole l’Unione Europea e lo ha detto chiaro e tondo ad una interrogazione a firma degli europarlamentari di Forza Italia Salvatore De Meo, Antonio Tajani, Fulvio Martusciello, Giuseppe Milazzo e Aldo Patriciello.

L’Italia di recente aveva chiesto anche di tenere conto della crisi che il settore ha subito nel 2020 a causa della pandemia, ma il timore è che la risposta sarà dura e non a favore del settore balneare e turistico italiano.

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