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Svelati i misteri della sessualità maschile grazie all’ormone dell’amore

© Depositphotos / Mpalis Una coppia con valigie
Una coppia con valigie - Sputnik Italia, 1920, 14.02.2021
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Prima si pensava che l’ossitocina venisse prodotta essenzialmente nelle donne. Ma è emerso che questo ormone svolge un ruolo importante anche nella sessualità maschile.

Sputnik in questo articolo vi spiega in che modo l’ossitocina regola il comportamento sessuale e qual è il suo ruolo nella produzione di stress.

L’ormone dell’amore

L’ossitocina è un ormone composto da 9 amminoacidi. Viene prodotta da determinate cellule cerebrali, i neuroni dell’ipotalamo. Ha un’azione sulla funzione riproduttiva femminile, sull’allattamento e la gravidanza, nonché sul comportamento materno. Per questo è definita spesso l’ormone “femminile”.

L’ossitocina agisce anche sulla sfera psico-emozionale: contribuisce a rendere un soggetto fiducioso e benevole soprattutto all’interno di un proprio gruppo sociale o familiare. Ma il ruolo più noto dell’ossitocina, che le è costato il titolo di “ormone dell’amore”, è la sua interazione con le funzioni riproduttive, la sessualità e le emozioni romantiche.

La sua azione sulla sessualità femminile è stata studiata in maniera piuttosto approfondita. È stato dimostrato che l’ossitocina stimola la muscolatura uterina, aumenta la frequenza e l’ampiezza delle sue contrazioni, favorisce l’eccitazione sessuale e l’orgasmo nelle donne. Ma è emerso che anche gli uomini presentano meccanismi fisiologici simili controllati dall’ossitocina. 

Test su cavie

L’ossitocina viene trasmessa dal cervello alle diverse parti del corpo mediante il sangue e lungo le catene di neuroni grazie a strutture definite sinapsi. I ricercatori giapponesi guidati dal professor Hirotaka Sakamoto dell’Università di Okayama di concerto con colleghi statunitensi e britannici hanno ipotizzato che in alcuni casi l’ossitocina sia in grado di raggiungere la zona lombare e da qui controllare le funzioni sessuali maschili.

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Per verificare quest’ipotesi gli autori dello studio hanno introdotto l’ormone dell’amore nella spina dorsale di cavie di sesso maschile scatenando un aumento della loro attività sessuale. È emerso che l’ossitocina stimola i neuroni dell’area del midollo spinale, ossia il generatore di eiaculazione spinale (SEG). Questi neuroni sono controllati dai muscoli alla base del pene.

Successivamente gli scienziati hanno inoculato negli animali una sostanza che inibisce l’attività dei recettori dell’ossitocina. L’attività sessuale e il numero di eiaculazioni delle cavie sono diminuiti. Secondo i ricercatori questo conferma il ruolo chiave che l’ossitocina svolge rispetto alla funzione sessuale delle cavie di sesso maschile e ne giustifica pienamente il titolo di ormone dell’amore.

Il paradosso dell’ossitocina

Tuttavia, il tema non è stato approfondito fino in fondo: la produzione di ossitocina è la causa o la conseguenza dell’eccitazione sessuale? Gli scienziati americani dell’Università dello Utah hanno elaborato una panoramica dei risultati ottenuti dagli studi su questo tema negli ultimi 20 anni.

E hanno scoperto con sorpresa che quando ai volontari veniva somministrata l’ossitocina per via nasale, l’eccitazione sessuale in questi soggetti non cresceva rispetto al gruppo di controllo. Si registrava invece una situazione inversa: in presenza di eccitazione si registrava un aumento dell’ossitocina indipendentemente dal sesso dei soggetti testati. L’ormone facilitava l’erezione nei maschi e la lubrificazione nelle femmine.

Stando ai dati dei ricercatori, i massimi livelli di ossitocina sono registrati durante e dopo l’orgasmo. Nei maschi l’ormone garantisce la rapida fuoriuscita degli spermatozoi, mentre nelle femmine stimola la contrazione uterina aiutando le cellule sessuali maschile a raggiungere il loro obiettivo, ossia gli ovuli.

I livelli di ossitocina nei maschi ritornano alla normalità circa mezz’ora dopo l’eiaculazione. Secondo gli scienziati, questa sarebbe la ragione per cui subito dopo l’atto sessuale si percepisce quel cosiddetto “senso di soddisfazione”.

Inoltre, nei soggetti a cui l’ossitocina era stata somministrata per via nasale prima del contatto sessuale l’orgasmo era più intenso, il “senso di soddisfazione” più profondo e il desiderio di ripetere l’atto sessuale maggiore. È emerso che l’ormone è responsabile altresì della sensazione di tranquillità che provano i maschi dopo l’atto sessuale.

Probabilmente, ipotizzano gli autori dello studio, il compito principale dell’ormone dell’amore è creare determinare sensazioni dopo il sesso. E in tal senso risulta interessante sondare in che modo l’ormone agisce sulla sfera psico-emozionale dell’uomo nel suo complesso.

L’ormone della fiducia e… del sospetto

Nella maggior parte dei casi gli uomini che hanno preso parte all’esperimento hanno ricevuto la loro dose di ossitocina dal naso. Sottoporre le donne a simili esperimenti non è altrettanto sicuro perché questa sostanza agisce in maniera significativa sulle loro funzioni riproduttive. Dunque, l’azione psicotropa dell’ormone è stata meglio studiata negli uomini.

Numerosi studi hanno acclarato che nei soggetti maschi grazie all’ossitocina diminuiscono le preoccupazioni e le tensioni, i soggetti stessi diventano più disponibili, guardano l’interlocutore negli occhi, si fidano più dell’altro e ne capiscono più le sensazioni.

Questa condizione favorisce l’instaurazione e lo sviluppo di relazioni a sfondo romantico.

I recenti esperimenti condotti su cavie hanno dimostrato che dopo la somministrazione di ossitocina i soggetti maschi diventano più calmi, sono meno suscettibili allo stress e non rifuggono le situazioni di pericolo. Secondo gli scienziati, questo è dovuto al fatto che la maggior parte dell’ormone è prodotta nell’ipotalamo, ossia quell’area cerebrale preposta a controllare il sistema endocrino. Proprio qui sono prodotte le sensazioni positive.

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Ma esiste un’altra area del cervello che produce anch’essa ossitocina: il nucleo talamico della stria terminale. La sua frequente attivazione produce disturbi e depressione, da qui partono i segnali di pericolo e allerta.

Quando i ricercatori hanno introdotto l’ormone direttamente in quelle aree cerebrali alle quali sono collegati i neuroni del nucleo della stria terminale, le cavie, solitamente non sottoposte a stress, hanno manifestato segnali di preoccupazione.

Sebbene gli autori abbiano rilevato ossitocina in quest’area cerebrale nelle cavie di ambo i sessi, è emerso che nelle cavie femmine lo stress attiva maggiormente la produzione dell’ormone. Secondo i ricercatori questo spiegherebbe perché nelle donne i disturbi legati all’ansia siano più frequenti e persistenti che negli uomini.

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