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Nuova guerra fredda nell’Artico oppure no?

© Sputnik . Vladimir Baranov / Vai alla galleria fotograficaArtico
Artico - Sputnik Italia, 1920, 13.02.2021
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I tempi della guerra fredda potrebbero ripresentarsi nell’Artico in relazione ai tentativi di estendere nella regione l’area di competenza della NATO. Questo è il pensiero di Nikolay Korchunov, ambasciatore del Ministero russo degli Esteri alla cooperazione internazionale nell’Artico.

Nell’intervista rilasciata a Sputnik Korchunov si è espresso in merito all’eventualità di un conflitto armato nella regione che costituisca una minaccia per la Russia, alla possibilità che la Rotta del Mar del Nord venga aperta a qualsivoglia nave. Korchunov, infine, ha parlato del ruolo della Cina nella regione artica.

Ci può spiegare cortesemente qual è il programma della presidenza della Russia nel Consiglio artico nel 2021-2023?

Il programma della presidenza russa riflette i temi fondamentali per la regione artica e si concentra su uno sviluppo sostenibile della regione in grado di combinare armonicamente le componenti ecologica, economica e sociale.

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Gli obiettivi di miglioramento della qualità e delle condizioni di vita della popolazione residente, la necessità di adattarsi alle condizioni climatiche, le minacce alla biodiversità, l’esplorazione economica della regione che è legata a grandi progetti di estrazione e lavorazione di risorse naturali, all’intensificazione dei trasporti commerciali lungo la Rotta del Mar del Nord (SMP) e all’aumento del turismo e del commercio: tutti questi elementi richiedono gli sforzi collettivi di tutti i partecipanti ai Big 8 dell’Artico. Questi e altri aspetti fondamentali per garantire lo sviluppo sostenibile della regione artica saranno al centro dell’attenzione della presidenza russa del Consiglio artico tra il 2021 e il 2023.

Qual è la sua opinione in merito al danno ecologico cagionato all’Artico? In che misura questo costituisce una minaccia per il pianeta?

Considerate le rigide condizioni climatiche della regione le quali limitano le possibilità di implementare attività economiche, il danno ecologico cagionato alla ragione è nel complesso inferiore a quello che interessa invece altre aree degli oceani. A tal proposito sarebbe più corretto parlare della misura in cui la situazione ambientale dell’intero pianeta costituisca una minaccia per i fragili ecosistemi artici. Poi chiaramente anche nell’Artico l’uomo ha lasciato le sue tracce. Nella Federazione Russa e in seno al Consiglio artico lavoriamo per limitare le tracce antropiche nella regione. Questo nostro impegno continuerà anche durante la presidenza russa al Consiglio.

È possibile che l’Artico diventi un’area libera da qualsivoglia attività militare? Oppure c’è il rischio che nella regione si crei una vera e propria corsa agli armamenti?

Nella regione non esistono criticità che richiedono una risoluzione per via militare. Tutte le questioni possono essere risolte al tavolo delle trattative. Dunque, nel complesso riteniamo che le minacce di natura bellica nella regione siano relativamente modeste. Ad ogni modo, l’area è oggetto delle attenzioni dei Paesi NATO che conducono qui alcuni addestramenti militari e di altri Paesi non artici. L’internazionalizzazione dell’attività militare nell’Artico è legata in misura considerevole alle possibilità di appropriarsi delle risorse naturali, allo sviluppo della SMP e delle rotte commerciali dell’Estremo Nord in esito al riscaldamento climatico e allo scioglimento dei ghiacci artici.

Tuttavia, un’analisi dell’attività militare dei Paesi costieri dell’Artico consente di constatare che nessuno nella regione si sta preparando a un conflitto armato.

Al contempo, però, vi sono segnale di un sempre crescente confronto-scontro e di un’escalation militare. A riprova di questo vi sono non soltanto la crescente attività militare, ma anche il passaggio di alcuni Paesi nell’ultimo periodo a una politica di contenimento militare e ad un incremento delle proprie infrastrutture militari sul territorio di altre nazioni artiche. Ad esempio, degno di nota è il tentativo di estendere all’Artico l’area di competenza della NATO. Un simile scenario, unitamente allo stallo delle iniziative di disarmo e ad un indebolimento dei rapporti di fiducia, ci potrebbe riportare indietro di alcuni decenni ai tempi della guerra fredda.

I tentativi di alcuni Paesi di spostare le proprie controversie con altre nazioni nella regione artica non contribuiscono affatto al rafforzamento della cooperazione artica internazionale. A riprova della escalation vi è anche il mancato desiderio di alcune nazioni artiche di instaurare un dialogo regionale multilaterale sul fronte militare, nonché la perdurante retorica accusatoria.

Nel complesso ritengo che il futuro dell’Artico dipenda anche dalla qualità della cooperazione internazionale che riusciremo a costruire perché le criticità dell’Artico e lo sviluppo sostenibile della regione richiedono gli sforzi collettivi di tutti i Big 8. E per questo bisognerà muoversi in tutte le direzioni della cooperazione, anche quella militare.

Cosa ne pensa la Russia della proposta statunitense per cui la Rotta del Mar del Nord dovrebbe essere aperta a tutte le imbarcazioni e le navi militari di tutti i Paesi?

Un simile approccio sarebbe un tentativo di semplificazione della reale situazione a favore di interessi personali.

La SMP include aree marittime caratterizzate da diversi status all’interno delle quali, dunque, le questioni inerenti alla navigazione, anche militare, sono disciplinate in maniera diversa.

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La navigazione di natanti all’interno delle acque della SMP viene effettuata in ottemperanza a principi universalmente accettati e alle norme di diritto internazionale, ai trattati internazionali ratificati dalla Federazione Russa, dalla Legge federale sulla SMP, da altre leggi federali e da disposizioni normative emesse in linea con queste ultime.

Nel quadro della disciplina normativa della navigazione nelle acque della SMP particolare attenzione merita l’art. 234 sulla copertura di ghiaccio della regione di cui alla Convenzione del 1982. Ai sensi di quest’articolo le nazioni costiere vantano il diritto di garantire l’osservanza di leggi e norme non discriminatorie per la prevenzione, la riduzione e il controllo dell’inquinamento marittimo provocato dalle navigazioni dislocate in aree coperte dai ghiacci ai margini della zona economica esclusiva.

Le rigidissime condizioni climatiche di queste aree e la presenza di ghiacci che coprono l’area per la maggior parte dell’anno creano degli ostacoli o comunque un rischio maggiore per la navigazione. Inoltre, l’inquinamento marino può arrecare gravi danni all’equilibrio ambientale o distruggerlo in maniera irreversibile. Ai sensi di succitato articolo in Russia vige apposita disciplina che regola la navigazione lungo la Rotta del Mar del Nord.

Nel complesso l’aumento dell’attività militare e commerciale e le manifestazioni delle singole nazioni nell’Artico, anche con l’intento di attirare player estranei alla regione, non rafforzeranno affatto la sicurezza, la pace e la cooperazione nella regione artica.

Quando è prevista la ricezione di una risposta alla domanda di estensione delle frontiere della piattaforma continentale in Artico? Perché è interessante quest’area e quali sono i piani della Russia in merito?

La domanda russa, presentata nel 2015 alla Commissione dell’ONU per i confini della piattaforma continentale, riguarda l’area sotterranea di superficie pari a circa 1,2 milioni di km2 che si estende per oltre 350 miglia nautiche dalla costa. La piattaforma comprende, tra l’altro, la dorsale di Lomonosov e quella di Mendeleev. Sulla scorta dei risultati delle ricerche condotte nel 2014, la domanda pertiene anche l’area del Polo Nord e la terminazione meridionale della dorsale di Gakkel.

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La prima presentazione della domanda russa alla Commissione venne effettuata il 9 febbraio 2016 in occasione della seduta plenaria della sua quarantesima sessione. La conseguente procedura di disamina delle domande prevede la disamina dei materiali presentati ad opera di una sottocommissione appositamente istituita e composta dai membri della Commissione.

I termini della disamina di singole domande dipendono in larga misura dalla complessità e dal numero di materiali presentati. La portata delle aree oggetto della domanda russa è particolarmente estesa. Nel complesso il processo di disamina della domanda ad opera della sottocommissione si trova in una fase avanzata. Tuttavia, va considerato che, alla luce della emergenza sanitaria, il lavoro della Commissione e di tutte le sue sottocommissioni è di fatto “congelato” dal mese di marzo 2020.

Secondo la Russia, l’aumento delle attività cinesi in Artico costituisce una minaccia?

Consideriamo la Cina uno dei partner strategici nell’Artico. Le società cinesi partecipano ai progetti energetici dispiegati nella penisola Yamal. Gli investitori cinesi controllano circa il 30% del progetto di NOVATEK, Yamal LNG, e sono altresì diventati i maggiori co-proprietari stranieri del secondo stabilimento di liquefazione del gas naturale (Artic LNG-2) del quale possiedono una quota del 20%. La Cina è un importante investitore per le nazioni artiche. Gli investimenti diretti cinesi nell’economia statunitense sono pari a circa 180 miliardi di dollari. Allo stesso modo i cinesi hanno investito decine di miliardi di dollari nell’economia russa.

L’economia cinese cresce nonostante la pandemia. Le società cinesi conservano il loro interesse a entrare in progetti stranieri. Anche Pechino è interessata a diversificare i fornitori di risorse energetiche e le tratte commerciali.

Ultimamente Pechino viene criticata per aver mostrato grande interesse nei confronti della regione artica. Va comunque considerato che questa nazione non artica si astiene dal porre in essere attività di natura militare nella regione contribuendo così a conservare un basso grado di tensioni e a creare un’atmosfera costruttiva per il dialogo. Questo è un buon esempio per gli altri Paesi. Nel Libro bianco della Cina sull’Artico si esprime l’interesse a collaborare con le nazioni artiche in base al principio di osservanza della loro sovranità. Non disponiamo di ragioni di affermare che le attività cinesi a queste latitudini costituiscano una minaccia.

Con l’obiettivo ultimo di garantire lo sviluppo sostenibile della regione la Russia si pone a favore di un partnenariato di lungo periodo con gli altri Paesi, inclusa la Cina.

La Cina dal 2013 è un Paese osservatore del Consiglio artico e con il suo operato fornisce un contributo importante. Sosteniamo la cooperazione bilaterale con questo Paese anche sugli affari inerenti all’Artico: realizzazione di progetti infrastrutturali ed energetici congiunti, iniziative turistiche, ambientali e scientifiche, incremento dei trasporti commerciali sulla Rotta del Mar del Nord.

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