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L'Europa pensa a Samsung e TSMC per aumentare la produzione di semiconduttori

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Circuito integrato - Sputnik Italia, 1920, 12.02.2021
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Per far fronte alle difficoltà produttive emerse in maniera particolare nel corso della pandemia, l'Europa potrebbe considerare il coinvolgimento dei due giganti asiatici del settore.

La dipendenza dagli stabilimenti asiatici e statunitensi di microchip e semiconduttori si sta trasformando sempre più in una vera e propria spada di Damocle per l'industria dell'alta tecnologia europea, che starebbe quindi pensando di rivolgersi a TSMC e Samsung, due dei colossi del settore, per aumentare le proprie capacità produttive.

A lanciare l'indiscrezione è il quotidiano Bloomberg, che sottolinea come le problematiche di reperimento di diversi prodotti di largo consumo e le difficoltà relative alle capacità produttive sul territorio, e che stanno colpendo settori chiavi quali quello automobilistico o nel campo delle comunicazioni, abbiano spinto l'Europa verso simili considerazioni:

"L'Europa sta esplorando le possibilità su come produrre semiconduttori con processi più avanzati dei 10 nanometri e col tempo fino ai 2 nanometri", scrive Bloomberg, citando delle fonti vicine al progetto.

Ed è proprio qui che entrano in gioco TSMC e Samsung che, in qualità di principali produttori per conto di terzi, potrebbero volersi lasciar coinvolgere nel progetto, sul quale peraltro non c'è ancora nulla di deciso.

Finora, delle due aziende asiatiche, è stata la sola TSMC a commentare le indiscrezioni, con la portavoce Nina Kao che non ha escluso "nessuna possibilità", ma chiarendo che l'Europa dovrà "essere molto convincente garantendo incentivi e condizioni favorevoli" qualora decida davvero di puntare su questo accordo.

Il piano di Bruxelles

Il progetto europeo di espansione della base produttiva di semiconduttori ha avuto inizio lo scorso anno, quando Bruxelles ha espresso la volontà di arrivare a livelli di produzione pari ad un quinto dei chip e microprocessori mondiali in termini di fatturato.

"Senza una capacità europea autonoma nella microelettronica, non ci sarà una sovranità europea digitale", erano state le parole del commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton.

Logo Qualcomm - Sputnik Italia, 1920, 04.02.2021
Qualcomm avverte: "La carenza di semiconduttori durerà almeno fino alla metà del 2021"
Da allora, la Commissione europea ha iniziato a lavorare per mettere in piedi un connubio tra le più importanti realtà tecnologiche del Vecchio Continente; un'alleanza che dovrebbe vedere la luce alla fine del primo trimestre 2021 e che dovrebbe poter contare su un bacino di investimento da circa 30 miliardi di euro, una somma considerata non molto elevata se messa in relazione agli investimenti produttivi annuali di colossi quali Samsung e TSMC.

A tal proposito, ricorda Bloomberg, Peter Wenning, CEO di ASML, il principale produttore di macchinari per la produzione di chip, si è dichiarato scettico sul tentativo del blocco europeo:

"Pensare di replicarlo nel breve termine è semplicemente impossibile. Se i governi sono determinati a farlo, serviranno anni per riuscirci, non mesi", ha riferito il dirigente.

Gli effetti della pandemia sul settore dell'elettronica

Con la prima ondata pandemica di inizio 2020, la domanda di chip aveva subito un brusco crollo. Una tendenza alla quale ha fatto da contraltare, dopo pochi mesi, il passaggio allo smart working e alla DAD in decine di Paesi in tutto il mondo.

Un cambiamento che in tempi brevissimi ha portato la richiesta di componenti elettroniche, e di microprocessori in particolar modo, a schizzare nuovamente alle stelle.

La situazione è andata a peggiorare con l'arrivo dei mesi autunnali, quando l'uscita sul mercato di una vasta gamma di prodotti di largo consumo, quali nuovi modelli di smartphone, console da gaming, schede video, processori e altri, ha letteralmente mandato il sistema in tilt.

Giganti dell'elettronica quali Sony, Microsoft, Samsung, Intel, Amd, e Apple, solo per citare alcuni esempi, si sono così trovati a fronteggiare gravi difficoltà dal punto di vista dei processi produttivi, che hanno portato all'esaurimento quasi immediato di tutte le scorte poco dopo il lancio dei prodotti, alcuni dei quali ad oggi rimangono in molti casi di fatto introvabili.

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