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Foibe, il libro “Verità infoibate” riporta alla luce un capitolo dimenticato

Sacrario della Foiba di Basovizza
Sacrario della Foiba di Basovizza - Sputnik Italia, 1920, 10.02.2021
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Il 10 febbraio, a partire dal 2004, si commemorano le vittime italiane che vennero uccise e gettate nelle foibe. È una ferita aperta e una data tutt’oggi controversa, uno degli avvenimenti più dolorosi della storia italiana. “Verità infoibate”, un libro riporta alla luce un capitolo buio sul quale è calato il silenzio per tanto tempo.

“Verità infoibate. Le vittime, i carnefici, i silenzi della politica”, scritto da Fausto Biloslavo e Matteo Carnieletto è un percorso che parte dalle tragedie del passato fino ad arrivare ai campi della morte scoperti in questi anni in Slovenia e all’ammirazione per Tito dell’attuale presidente americano Biden.

I massacri delle foibe, a lungo dimenticati ed ignorati nel dibattito pubblico, tutt’oggi rappresentano un tema che divide. La tragica vicenda in cui persero la vita migliaia di italiani, non solo fascisti, spesso e volentieri viene strumentalizzata politicamente o, ancora peggio, sminuita e dimenticata. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Matteo Carnieletto, co-autore di “Verità infoibate” (Signs Publishing).

— Matteo Carnieletto, qual è la particolarità del libro sulle foibe che ha scritto con Fausto Biloslavo?

— Innanzitutto il nostro metodo di lavoro: non abbiamo fatto un libro storico, ma un libro giornalistico, che ovviamente racconta di quei drammatici fatti storici iniziati subito dopo l’8 settembre del ’43 su quello che era il nostro confine orientale; il libro però contiene tante parti di cronaca. Per esempio una vicenda che riguarda il giorno d’oggi è che siamo andati a ripescare le frasi dette dall’attuale presidente americano Biden in merito a Tito: lo riteneva “un genio particolare”. Un genio particolare, che però massacrava gli italiani. Biden diceva questo perché dopo lo strappo con l’Unione Sovietica Tito ha rappresentato la possibilità di uno stato cuscinetto sul confine fra Est e Ovest che gli Stati Uniti hanno sempre guardato con attenzione. La storia ha sempre dei collegamenti con l’oggi.

Quando si dice “Giornata del ricordo” che celebriamo il 10 febbraio, si può agire in due modi: si può parlare di un ricordo lontano perso nel tempo oppure si può fare davvero una giornata del ricordo dove si cerca di riflettere sui suoi effetti nel presente. Al posto delle foto abbiamo deciso di pubblicare delle illustrazioni fatte dal bravo disegnatore Giuseppe Botte. Nel libro sono presenti dei QR code che permettono sia di sentire il libro letto da Fausto Biloslavo sia di vedere un grandissimo apparato multimediale con video e immagini. Il libro è realmente “immersivo”, un tuffo nella storia e nell’attualità.

— Perché le foibe sono una ferita aperta e una vicenda controversa tutt’oggi?

10 febbraio Giorno del Ricordo - Sputnik Italia, 1920, 10.02.2016
Il Giorno del Ricordo e la tragedia delle Foibe: l'uomo dov'era?
— Perché è stato sbagliato il racconto fatto di questa pagina di storia italiana. Si è detto a lungo e si cerca di dire anche oggi che nelle foibe sono morte poche centinaia di italiani, e quei pochi che sono morti erano tutti fascisti e nazisti. Ecco, non è così. Certamente ci finirono anche dei fascisti e dei nazisti, quegli anni erano tormentati e mostrano anche la brutalità che c’è stata da ambe le parti. Nella brutalità non c’è una parte migliore dell’altra, entrambe le parti hanno compiuto crimini per noi oggi impensabili.

Bisogna ricordare le migliaia di persone morte, che erano semplici cittadini, ed avevano solo una colpa: essere italiani. Due presidenti della Repubblica Italiana hanno parlato di vera pulizia etnica. L’obiettivo dei titini non era solamente la lotta contro il fascismo, ma era anche innanzitutto allontanare gli italiani dall’Istria e della Dalmazia, si volevano far fuori gli italiani di Trieste.

— Di fronte alle vittime come si spiegano i silenzi della politica?

Il Presidente Sergio Mattarella nel corso della celebrazione del “Giorno della Memoria” - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2020
Mattarella: "Foibe furono sciagura nazionale, no al negazionismo"
— È un silenzio imbarazzante, è un silenzio che ancora oggi fa rumore. Solamente nel 2004 è stato istituito il giorno del ricordo, ci sono voluti 60 anni per arrivare al riconoscimento di questo dramma. Oggi che siamo a 75 anni da quegli eventi non c’è ancora unanimità di fronte a quella tragedia. Non dimentichiamoci che nel 2004 ci fu un gesto molto bello, quando il Parlamento votò compatto per la Giornata del ricordo, ad eccezione del partito comunista dell’epoca, questo ha rappresentato una ferita, perché la memoria dovrebbe essere condivisa. Bisogna conoscere ciò che realmente accadde e comprendere che le vittime non erano pericolosi fascisti o nazisti, erano semplici italiani.

​Vorrei concludere con la storia di Federico Rufolo, che oggi ha più di 90 anni. Il giorno del ricordo sono le parole di Federico Rufolo, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e il 4 maggio 1945 venne portato via dai titini con il padre. A dicembre venne a sapere che il padre fu spostato in un altro carcere, poi non seppe più nulla. Ecco, per me la giornata del ricordo è questo: ho sentito Rufolo per telefono pochi mesi fa, aveva la voce rotta dalla commozione, quasi come se fosse rimasto fermo all’epoca quando era solo un bambino, lui chiede tutt’oggi: “dov’è mio padre?”. Bisogna ricordare non soltanto il 10 febbraio, ma tutti i giorni dell’anno, quello che accadde in quegli anni tormentati.

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