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La fine della storia?

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La Terra - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2021
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“La fine della storia? L’inizio di una sciocchezza!” Fu quanto disse Margaret Thatcher a proposito del libro di Francis Fukuyama “La fine della storia e l’ultimo uomo”.

Fukuyama è un politologo americano che divenne internazionalmente famoso dopo la pubblicazione di un suo libro in cui sosteneva che, con la caduta dell’Unione Sovietica, si stava aprendo per tutta l’umanità un futuro in cui il sistema capitalistico, il libero mercato, e la democrazia liberale si sarebbero estesi in tutto il mondo portando con sé la fine di ogni conflitto.

Conseguenza? La fine della storia stessa. Poco tempo dopo lui stesso smentì l’interpretazione letterale delle sue affermazioni ma non servì: fu la storia stessa a dimostrare che si trattava di un errore.

Dopo la fine del duopolio tra USA e URSS le guerre si sono moltiplicate, si sono rinvigoriti i nazionalismi, le rivendicazioni etniche e abbiamo assistito alla nascita di nuove potenze desiderose di esercitare una loro egemonia.

Putin durante una lezione aperta in videoconferenza - Sputnik Italia, 1920, 01.09.2020
Putin: ad alcuni sembrava di essere usciti vittoriosi dalla Guerra Fredda
Invero, la tesi del politologo americano aveva suscitato molto scalpore ma, a ben guardare, non era nemmeno un’idea originale. Prima di lui, chi aveva visto nella possibile caduta dell’impero sovietico un trionfo finale e definitivo dell’umanità era stato un filosofo russo emigrato a Parigi, tale Alexandre Kojève, che fu introdotto a Fukuyama da uno dei primi neoconservatori americani, Allan Bloom, a sua volta allievo del filosofo ultraconservatore Leo Strauss.

Anche le idee di Kojève non nascevano però dal nulla. L’idea che la storia abbia un fine cui tendere (teleologia della storia) e che, una volta raggiuntolo, possa finire è profondamente radicata nel pensiero occidentale e probabilmente ha cominciato a insinuarsi nella cultura dell’uomo europeo con il cristianesimo. A differenza dei filosofi greci che avevano ipotizzato una passata “età dell’oro”, il pensiero cristiano propugnò l’idea di una salvezza umana di là da venire, attraverso un Apocalisse e l’implicita Redenzione.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, anche numerosi pensatori laici hanno inconsciamente sposato lo stesso concetto, portando poi a conseguenze disastrose per l’umanità. La principale differenza tra i millenaristi religiosi e quelli laici sta nel fatto che i primi attribuiscono il raggiungimento della perfezione assoluta grazie alla Provvidenza e i secondi assegnano questa funzione alla scienza. Una seconda differenza sta nel fatto che i primi la immaginano realizzabile nel al di là, i secondi la vogliono qui e ora.

Per confermare quanto sia radicata ed estesa la convinzione che si possa ottenere un mondo perfetto e quindi “chiudere la storia” sarebbe sufficiente limitarsi a Hegel e ai suoi discepoli, di destra o di sinistra, e in particolare a Marx che teorizzò il raggiungimento della società perfetta nel momento in cui il proletariato si sarebbe finalmente liberato dal capitalismo.

Ancora prima di Hegel, fu con il pensiero degli illuministi (cui Marx - e non solo lui - si rifece) che si propagò, senza più trovare ostacoli, l’idea che per l’uomo fosse possibile raggiungere uno “stadio finale” della propria evoluzione. Tra i laici l’idea si veste con un concetto solo apparentemente innocuo: il “progresso”. Ognuno di noi lo ha assorbito e fatto proprio, senza rendersi conto di quanto nefaste conseguenze possano derivarne quando lo si applica alla politica.

© Foto : FlickrMonumento a Karl Marx a Chemnitz, Germania
La fine della storia?  - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2021
Monumento a Karl Marx a Chemnitz, Germania
Parlare di “progresso” nell'organizzazione della società presuppone l’idea che la storia umana si sviluppi per stadi e che ognuno di questi stadi sia migliore di quello che l’ha preceduto. Ne deriva che chiunque creda di aver identificato quale sarà il punto d’arrivo che la storia si è prefisso sarà portato a utilizzare qualunque mezzo pur di condurre l’umanità verso quella direzione. Chi si opporrà sarà identificato come “nemico della storia” oppure come reazionario.

Per noi “occidentali”, noi che abbiamo vinto la guerra fredda, è facile riscontrare l’esempio di una teleologia fallimentare nello sconfitto marxismo-leninismo, ma ci riesce più ostico accettare che anche noi, democratici e liberisti, siamo spesso portatori della stessa fede millenaristica, magari senza renderci conto.

Gli americani sono gli alfieri di questa visione millenaristica della storia e non è necessario rifarsi ai neo-conservatori per notarlo. Già nei secoli precedenti gli USA si percepivano come una “guida” per l’umanità: Ecco Thomas Paine: “E’ in nostro potere dare un nuovo inizio al mondo…La nascita di un nuovo mondo è alle porte” (Thomas Paine- Common Sense-1776). E Melville (quello di Moby Dick): “Noi americani siamo un popolo speciale, il popolo eletto, l’Israele dei nostri tempi. Portiamo sulle nostre spalle l’arca delle libertà del mondo” (White Jacket-1850).

© Foto : Public domainIllustrazione della prima edizione del romanzo " Moby Dick"
La fine della storia?  - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2021
Illustrazione della prima edizione del romanzo " Moby Dick"

Sono, e siamo, talmente sicuri che la democrazia liberale sia un “progresso politico” del genere umano da dare per scontato che debba andare bene per ogni società, per ogni latitudine e per ogni cultura.

Crediamo così fermamente che essa rappresenti il modello cui tutti debbano arrivare da decidere di imporla, perfino con la forza, ai più reticenti. La convinzione che non abbiamo più il coraggio di contestare è che ogni popolo la desideri e voglia esercitarla subito e che siano soltanto dei dittatori senza scrupoli ad opporsi al naturale cammino della storia.

National Guard members take a staircase toward the U.S. Capitol building before a rehearsal for President-elect Joe Biden's Presidential Inauguration in Washington, Monday, Jan. 18, 2021 - Sputnik Italia, 1920, 20.01.2021
Anche Joe Biden “esporterà la democrazia” a suon di bombe?

Diamo per scontato, senza più nutrire dubbi, che il sistema politico che noi abbiamo sviluppato e che ci piace così tanto si possa applicare a chiunque viva su questa terra e che, per quanto riscontriamo qualche piccolo difetto nella nostra organizzazione sociale, non sia concepibile che altri possano non desiderarlo. Tuttavia, mentre predichiamo a gran voce i “diritti umani”, la libertà, l’uguaglianza, nascondiamo a noi stessi le contraddizioni che dentro le nostre società stanno crescendo. Se avessimo la forza di guardare con obiettività, vedremmo che la nostra democrazia si sta trasformando sempre di più in una selezione in base al censo e vi trionfa più il denaro delle idee. Per vincere una campagna elettorale servono sempre più soldi e, se non si hanno, occorre accettarli da chi poi ce ne chiederà conto.

© Foto : Adrian Grycuk CC BY-SA 3.0 from Wikimedia CommonsAula della Corte Europea dei Diritti Umani
La fine della storia?  - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2021
Aula della Corte Europea dei Diritti Umani
In teoria, ma solo in teoria, ogni cittadino americano potrebbe diventare Presidente degli Stati Uniti ma chiedete quanto costa organizzare una partecipazione alle primarie o quanto sia necessario spendere anche soltanto per diventare Senatore di un singolo Stato della Federazione. Sono necessari milioni di dollari (per la corsa alla Presidenza occorrono miliardi). Chi potrà permetterselo? È indubbio che la democrazia liberale tuteli meglio di altri sistemi la libertà individuale ma fino a che punto? E a quale prezzo?

E come va con il nostro totem della assoluta libertà di mercato e della “benefica” globalizzazione? Per un certo momento siamo tutti stati convinti che fosse l’unico metodo possibile per creare ricchezza e distribuirla equamente. Nessuno osava più contestare che questo fosse il destino di tutta l’umanità e che fosse nostro dovere suggerirlo, e magari imporlo, a tutto il globo.

Oggettivamente, dal dopoguerra alla fine del secolo è sembrato funzionare: la ricchezza globale è cresciuta, la classe media si è estesa e le differenze tra i più ricchi e i più poveri si sono ridotte. È stata però un’illusione durata pochi decenni. L’attività economica è andata finanziarizzandosi e l’economia reale assottigliandosi. La pretesa che il liberismo (e non parlo del liberalesimo) fosse risolutivo in senso positivo per qualunque parte del mondo e per qualunque cultura è stata contraddetta dalla realtà.

Già lo scriveva Aristotele nella sua “Politica”: "…dove i capi hanno il potere in forza della ricchezza, siano essi pochi o molti, ivi si ha l’oligarchia, dove invece lo hanno i poveri, la democrazia…”. Ebbene, oggi la globalizzazione ha portato allo strapotere di poche multinazionali, la classe media si contrae ovunque e mentre i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più tali.

Il conservatore Edmund Burke scriveva: “Schemi molto plausibili, molto condivisibili all’inizio, portano spesso a conclusioni vergognose e sventurate”. Lo stesso Adam Smith, cui si vuol fare risalire il concetto della libertà di mercato come valore, aveva messo in guardia dalle possibili conseguenze degeneri di una libertà senza controllo, e ciò nonostante lui stesso vedesse in quel sistema economico la mano millenaristica della Provvidenza e il raggiungimento finale dell’evoluzione umana.

© Fotolia / Cosmind1Statua di Aristotele
La fine della storia?  - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2021
Statua di Aristotele

Cosa pensare dunque?

Yana Ehm, deputata del Movimento 5 Stelle e membro della commissione Esteri - Sputnik Italia, 1920, 29.01.2021
Revoca export armi, Ehm: “Un passo verso la pace, si pone rimedio alle scelte passate”
Forse, sarebbe bene che imparassimo a mettere da parte le nostre “certezze indiscutibili” e soprattutto la convinzione che la storia abbia un’unica direzione e che siamo proprio noi a conoscerla. Forse sarebbe bene convincerci che non esistono valori assoluti esportabili ovunque e validi per tutti, bensì che tutti gli esseri umani vivono con valori relativi ad ogni epoca e ogni cultura. In questo caso, ogni soluzione, ogni metodo di organizzare la società e l’economia possono solo essere locali e contingenti.

Sarebbe bene convincerci che non esiste una ricetta talmente eccezionale da risolvere i problemi di tutti e per sempre. Piuttosto, sarà preferibile accettare l’idea che il legittimo desiderio di migliorare le condizioni di vita e l’organizzazione delle nostre società passi attraverso riforme graduali che sapremo essere imperfette e mai definitive.

Che le libertà individuali, che per noi rimangono un valore, vanno tutelate all’interno di un sistema che includa tanti diritti ma solo se accompagnati da altrettanti doveri. Che, poiché non esiste “una fine” della storia né “un fine” della stessa, gli obiettivi che ogni società si auto-propone riguardano quella stessa società e nessuno deve poter arrogarsi il diritto di imporre ad altri la propria soluzione.

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