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Sars-CoV-2: è tutta colpa del riscaldamento globale

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Un pipistrello - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2021
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I pipistrelli sono portatori di oltre 3.000 specie di coronavirus, e il cambiamento climatico e l'innalzamento delle temperature ha portato molte specie di questo mammifero in prossimità dei centri urbani, causando molti spillover.

Secondo un recente studio della Cambridge University e pubblicata sulla rivista Science of the total environment, il riscaldamento globale e la comparsa dei coronavirus nelle foreste del Sud della Cina hanno una correlazione abbastanza stretta.

In particolare i coronavirus veicolati dai pipistrelli, in media ne portano con sé 2,7, si muovono a bordo del mammifero mentre questi cambia il suo habitat di vita a causa delle mutate condizioni ambientali dei luoghi in cui ha sempre vissuto.

La ricerca, riporta l’Ansa, ha monitorato i cambiamenti climatici che avvengono nella vegetazione della provincia meridionale dello Yunnan in Cina, in Myanmar e in Laos.

Il riscaldamento modifica la vegetazione e con essa cambiano anche le “abitudini” degli animali. Anche i pipistrelli nel Sud della Cina, che sono portatori di oltre 100 coronavirus individuati dagli scienziati, si spostano con il modificarsi della vegetazione e delle temperature.

© Foto : PixabayIllustrazione raffigurante il riscaldamento globale
Sars-CoV-2: è tutta colpa del riscaldamento globale - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2021
Illustrazione raffigurante il riscaldamento globale

 

In questo movimento vengono a maggior contatto con l’uomo, il quale nel frattempo continua a distruggere boschi e foreste per fare posto all’urbanizzazione sfrenata.

L’incontro nefasto tra questi due fenomeni, a cui si aggiungono gli usi e costumi alimentari di determinate popolazioni, portano a quello che è noto come zoonosi (spillover) o salto intraspecifico.

Il primo ricercatore dello studio, Robert Beyer, ha riferito che negli ultimi 100 anni la provincia dello Yunnan è divenuto l’habitat ideale per molte specie di pipistrelli.

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Ciò causa l’interazione tra animali che prima non erano mai entrati in contatto tra loro perché abitavano in zone climatiche e territori completamente diversi. Il salto dei patogeni da una specie all’altra porta all’evoluzione del virus, o dei virus, spiega il ricercatore, “rendendoli più dannosi nel trasmettersi”.

Nel mondo, spiega ancora il ricercatore, di coronavirus noti ne abbiamo 3.000 veicolati dai pipistrelli. Questi sono spesso dei portatori sani, che quasi mai mostrano sintomi riferibili.

Non è solo la Cina

Ma il fenomeno non riguarda certo solo la Cina. I ricercatori hanno evidenziato come anche in Africa Centrale ed in Sud America e Centro America, vi sono delle criticità.

Vedasi in Sud America, ad esempio, la violenta deforestazione dell’Amazzonia per fare posto alle coltivazioni che debbono foraggiare la crescente esigenza di vegetali da parte del mondo occidentale, sempre più vegano.

Meno urbanizzazione

I ricercatori chiedono quindi una minore urbanizzazione, tra le soluzioni che possano consentire di creare una sorta di “cuscinetto” tra noi e il regno degli animali.

Fintanto che continueremo a disboscare per costruire nuovi parchi e ville a contatto con la natura, fintanto che continueremo a perlustrare nuovi "cibi" come gli insetti e animali esotici, lo spillover continuerà a essere a portata di forchetta.

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