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Un drago con tante teste, quale Draghi governerà l'Italia?

© Foto : Facebook account of Sergio CesarattoSergio Cesaratto, ordinario di Politica monetaria e fiscale dell’Unione Economica e Monetaria europea
Sergio Cesaratto, ordinario di Politica monetaria e fiscale dell’Unione Economica e Monetaria europea - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2021
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C’è un Mario Draghi del rigore dei conti e delle politiche lacrime e sangue e c’è un Draghi del rilancio della spesa pubblica e del debito come risposta alla crisi sanitaria. Alcune riflessioni del prof. Sergio Cesaratto sulle possibili scelte e indirizzo economico dell’esecutivo presieduto dall’ex governatore della BCE.

“Un drago con tante teste” e fra queste c’è quella del Mario Draghi che al Simposio annuale delle banche centrali di Jackson Hole, nell’ agosto 2014, sfidò la Germania sulle politiche di Austerity, citando Keynes. Lo ricorda, intervistato da Sputik Italia, il professore Sergio Cesaratto, ordinario di Politica monetaria e fiscale dell’Unione Economica e Monetaria europea all' Università di Siena.

Ma il nome di Draghi è legato anche alle politiche di austerità richieste all’Italia nella lettera firmata con Trichet nel 2011, politiche impopolari di lacrime e sangue che un governo tecnico potrebbe nuovamente imporre in un momento di profonda crisi economica dovuta alla pandemia.

© Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)Il Prof Mario Draghi arriva al Quirinale
Un drago con tante teste, quale Draghi governerà l'Italia?  - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2021
Il Prof Mario Draghi arriva al Quirinale

Del resto c’è anche chi ipotizza che un no a Draghi possa far esplodere lo spread ed esporre l’Italia ad una speculazione dei mercati, avviando il Paese verso il default. Di questi temi abbiamo discusso con il professor Cesaratto, per alcune valutazioni e previsioni.

— Clericetti su Repubblica ha paragonato un’eventuale sfiducia a Draghi all'annuncio di un'uscita dall'Euro. Ritiene possa causare davvero un'impennata dello spread ed esporre l'Italia alla speculazione dei mercati?

— E’ possibile. Se Draghi fallisse e si andasse ad elezioni, con una probabile vittoria del centrodestra lo spread risalirebbe come già avvenuto nelle precedenti elezioni.

— Non dovremmo essere tutelati dal "bazuka” europeo da un’impennata dello spread?

— Fino ad un certo punto. Il Quantitative Easing (QE) potrebbe non essere sufficiente. Quando Draghi nel 2012 lanciò il famoso “Whatever it takes”, questo si tradusse nel Outright Monetary Transactions (OMT), un’operazione di acquisto illimitato di titoli di stato subordinata all’adesione dell’Italia e Spagna al MES, cioè ad un programma di aggiustamento guidato dalla Troika. Bastò la minaccia di intervento per tranquillizzare i mercati. In caso un attacco speculativo, in questa situazione di pandemia l’Italia si avvicinerebbe al default più rapidamente del 2012, l’ombrello non sarebbe il QE ma l’OMT, e questo  può significare il MES.

Non è molto democratico che i mercati minaccino le scelte politiche di un Paese, da un lato, dall’altro, diciamolo onestamente, io non sono un europeista o un pro-euro, ma se delle forze politiche si dichiarano antieuropeiste e minacciano l’uscita dall’euro, ci si espone ai mercati. Quindi se Draghi fallisse, con nuove elezioni ci potremmo trovare in situazioni drammatiche di attacco dei mercati. Ma Bagnai e Borghi fanno dichiarazione pro-Draghi, la Lega cerca dunque di accreditarsi come forza responsabile.

— C’è un condizionamento evidente dei mercati?

— Questa è la logica di un’unione monetaria che è la negazione per molti versi della democrazia.

— Quale Mario Draghi dovremo aspettarci quello della lettera all'Italia del 2011 o quello nell'editoriale del FT dello scorso marzo chiedeva più elevati livelli di debito pubblico?

— Draghi è un socialconservatore cattolico, però è un uomo che si adatta. Un drago con tante teste, per usare una metafora, e tra queste c’è il Draghi del famoso discorso a Jackson Hole del 2014 alla riunione annuale dei banchieri centrali, quando attaccò la Germania e le politiche imposte da Berlino, dicendo che il problema vero era il rilancio della domanda aggregata, arrivando a citare Keynes dicendo che i danni del non fare sono molto maggiori dei pericoli del fare.

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Quello che mi aspetto adesso è un Draghi moderato, non il Draghi dell’austerità.  Credo anzi che sarà molto attento a non prefigurarsi come un nuovo Mario Monti. Ma non ci si può aspettare che riesca dove solo una nuova governance europea può riuscire.

Tuttavia dire che Mario Monti doveva tagliare la spesa mentre ora Draghi ha un sacco di soldi da spendere con il Recovery Fund, e che quindi la sua politica non sarà lacrime e sangue, è una sciocchezza. Mi pare che su questo Recovery Fund si facciano molte illusioni.

— Perché?

— E’ un’illusione che Draghi possa fare miracoli con i soldi del Recovery Fund. E’ vero che  i prestiti avranno tassi bassissimi  da restituire 30 anni e in una certa misura riceviamo sussidi europei, però per la maggior parte le spese programmate erano già a bilancio, quindi la spinta propulsiva netta sarà ridotta, tanto più che le spese sono su più anni . Chiaro che se il RF porta una accelerazione  degli investimenti sul modello del ponte di Genova ci sarà uno stimolo all’economia. La ripresa è comunque condizionata dalla situazione sanitaria e quindi dall’efficacia dei vaccini.

— Con un governo Draghi reddito di cittadinanza, stop a licenziamenti e sfratti e quota 100 sono davvero a rischio?

— In parte sì ma non credo ci sia la possibilità di un programma di lacrime e sangue. I redditi di chi ha perso l’occupazione vanno in qualche modo sostenuti. E’ anche chiaro che il Paese ha delle priorità che sono il rilancio degli investimenti pubblici, la ricerca pubblica, l’istruzione e quindi anche cercare di creare nuovi posti di lavoro piuttosto che sussidiare.

Sarebbe bene che le risorse vadano agli investimenti, infrastrutture, sostegno alle imprese e creazione d’imprese in settori promettenti, quindi una politica industriale molto più incisiva, utilizzando anche le partecipazioni statali. Ecco su questo c’è una grande macchia nera su Draghi perché fu il protagonista della svendita dell’industria pubblica italiane per andare poi a lavorare alla Goldman Sachs.

Un drago con tante teste, quale Draghi governerà l'Italia?  - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2021
Goldman Sachs

— Quindi non possiamo aspettarci un rilancio delle politiche industriali magari attraverso l’ingresso di capitali statali?

— Un cattolico social conservatore come Draghi non credo sia sensibile a una politica industriale più avanzata, tanto più in vista dalle obiezioni dell’Europa e in particolare di Francia e Germania dinnanzi a politiche del genere. Dubito tuttavia che possa tornare a una politica di privatizzazioni. Abbiamo visto durante la pandemia che non si può dipendere dall’estero. 

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— L’Europa chiederà a Draghi delle riforme lacrime e sangue in cambio del Recovery Fund?

— Siamo già in una situazione di sofferenza sociale, che non può essere affrontata con l’austerità. Draghi sa benissimo che le politiche di austerity prostrano un Paese. La situazione è drammatica, soprattutto in certi settori come il turismo, e non ha senso aggravarla con lacrime e sangue.

— Il Mes? Con Draghi l’Italia lo chiederà e soprattutto: ne ha di bisogno?

— Io trovo disdicevole che l’Europa subordini degli aiuti sanitari al meccanismo del Mes. Per la sanità avrebbe dovuto fare un programma apposito, come lo SURE per la disoccupazione, finanziato con dei titoli europei.

Di per sé i 32 miliardi per la sanità dall’Europa sarebbero utili, ma non attraverso il Mes. Draghi sa che il Mes è indigesto: i M5S potranno cedere su tutto ma non credo cederanno su questo.

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