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“Vagin”, il gin made in Bologna contro gli stereotipi di genere

© pagina facebookGin Vagin prodotto a Bologna
Gin Vagin prodotto a Bologna - Sputnik Italia, 1920, 04.02.2021
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“Volevamo decostruire l’immagine del gin serioso”, ha ammesso Francesca Fiumara, ideatrice insieme a Tiziano Ballardini del distillato entrato in commercio a fine dicembre, dopo più di un anno di pratiche legali per far accettare il marchio.

Tutto è nato proprio dal nome, ha raccontato Ballardini, 34 anni, all’agenzia Dire: “Volevamo portare un prodotto che avesse personalità, che non seguisse la tendenza del gin serio e di nicchia con l'ingrediente raro.

Abbiamo deciso di produrre qualcosa che avesse un concetto alle spalle e siamo partiti dal nome, che è appositamente trash, per portare un po' di simpatia in questi locali così 'tirati'”.

Nome rifiutato in prima battuta per il "buoncostume"

Ma proprio il nome ha creato non poche difficoltà. “In prima battuta ci è stata rifiutata la registrazione del marchio Vagin perché non rientrava nei canoni del "buoncostume", ha raccontato Fiumara, 26 anni. "Canoni che francamente troviamo abbastanza obsoleti - ha aggiunto - penso che nel 2021 si possa pronunciare tranquillamente la parola vagina’ anzi, dovrebbe essere detta più spesso, piuttosto che altri termini più denigranti“. 

Dopo il rifiuto, la coppia ha presentato ricorso, chiarendo innanzitutto che il prodotto era destinato a un pubblico adulto, quindi il loro legale ha raccolto tutti “i nomi diciamo scabrosi di alcolici, dalla birra Minchia, al vino Durello, fino alla Passerina”.

E dopo una battaglia legale di un anno e mezzo i due creativi sono riusciti a far riconoscere ufficialmente il loro marchio.

"Decostruire l'immagine del gin serioso"

E se “l’ispirazione della ricetta parte da una base classica”, ha spiegato Ballardini, “l’ingrediente più particolare è il pepe rosa che dà un po’ il tratto distintivo, legandosi al concetto di piccantezza, non tanto nel sapore, che è solo un lieve calore alla fine, ma all’idea piccante del gioco di parole”.

Un gioco di parole per “decostruire l’immagine del gin serioso, antico e londinese, legata anche alla figura maschile del barman hipster coi baffoni”, ha sottolineato Fiumara, responsabile della comunicazione.

“Volevamo proporre qualcosa di avanguardistico e ironico, che spezzasse questa serietà ed elitarismo dei bar”.
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