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Export, Sace: la pandemia ha evidenziato "le potenzialità inespresse del Mezzogiorno"

Prodotti italiani
Prodotti italiani - Sputnik Italia, 1920, 04.02.2021
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Questa la fotografia sull’export territoriale scattata dalla Sace, secondo cui a fronte di un calo dell'export su quasi tutto il territorio nazionale, "lo shock della pandemia ha messo ancor più in risalto le potenzialità inespresse del Mezzogiorno”.

Lo studio condotto dalla società di Cassa Depositi e Prestiti specializzata nel sostegno alle imprese italiane che vogliono crescere nel mercato mondiale ha fatto registrare nei primi nove mesi del 2020 un forte calo dell’export su quasi tutto il territorio italiano rispetto allo stesso periodo del 2019 (-12,5%), con una dinamica meno negativa della media nel Mezzogiorno (ad esclusione delle Isole), grazie alle ottime performance dei prodotti agroalimentari e del Molise.

Il Sud Italia tiene meglio del Nord

“L’area che nel complesso ha risentito meno delle ripercussioni negative sulla domanda dei propri prodotti da parte di Paesi stranieri è stata quella che già nel 2019 aveva registrato una crescita superiore rispetto alla media nazionale: il Mezzogiorno”, si legge nell’analisi. 

Un risultato frutto di due fattori: il primo di carattere settoriale, ossia la propensione per l’agroalimentare che, nonostante la crisi, è riuscito a mantenersi in crescita; il secondo di carattere geografico, dato dall’eccezionale performance che ha registrato il Molise, con un incremento delle esportazioni del 31,4%.

Gli studiosi hanno infatti precisato che in Campania, Puglia, Abruzzo, Basilicata, Molise e Calabria il tasso medio di crescita del comparto di alimentari e bevande nei primi nove mesi del 2020 è stato del 10,1% rispetto allo stesso periodo del 2019, contro la media nazionale pari all'1,3%. E fra le regioni italiane, è stato il Molise a registrare la crescita più ampia nel settore alimentare in termini percentuali (+30,5%), con "picchi" nei settori dell’estrattiva (+11.986% dei primi tre trimestri del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019) della farmaceutica (+396%) e dei mezzi di trasporto (+63,9%).

Da parte loro, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, pur continuando a giocare ruoli da protagoniste per l’export nazionale, hanno visto un calo in quasi tutti i settori esportativi, in particolare nella meccanica e nel tessile e abbigliamento. Anche in queste regioni, il comparto agroalimentare è quello che ha saputo contenere maggiormente gli effetti negativi, e in alcuni casi addirittura accrescere le proprie vendite oltreconfine.

"Nel Mezzogiorno una domanda di 17 mld ancora inespressa"

Di fronte a "una tenuta del Sud Italia superiore a quella del Nord", gli studiosi hanno evidenziato le "elevate potenzialità del Meridione" ancora inespresse "messe in risalto dallo shock pandemico".

"Un confronto con le performance dei peer, la similarità tra domanda e offerta di export e le prospettive di crescita del mercato, evidenzia una domanda di circa 17 miliardi di euro ancora inespressa. In particolare, tra i mercati a maggiore potenziale emergono Stati Uniti (3 miliardi di euro), Francia (1,7 miliardi), Germania (1,43 miliardi), Spagna (1,42 miliardi), Cina (700 milioni), Turchia (315 milioni), Messico (488 milioni) e Qatar (250 milioni)".

Vendite all'estero in ripresa tra luglio e settembre

Sace evidenzia quindi che tra luglio e settembre è stata comunque registrata una generale ripresa delle vendite all’estero (+24,1% congiunturale), tornate quasi ai livelli del primo trimestre del 2020.

“È una buona notizia che segna la ripartenza della domanda estera, tanto importante per l’economia italiana”. 

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