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La parabola del "premier per caso": che ne sarà di Conte?

© Foto : Filippo AttiliIl presidente del Consiglio Giuseppe Conte
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Da "garante" del contratto fra Lega e Cinque Stelle ha saputo farsi largo sulla scena politica fino a diventarne protagonista, ma ora rischia di essere rimpiazzato.

Da “premier per caso” a protagonista della politica italiana. È la parabola di Giuseppe Conte, l’avvocato rampante originario di Volturata Appula, comune del Foggiano, che dagli studi legali più blasonati è passato ad essere “l’avvocato del popolo”.

Così si è presentato quando nel 2018 Movimento 5 Stelle e Lega hanno deciso di convergere sul suo nome per guidare il “governo del cambiamento” che stava per nascere. Luigi Di Maio, allora candidato premier, l’aveva proposto come ministro alla Pubblica amministrazione. Ma in una notte, come raccontano i bene informati, si fa largo l’idea di portare Conte a Palazzo Chigi come garante del patto di governo giallo-verde.

Il suo curriculum è di tutto rispetto: si laurea in giurisprudenza con 110 e lode, vanta (al netto delle smentite) diverse esperienze accademiche internazionali, diventa professore ordinario di diritto privato vincendo il concorso all’Università Federico II di Napoli. Finirà a insegnare la stessa materia a Firenze e alla Luiss, mentre continua ad esercitare la professione forense.

L’esordio nel 2018 è da premier “commissariato” dai due vice di peso, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. La sua stella è oscurata dai due leader dei partiti di governo.
© Foto : Francesco AmmendolaIl Prof. Giuseppe Conte nel corso delle dichiarazioni in occasione del conferimento dell’incarico, Quirinale 31/05/2018
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Il Prof. Giuseppe Conte nel corso delle dichiarazioni in occasione del conferimento dell’incarico, Quirinale 31/05/2018

L’idillio, però, dura poco più di un anno. E appena l’alleanza inizia a scricchiolare è proprio Conte a scendere in campo, per dimostrare di non essere soltanto un mero esecutore.

Per alcuni commentatori è da questo momento che inizia ad emergere il suo lato “vendicativo” e “trasformista”. Nella pazza estate del Papeete sarà protagonista di una dura requisitoria in Senato contro il leader leghista. Conte lo accuserà di “mettere a rischio l'Italia per perseguire gli interessi personali e del suo partito”.

Si apre la crisi di governo e, a sorpresa, a spingere avanti Conte arriva anche un chiaro endorsement dell’allora presidente americano Donald Trump. Il tycoon definiva “Giuseppi” un “uomo talentuso”. “Spero che resti primo ministro”, aveva messo nero su bianco in un tweet.

E in effetti, poche settimane dopo, invece delle elezioni, auspicate da Salvini per capitalizzare un consenso ai massimi storici, arriva un inatteso matrimonio tra grillini e Dem. Nasce il Conte Bis. La svolta gli fa guadagnare consensi in Europa e sui mercati. Ma il premier non ha neppure il tempo di ambientarsi con la nuova maggioranza, che arriva la pandemia.

Una tragedia che per l’ex “avvocato del popolo” rappresenta una vera e propria occasione. Non a caso Politico, lo scorso dicembre, lo annoverava fra i personaggi più influenti in Europa, candidandolo a diventare “il leader più stabilizzante nella storia moderna italiana e rivendicare una nuova era di unità fiscale per l'Ue".

Un traguardo connesso all’utilizzo dei 209 miliardi in arrivo con il Recovery Fund. Un “biglietto della lotteria”, secondo lo stesso giornale statunitense.

​Inizia l’era dei Dpcm e delle dirette social curate nei minimi dettagli dal Richelieu Casalino. La popolarità del premier che entra ogni settimana nelle case degli italiani cresce. Tanto che i sondaggisti oggi danno un eventuale partito guidato da Conte in una forbice compresa tra il 10 e il 20 per cento.

Ma con la crisi economica che inizia a mietere vittime e l’Italia che vanta il record di morti in Europa per il Covid, le conferenze stampa iniziano a diventare a numero chiuso. I giornalisti che fanno domande si riducono sempre di più.

C’è chi parla di dittatura e chi accusa il premier di immobilismo. La nuova maggioranza inizia a scricchiolare ad inizio dicembre, sul voto della riforma del Mes.

I malumori crescono sempre di più, finché è Italia Viva ad accusare il “premier accentratore” di voler gestire da solo, con l’ennesima task force, i soldi del Recovery Fund, e di non voler cedere la delega ai servizi segreti. Nel giro di qualche settimana si arriva allo strappo definitivo con il passo indietro delle ministre renziane.

Il resto è cronaca. Quella delle ultime ore racconta di un premier preoccupato dopo la decisione di Mattarella di incaricare il presidente della Camera, Roberto Fico, di mettere d’accordo i partiti della vecchia maggioranza attorno ad un nome.

Giovedì Conte ha chiamato Renzi e i pontieri sono al lavoro per una possibile ricucitura con Italia Viva. Il Pd e il M5S convergono sul suo nome, ma il Movimento è spaccato tra chi dice ‘si a Conte’ e chi urla ‘mai più con Renzi’. E una maggioranza senza Italia Viva, al momento, non esiste.

Secondo un retroscena pubblicato dal Giornale.it, un Conte Ter “non è scontato”. Nel palazzo si trama per “scaricare Conte, in favore di un altro presidente del Consiglio, o addirittura alla formazione di un esecutivo istituzionale”. Chissà se il premier trasformista riuscirà a spuntarla anche stavolta.
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