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Candidato alla presidenza in Libia: vogliamo che i mercenari lascino il Paese

© Sputnik . Andrey SteninLa crisi in Libia
La crisi in Libia - Sputnik Italia
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Sharif al-Wafy, candidato presidente del nuovo Consiglio presidenziale libico, ha dichiarato di aver ufficialmente consegnato la sua candidatura per il mandato di presidente.

Nell’intervista esclusiva rilasciata a Sputnik, primo fra tutti i media internazionali, al-Wafy ha svelato alcuni importanti elementi e problemi del suo programma sui quali è intenzionato a lavorare durante la campagna elettorale.

— Il Consiglio presidenziale libico dovrà affrontare tutta una serie di criticità. A Suo avviso, quali passi dovranno essere compiuti per primi qualora si troverà ad assumere questo incarico?

— In merito al programma d’azione, ci tengo a notare subito che il Consiglio presidenziale ha poteri che in un certo qual modo esulano dalle competenze governative. Tuttavia, tra il Consiglio presidenziale e il governo vige una certa sintonia in quanto fino a fine anno si lavorerà per concludere la procedura di ripartizione dei poteri.

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Anzitutto, è necessario lavorare sull’unificazione degli enti e sulla conclusione del processo di conciliazione nazionale: risarcimento dei danni, rafforzamento della fiducia reciproca, rimpatrio degli sfollati. Solo allora riusciremo a creare una solida piattaforma comune per lo svolgimento delle prossime elezioni. E questo va di pari passo con la necessità di vagliare con attenzione le questioni relative alla sicurezza e all’economia.

— Si ritiene che le questioni relative alla conciliazione nazionale siano tra le più importanti. Quali sono i meccanismi tramite cui intendete risolvere questi problemi?

— Senza ombra di dubbio la conciliazione nazionale è fondamentale perché sarebbe altrimenti impossibile preparare il Paese a un periodo di pace e alle elezioni. Inoltre, fondamentale è anche il rimpatrio di tutti gli sfollati. Solo allora potremo concentrarci sull’esecuzione di altri importanti passi.

— L’unificazione di tutti gli organismi, soprattutto se ci riferiamo a quelli militari, è un obiettivo molto complesso. A Suo avviso è sufficiente il tempo che ci resta fino alla fine dell’anno per portare a termine un compito del genere?

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— Stiamo seguendo da vicino tutte le discussioni portate avanti dal comitato militare, sosterremo la politica militare finché non sarà realizzata nella pratica. Siamo molto interessati a questo tema.

— A breve termine il Consiglio presidenziale si occuperà di risolvere la questione relativa all’espulsione dal Paese di basi e militanti stranieri?

— Tutti i cittadini libici vogliono che i mercenari stranieri lascino il Paese e che la Libia riacquisti finalmente la stabilità e la sicurezza. Ma ovviamente intendiamo sollevare la questione a livello internazionale.

— La situazione economica in Libia è oggi molto difficile. Qual è la Sua idea di piano per far uscire il Paese dalla crisi?

— Ovviamente per riforme di così ampio spettro abbiamo pochissimo tempo. Da parte nostra ci impegneremo per rendere possibili le riforme economiche facendo affidamento sui principali esperti di cui disponiamo e sull’aiuto del Ministero dell’Economia.

— A Suo avviso, il nuovo Consiglio presidenziale riuscirà a risolvere il problema delle ingerenze esterne negli affari libici e a ripristinare nuovamente un equilibrio in materia di politica estera?

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— Il Consiglio presidenziale e il governo libici sono il risultato del dialogo tra i vari player che agiscono sotto l’egida dell’ONU. Pertanto, tutte le questioni relative alle ingerenze esterne o alla partecipazione della Libia nella comunità internazionale dovranno essere risolte seguendo le stesse modalità.

— Alcuni ritengono che il periodo preliminare fissato a una durata inferiore all’anno potrebbe non valere il rischio di concorrere per il mandato di presidente. Chi vincerà, infatti, perderà il diritto di partecipare alle proprie elezioni che saranno più serie. Cosa L’ha spinta a proporre la sua candidatura ora e a non prepararsi invece alle elezioni di dicembre?

— Sono d’accordo con il fatto che questo mandato preliminare non sia commisurato al rischio. Personalmente non mi ritengo una di quelle persone che gode di grande popolarità tra i libici in tutti gli strati della popolazione e in tutte le regioni del Paese. Non ho alcuna ambizione di tipo personale.

Non ho mai tentato di accaparrarmi un seggio e non sono mai stato sospettato di corruzione. Avrei il desiderio di candidarmi alle prossime presidenziali in Libia, ma la stabilità del mio Paese è per me di gran lunga più importante che un mandato presidenziale pluriennale.

— Torniamo al problema degli sfollati. Come pensa che sarà possibile attuarne il rimpatrio?

— Come già detto, gli sfollati rientrano nell’alveo di quei problemi che ci preoccupano maggiormente. Abbiamo tentato anche in passato di risolvere la questione, ma il conflitto armato ci impediva di avviare una operazione di rimpatrio su larga scala. Pertanto, con la istituzione del Consiglio presidenziale e con l’inizio del mandato, potremo lavorare alla risoluzione della crisi e al ricongiungimento delle famiglie libiche.

— In cosa consistono i punti principali del Suo programma?

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— Come ho già menzionato, ci concentreremo anzitutto sull’unificazione degli organismi pubblici, sul risarcimento dei danni, sul rimpatrio degli sfollati, sulla riconciliazione nazionale, sul rafforzamento della fiducia. Inoltre, non dimenticheremo gli aspetti legati alla sicurezza e alla preparazione del Paese alle elezioni presidenziali e parlamentari. Nell’alveo delle nostre responsabilità rientra anche la tempestiva transizione del potere a favore del governo eletto.

— Come vede dal canto Suo la collaborazione con la Russia in merito alla risoluzione della questione libica?

— La Russia è un Paese amico che è presente in Libia da molto tempo per aiutarci a risolvere la crisi. Confermo che manterremo assolutamente relazioni amichevoli con la Russia in virtù anche della lunga amicizia che ci unisce con Mosca.  

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