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Senza un dollaro: Biden condanna a morte lo scisto americano

© East News / Science Photo LibraryImpianto per estrazione gas di scisto
Impianto per estrazione gas di scisto - Sputnik Italia
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Joe Biden ha promesso di rimuovere i finanziamenti al comparto poiché la trivellazione del gas di scisto non rientra tra le attività previste nella sua politica sostenibile. A questo faranno seguito una riduzione dei posti di lavoro, il crollo delle estrazioni di greggio e la perdita dell’indipendenza energetica che per 10 anni era stata garantita proprio dallo scisto.

Un’ondata di fallimenti

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Nel 2020 negli USA hanno dichiarato fallimento circa 150 produttori di scisto. Il numero di impianti per l’estrazione di gas e greggio ha registrato una forte contrazione, le società hanno cessato le loro attività. La maggior parte dei principali player non sono in grado di sopravvivere alla pandemia di coronavirus. È crollata la domanda di idrocarburi così come i prezzi del greggio. A farne le spese sono state anzitutto le realtà che presentavano criticità ancor prima del Covid: si erano indebitate per mancanza di finanziamenti. Dal 2018, infatti, Wall Street aveva assunto un atteggiamento poco favorevole nei confronti del comparto ritenendo che la maggior parte dei progetti fosse in realtà in perdita.

Nel 2020, secondo le stime Agenzia internazionale dell'energia (IEA), gli investimenti nel settore dello scisto si sono più che dimezzati, fino a raggiungere 45 miliardi di dollari.

I bassi prezzi del greggio hanno decretato la fine di molte realtà. Oggi la situazione è migliorata ma in maniera lieve. Stando alle stime dell’IEA, nel 2021 il prezzo medio del Brent non ha superato i 45,26 dollari, mentre quello del WTI i 43,31. Ai produttori di scisto serve che il prezzo finale sia almeno di 50. Secondo le previsioni di KPMG, entro la fine dell’anno falliranno 250 società.

A risentirne sono stati non solo i piccoli player, ma anche i cosiddetti giganti. Tra di essi figurano Whiting Petroleum e California Resources, nonché la pioniera del comparto Chesapeake Energy, Extraction Oil & Gas e Hornbeck Offshore Services.

Oltre ai fallimenti si è registrata un’ondata di fusioni. Alla fine dell’anno si sono conclusi due grandi accordi per il valore complessivo di 17 miliardi di dollari: Pioneer Natural Resources ha acquisito Parsley Energy e un debito di miliardi di dollari, mentre Conoco Phillips ha acquisito Concho Resources che ha perso più di metà del suo valore e per poco è riuscita a stare a galla.

Tuttavia, gli esperti avvertono: fusioni e acquisizioni non faranno aumentare le estrazioni, sono solo un modo per sopravvivere.

Un crollo senza precedenti

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Secondo le previsioni dell’IEA, l’estrazione di scisto calerà dagli attuali 11,3 milioni di barili al giorno (che sono comunque 2,5 milioni in meno dei valori pre-crisi) a 7,5 milioni. Si prevedono contrazioni della produzione in 6 dei 7 maggiori bacini produttivi di scisto dove si concentra il greggio di più difficile estrazione: Bakken, Eagle Ford, Permiano, dell’Anadarko, del Niobrara e degli Appalachi.

Secondo le stime di gennaio di Fitch, il comparto dello scisto non riuscirà per altri 2-3 anni a ritornare ai livelli pre-crisi: i produttori sono impegnati a ottimizzare le perdite e il ritorno sugli investimenti piuttosto che ad aumentare le estrazioni.

Al contempo gli analisti osservano che Biden potrebbe spegnere per sempre tutte le speranze di una possibile ripresa. Se gli USA detengono il primato mondiale per le estrazioni di greggio, il merito è tutto dei produttori di scisto.

Porre fine a un settore

Il nuovo presidente è un sostenitore del green deal. Biden intende ridurre significativamente i finanziamenti alle società dello scisto perché desidera raggiungere il traguardo di “emissioni zero” entro il 2050.

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Stando al programma elettorale del presidente Dem, il governo non rilascerà autorizzazioni per l’impiego della tecnica della fratturazione idraulica sul suolo pubblico. Si tratta di un affare piuttosto serio: circa il 13% del gas naturale viene estratto da territori di proprietà federale. Secondo gli esperti di S&P Global Patts, a questi ritmi entro la fine del 2024 le estrazioni gasiere e petrolifere negli USA registreranno una contrazione fino a soli 2 milioni di barili al giorno.

Biden sostiene di non essere contrario alla tecnica in sé, ma non è d’accordo nel finanziarla. Tuttavia, un sistema di approvvigionamento elettrico a zero emissioni ridurrà la domanda di idrocarburi e l’aumento dei costi priverà i produttori di un guadagno.

Un’altra conseguenza riguarda il calo significativo dei posti di lavoro. Nell’industria petrolifero-gasiera prima della crisi erano occupate circa 10 milioni di persone. Per via della pandemia e della chiusura dei pozzi ne sono state licenziate circa 100.000.

“Immaginate solo quale effetto distruttivo genererà tutto ciò sulla nostra economia. Pensate a cosa significa dipendere nuovamente dagli altri in termini energetici”, avvertì ad aprile Nicholas DeIuliis, presidente della società gasiera CNX Resources Corporation.

Ma nessuno gli diede ascolto. Pare che Biden intenda porre una croce su tutto il “decennio dello scisto” durante il quale gli USA conseguirono l’indipendenza energetica e lo status di esportatore netto immettendo nel mercato globale enormi quantità di scisto.

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