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Usa: avvocato dispensava consigli su come far passare l’omicidio per legittima difesa - sospeso

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Tribunale - Sputnik Italia
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La Corte Suprema del Tennessee ha sospeso la licenza dell'avvocato Winston Bradshaw Sitton, per via dei suo consigli rilasciati via social in violazione del codice professionale, secondo il sito web del tribunale stesso.

Nel 2017, l’avvocato Winston Bradshaw Sitton aveva rilasciato dei commenti compromettenti su Facebook sotto il post di una donna che descrivendo una rottura "tempestosa" con l’ex compagno e padre di suo figlio. La donna, sua amica social, si chiedeva se sarebbe stato il caso di portarsi una pistola prima di incontrare nuovamente l’uomo.

Secondo quanto comunicato sul sito del tribunale, Sitton aveva commentato che, nel caso sua intenzione fosse quella di uccidere l’ex compagno, la cosa migliore non sarebbe stata portarsi dietro un’arma ma attirarlo piuttosto in casa propria per poi dichiarare che fosse entrato di forza minacciando la sua incolumità. Solo in questo caso la legge avrebbe potuto giustificare l’uso della forza letale invocando il principio della ‘legittima difesa’.

In maniera ancora più spregiudicata l’avvocato aveva poi consigliato alla donna anche di cancellare il post se le sue intenzioni fossero state anche solo “minimamente serie”, perché certamente lo avrebbero potuto utilizzare contro di lei al processo.

Sitton ha ovviamente lui stesso poi cancellato il suo post ma, evidentemente qualcuno ha scattato degli screenshot e consegnato i file al pubblico ministero, che poi li ha mostrati al Consiglio di responsabilità professionale.

Il consiglio ha ritenuto che Sitton avesse violato la condotta professionale e ha raccomandato la sospensione della sua licenza per 60 giorni. Tuttavia, il tribunale ha poi ritenuto questa misura fosse del tutto insufficiente e ha comminato una sospensione per quattro anni: un anno di sospensione attiva e tre anni di prova.

Sitton si è difeso definendo il linguaggio utilizzato come “sfrenato” e si è rammaricato della "formulazione dell'enunciato" ma ha sostenuto che il suo commento fosse "deliberatamente caustico e cinico" proprio per convincere la donna a desistere dal commettere atti compromettenti.

La motivazione della sentenza invece, pubblicata sul sito del tribunale sul punto è stata chiara:

“Il consiglio dell'avvocato, di per sé, era chiaramente pregiudizievole per l'amministrazione della giustizia e violava le regole di condotta professionale. Inoltre, la sua scelta di pubblicare le osservazioni su una piattaforma pubblica ne ha amplificato l'effetto deleterio. I post sui social media hanno promosso la percezione pubblica che il ruolo di un avvocato sia quello di produrre false difese. Hanno proiettato un'immagine pubblica di corruzione del processo giudiziario. In queste circostanze, l'atto di pubblicare i commenti sui social media dovrebbe essere considerato un fattore aggravante che giustifica un inasprimento della sanzione.
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