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Impennata di danni fisici: le conseguenze di una nuova dipendenza

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Oggi i telefoni cellulari vengono utilizzati dal 67% della popolazione mondiale. Solitamente si tratta di smartphone nei confronti dei quali, come hanno dimostrato gli studi, è possibile sviluppare una vera e propria dipendenza, del tutto paragonabile al tabagismo.

Inoltre, continuano a imperversare tra gli scienziati le controversie circa l’eventuale danno che i dispositivi causerebbero alla salute: dall’incremento del rischio di tumore, malattie cardiovascolari e diabete mellito.

Circolo vizioso

A volte ci sembra che lo smartphone abbia suonato o stia vibrando, ma in realtà non è così. Spesso ad accusare questo disturbo sono coloro che già si trovano in uno stato di stress o di ansia.

Nella maggior parte dei casi la fonte di stress è proprio la dipendenza dallo smartphone. Si viene a creare un circolo vizioso dal quale è praticamente impossibile uscire. La data persona sviluppa una dipendenza paragonabile a quella di un ludopatico o di un tabagista incallito.

In effetti, il processo di ricezione delle informazioni (si noti che ogni smartphone ci consente un accesso illimitato ai social network, alla posta elettronica e alle notizie) attiva il sistema di ricompensa del cervello e stimola la produzione di dopamina, l’ormone della felicità. Di conseguenza, si viene a creare un comportamento finalizzato al soddisfacimento di un bisogno: la gente perde la testa per internet. Di conseguenza, si sviluppano stress e depressione.

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A soffrirne maggiormente sono coloro i quali riconoscono di essere caduti in una trappola.

Come hanno acclarato gli scienziati dell’Università di Lancaster (UK) i livelli di stress e depressione dipendono anzitutto dal modo in cui il dato soggetto ha percezione del tempo speso davanti allo smartphone. Alcuni possono pensare che 5 ore siano la normalità, mentre per altri si tratta di un lasso di tempo eccessivo e questo potrebbe essere motivo di ansia.

In verità, questa tipologia di studi viene criticata per via di presunte inesattezze metodologiche. Inoltre, vi sono studi che dimostrano che i nostri dispositivi elettronici, tra cui gli smartphone, sarebbero la causa di soltanto lo 0,4% delle discrepanze registrate nei valori di salute mentale tra i giovani.

Fuga di cervelli

La “dipendenza da smartphone” può influire negativamente sul cervello, soprattutto su quello di bambini e adolescenti. Ad esempio, l’anno scorso taluni scienziati canadesi hanno monitorato 2.441 bambini e hanno scoperto che l’abuso di dispositivi elettronici, tra cui tablet e smartphone, è in grado di rallentare lo sviluppo cognitivo. I bambini che hanno passato molto tempo davanti agli schermi tra i 2 e i 3 anni d’età hanno registrato nei 2 anni successivi risultati peggiori ai test cognitivi.

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In un altro studio adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni che non lasciavano un attimo i loro smartphone hanno faticato a ricordare informazioni, nello specifico quelle relative a modelli astratti. In questo caso, in verità, è stato ipotizzato che sul cervello incidesse maggiormente la radiazione elettromagnetica a cui si è esposti durante le conversazioni e non lo scambio di comunicazioni sui social.

Tanto più che in passato i biologi hanno già dimostrato (anche se, in verità, su cavie) che la radiazione riduce effettivamente l’attività cognitiva e aumenta il rischio di sviluppare tumori al cervello. Negli esperimenti condotti gli animali sono stati sottoposti a onde radio con frequenze corrispondenti agli standard GSM e CDMA delle reti 2G e 3G.

Vi sono evidenze a riprova del fatto che lo smartphone può incidere sulle abilità cognitive anche quando è riposto sul tavolo in modalità blocco. Gli scienziati dell’Università del Texas hanno chiesto a 800 volontari di sottoporsi ad alcuni test che valutano la capacità di concentrare l’attenzione, di conservare ed elaborare informazioni. All’esperimento hanno preso parte sia soggetti che avevano spento i propri cellulari sia soggetti che li avevano soltanto messi in silenzioso. Gli uni avevano riposto i dispositivi sul tavolo accanto a sé, mentre gli altri in tasca o in borsa, mentre altri li avevano portati in un’altra stanza. I risultati di quest’ultimo gruppo sono stati i migliori. Mentre ad avere risultati peggiori sono stati coloro i quali hanno tenuto lo smartphone in tasca o in borsa.

Gli autori dello studio spiegano questi risultati indicando il fatto che i soggetti hanno dovuto consciamente non pensare ai propri telefoni e questo ha consumato parte delle loro risorse cognitive.

Smartphone e obesità

Un’ulteriore conseguenza indiretta della “dipendenza da smartphone” è il peso in eccesso. Questa è la conclusione a cui sono giunti i collaboratori della facoltà di Medicina dell’Università Simon Bolivar (Colombia) studiando i dati relativi alle abitudini e alla salute di più di mille studenti. È emerso che chi passava più di 5 ore al giorno davanti al telefono mostrava un rischio di obesità del 43%. Dopotutto, di norma, l’eccessiva attrazione per lo smartphone è accompagnata da una ridotta attività fisica e da spuntini poco sani (fast food e bevande dolci gassate).

Come osservano gli autori dello studio, un rapporto troppo stretto con il proprio smartphone induce a uno stile di vita sedentario. Oltre alle scorrette abitudini alimentari questo aumenta il rischio di sviluppare il diabete, diverse tipologie di tumore, malattie dell’apparato locomotore e al sistema cardiovascolare. Nei casi peggiori l’esito potrebbe anche essere una morte prematura.

Risultati simili sono stati ottenuti anche da esperti americani sulla base delle evidenze relative a circa 25.000 adolescenti. Inoltre, gli esperti hanno stabilito che il 79% di questi adolescenti dormiva in media meno delle consigliate 8 ore a notte. E, come dimostrano gli studi, la mancanza di sonno è spesso legata all’obesità.

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Smartphone pericolosi

I ricercatori della News Jersey Medical School presso l’Università Rutgers (USA) confermano che un uso eccessivo dello smartphone può arrecare anche danni diretti alla salute. Le statistiche relative al periodo compreso tra il gennaio 1998 e il dicembre 2017 dimostrano che oggi i traumi a collo e testa sono assai più frequenti. Questo potrebbe essere legato alla massiccia diffusione degli smartphone.

Mentre nel 2007 questi traumi erano 8,99 su un milione persona-anno, mentre nel 2016 erano 29,19. I medici hanno però escluso dal conteggio i casi in cui i danni fisici non erano legati direttamente al dato dispositivo (ad esempio, il soggetto ha perso conoscenza mentre parlava al telefono). E la prima impennata si è registrata proprio nel 2007 quando sul mercato americano fu lanciato l’iPhone.

Da allora gli smartphone hanno acquisito sempre maggiore popolarità e hanno sbaragliato i più tradizionali cellulari con tastiera esposta utilizzati essenzialmente per le sole chiamate. Oggi l’uomo guarda uno schermo più di quanto non faccia con l’ambiente che lo circonda, il che spiega probabilmente l’incremento nell’incidenza di detti traumi.

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