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Giallo sulla pagina satirica "Le più belle frasi di Osho" misteriosamente scomparsa da Facebook

Censura di Facebook
Censura di Facebook - Sputnik Italia
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Svelato il mistero sulla striscia di satira politica scomparsa da Facebook il giorno delle comunicazioni di Conte in Senato. Alcuni hanno gridato alla censura, ma l'autore ha spiegato cos'è davvero successo.

Nei giorni scorso il famoso Osho si era sbizzarrito in post e meme sul Premier Conte alle prese con la crisi di governo. Ma la pagina satirica creata e curata dall’autore romano Federico Palmaroli, questo martedì è stata per diverse ore "irraggiungibile" su Facebook. 

In molti hanno temuto il peggio, e cioè che sul santone indiano dall'humor al vetrioloche parla in romanesco, da anni diventato una celebrità dei social, si fosse abbattuta la scure di Mark Zuckemberg proprio nel giorno cruciale delle comunicazioni di Giuseppe Conte al Senato. 

A lanciare l'allarme censura è il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, in cui esprime la vicinanza ad Osho per il presunto oscuramento della pagina. 

"Vicinanza ad Osho. Oscurare pagina è limitare libertà di espressione e satira", così Rampelli titola il suo post.

"E’ stata oscurata la pagina Facebook ‘Le frasi di Osho’, la geniale striscia social di satira politica ideata e realizzata da Federico Palmaroli - prosegue - Vicinanza a ‘Osho’, perché limitare la libertà di espressione non è mai una buona notizia soprattutto se accade in modo arbitrario e su semplice segnalazione, come in questo caso. Quando non vengono garantiti i diritti fondamentali di manifestazione del pensiero, di libertà di stampa e di libertà di satira a perdere siamo tutti no. Auspichiamo che la pagina Facebook ‘Le frasi di Osho’ venga al più presto ripristinata e che una legge garantisca la prevalenza dei precetti costituzionali sull’arbitrio dei proprietari multimiliardari delle piattaforme web", scrive il vicepresidente di Montecitorio

Anche l'eurodeputato ex grillino Ignazio Corrao se la prende contro "il ministero della verità orwelliano" che avrebbe oscurato la pagina “Le più belle frasi di Osho”. 

"Quando ho più volte detto che è UNA VERGOGNA e anche un attacco ai diritti fondamentali, che società private decidano chi può pubblicare (e/o cosa sia accettabile o meno), visto il ruolo che oggi hanno nella società i loro social network, sono stato attaccato da molti che purtroppo ritengono (e qui ci sono tutte le colpe del nostro sistema educativo) che le regole di società privata siano sovraordinate alla Costituzione o allo stato di diritto. Quando il privato ministero della verità, a seconda delle sue percezioni, oscurerà voi o quelli che ritenete essere nel giusto, sarà troppo tardi anche per protestare.
Urge regolamentazione dei social network e mi impegnerò al massimo affinché l’Unione Europea si muova in fretta", promette l'eurodeputato dei Verdi.

Il mistero svelato

Il mistero è stato svelato dallo stesso Osho, tornato in linea da qualche ora, con un messaggio esilarante in cui spiega che - possiamo dire fortunatamente - la sua temporanea assenza da Facebook non ha nulla a che vedere con la censura dei contenuti della pagina. 

Tra il serio e il faceto l'autore ha spiegato l'increscioso episodio dovuto alla segnalazione del soprannome usato nella pagina, erroneamente valutata da Facebook e immediatamente ripristinata dopo il reclame

"Intanto ringrazio tutti per la solidarietà. Siete la mia artiglieria. Quanto ai motivi della chiusura temporanea della pagina, pur comprendendo coloro che hanno pensato che fosse dovuta a motivazioni legate ai contenuti da me pubblicati, vi informo che non è stata provocata da quelli, anche perché la mia satira non è mai stata né violenta né offensiva. Semplicemente m’ero scordato de pagà ‘na bolletta.  Scherzi a parte, c’è stata una segnalazione relativa al soprannome con cui ormai tutti mi conoscete e un conseguente errore di valutazione da parte di facebook, riconosciuto dopo il mio reclamo. Tutto a posto. Comunque pe sicurezza il libro compratevelo…’n se sa mai", si legge nel post.

Esilaranti le reazioni dei followers, tra chi scrive che "già se gridava al complotto pensando potessi spostare gli equilibri al senato" e chi si dice pronto ad occupare il quirinale "con un paio di corna in testa", facendo riferimento all'assalto di Capitol Hill. Ma c'è anche chi nutre dubbi e scrive: "Posso dire che non credo alla giustificazione di fb".

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