Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Il Giappone sprofonda nell’oscurità

© REUTERS / KYODONevicata in Giappone
Nevicata in Giappone - Sputnik Italia
Seguici su
Come riportano i media occidentali, il Giappone ha dovuto affrontare la più grande crisi energetica dell’ultimo decennio per via della comparsa di temperature insolitamente basse.

Secondo l’Agenzia nazionale giapponese di meteorologia, la temperatura atmosferica media in 10 grandi città del Paese (Tokio, Sapporo, Sendai, Nagoya, Kanazawa, Osaka, Tamakatsu, Hiroshima, Fukuoka, Naha) durante la prima settimana dell’anno è scesa fino a +4,4°C. Si precisa tra l’altro che nel mese di dicembre il valore si attestava a +7,6°C. Il repentino cambiamento ha generato un aumento dei consumi di energia elettrica di circa il 14%. Secondo le stime di Occto, organizzazione giapponese aggregatrice di fornitori di energia elettrica, soltanto nei primi 5 giorni di gennaio tutte le categorie di utenti hanno consumato 15 gW/h di elettricità la maggior parte dei quali è servita per soddisfare le necessità di riscaldamento.

Pannelli solari - Sputnik Italia
Energia, verso la Gigafactory di Enel Green Power a Catania
Il mercato ha reagito in maniera rapida: sulla borsa giapponese i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica Jepx sono schizzati alle stelle battendo ogni giorno nuovi record. Il valore massimo è stato raggiunto il 7 gennaio quando il costo di un kW/h si è avvicinato ai 100 yen. Per capire meglio la dinamica in questione si tenga presente che nel mese di dicembre un kW/h costava 14 yen, dunque in un solo mese il prezzo è praticamente settuplicato. Se volessimo convertire il valore massimo raggiunto in grandezze a noi più familiari, otterremmo che per la produzione di un MW/h i fornitori giapponesi chiedevano 968 dollari.

Si confronti: nel mese di agosto 2020 Vladimir Putin ha reso noto il costo dell’elettricità sul mercato interno russo. Ossia 57 dollari per MW/h: il cittadino russo medio paga circa 4 volte meno di un cittadino dell’Unione europea. Le PMI pagano 2 volte meno, le grandi industrie pagano per kW/h solo 5 rubli, ossia 2 volte meno che in Germania o in Gran Bretagna.

Ad ogni modo, si tenga presente che in Russia una situazione di impennata dei prezzi come quella che si registra oggi in Giappone sarebbe impossibile poiché il mercato interno russo è controllato dallo Stato.

Le ragioni della crisi del settore energetico giapponese sono superficiali.

86-летний Yoshiteru Kohata, выживший после атомной бомбардировки Нагасаки, прогуливается мимо поврежденной детской площадки на побережье провинции Фукусима в Японии - Sputnik Italia
Fukushima diventerà un centro per l’energia pulita
In primo luogo, sono legate al cosiddetto “eco di Fukushima”. Dopo la catastrofe nucleare Tokio, spinto dalle pressioni della comunità internazionale, ha fatto cessare le attività di numerose centrali nucleari del Paese, ma poi per via del deficit di energia creatosi ha cominciato gradualmente a ripristinarne l’operatività. Il Paese del Sol levante di fatto non è riuscito a rinunciare al nucleare a scopi civili sulla cui base viene prodotto un terzo di tutta la sua energia elettrica.

Ma Fukushima ha avuto la sua incidenza sul settore nella sua interezza. Al momento della catastrofe avvenuta nella primavera del 2011 in Giappone erano in funzione 54 reattori, il che poneva in testa il Giappone per numero di reattori attivi in Asia e in terza posizione nel mondo (secondo a USA e Francia). Alla fine del 2019, cioè esattamente un anno fa, tornarono all’operatività 39 reattori su 54 e questo provocò un calo del 20% della potenza produttiva del settore nucleare.

Light bulb - Sputnik Italia
Elettricità da acque reflue - I chimici russi faranno lavorare i microbi
In secondo luogo, è emerso che le reti elettriche della costa occidentale e orientale operano di fatto in maniera indipendente ed è assai problematico effettuare ridistribuzioni di energia tra le due coste.

In terzo luogo, è stato appurato che nel Paese non vi sono riserve sufficienti di gas naturale (sia comune sia liquefatto) che, in linea con la moderna tendenza alla decarbonizzazione, viene utilizzato dai giapponesi per alimentare le proprie centrali elettriche. Per via del deficit di questa materia prima 4 grandi società (Tokyo, Chubu, Kansai e Kyushu Electric Power), nonostante il significativo aumento della domanda, hanno ridotto del 50% la produzione di energia elettrica. Inoltre, stando ai dati della borsa Jepx, si è registrato un calo dei volumi di produzione anche presso le centrali Higashi Ogishima e Kansai Electric.

Ai giapponesi ha giocato un brutto scherzo l’anomalo inverno caldo dello scorso anno quando nessuno dei Paesi esportatori di gas naturale riuscì a raggiungere i prefissati obiettivi di vendita. A dare il colpo di grazia a tutti è stata poi la pandemia di COVID che ha provocato il crollo dei mercati globali degli idrocarburi e sbaragliato l’economia reale. Ragionando su dinamiche a scadenza annuale gli esperti di più campi hanno previsto che di lì a poco il mondo avrebbe dovuto dimenticarsi delle forme tradizionali di energia per soddisfare le proprie necessità esclusivamente a partire da fonti rinnovabili.

Su queste ultima vale la pena di soffermarci.

Great Pacific Garbage Patch: rimosse più di 100 tonnellate di rifiuti dall’isola di plastica più grande del mondo - Sputnik Italia
Energia dai rifiuti e sensori per l'acqua: come la scienza risolve i problemi ambientali
Nel 2019 il ministro giapponese dell’industria Hiroshi Kajiyama dichiarò che nell’ambito del contrasto ai cambiamenti climatici entro il 2030 il Giappone avrebbe chiuso più di 100 centrali elettriche a carbone. Il ministro non poteva non sapere che il carbone, gran parte del quale viene acquistato dall’Australia, consente di produrre un altro terzo (dopo quello del nucleare) dell’energia elettrica. E le cosiddette fonti di energia rinnovabile costituiscono soltanto il 10% del mix energetico del Paese. Inoltre, il ministro Kajiyama sapeva per certo che il “Quarto piano strategico per l’energia” adottato nella primavera del 2014, nell’ambito del quale Tokio sta stanziando 700 miliardi di dollari per lo sviluppo delle rinnovabili, è un completo fallimento. Le rinnovabili, infatti, continuano a costituire una quota molto ridotta nel complesso nell’energia prodotta e non sarà possibile portare questo valore al 25% sperato entro il 2030.

Per capire in che misura è rilevante l’interconnettività del nostro mondo, si tenga presente che il collasso energetico del Giappone ha fatto impennare i prezzi del gas naturale liquefatto a livello mondiale. Bloomberg ha titolato “L’Asia congelata fa schizzare il prezzi del GNL”.

L’articolo riporta i dati analitici dell’agenzia S&P Global Platts dai quali emerge chiaramente che ad oggi il prezzo del GNL si è avvicinato ai 700$ per mille m3. Si tratta di un record assoluto che non si registrava dal 2009.

Il GNL-tanker Prospekt Mendeleyeva russo - Sputnik Italia
Troppo GNL: la Russia lo scambia con la Cina
Gli incredibili prezzi degli idrocarburi sono dovuti anche al fatto che il mercato globale non è in grado di reagire in maniera istantanea e di colmare un simile divario. L’impennata della domanda ha già provocato un aumento dei prezzi di noleggio delle gassiere oceaniche. Ogni giorno i tragitti dalle coste americane a quelle giapponesi costano ai committenti 253.000 dollari. Si consideri comunque che nell’area del Canale di Panama si è accumulata una quantità record di natanti e il tempo medio di attesa varia dai 7 ai 10 giorni.

Considerata l’attuale contingenza, gli esperti prevedono, a dispetto delle tendenze ambientaliste, un aumento esponenziale dei consumi di carbone. Il governo giapponese spera che le centrali elettriche a carbone nel mese di gennaio riescano a produrre fino a 39,4 GW (ossia +3,6 rispetto a dicembre) salvando così il Paese. O almeno fino a che arrivino massicce forniture di gas naturale.

L’esempio dei giapponesi dimostra che tutta l’ideologia green è valida fino a quando ci sono riserve a sufficienza di carburante tradizionale e fuori casa c’è una temperatura adatta per fare qualche passeggiata. Infatti, non appena nel mese di gennaio è arrivato improvvisamente il “Generale Gelo”, tutti i pannelli solari e le pale eoliche si sono rivelati inutili e le fonti a cui si sono rivolti per salvarsi sono state il nucleare, il gas e il carbone.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала