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Egitto, esito incerto dell'udienza per il rinnovo della detenzione di Patrick Zaki

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Lo studente egiziano di 29 anni si trova in carcere da quasi un anno dopo essere stato arrestato all'aeroporto del Cairo poco dopo il suo rientro in Egitto per una breve vacanza.

E' incerto l'esito dell'udienza di questa domenica per la scarcerazione di Patrick Zaki, studente egiziano dell'Università di Bologna, detenuto da quasi un anno in un carcere egiziano con l'accusa di propaganda sovversiva su internet. 

I giudici sono chiamati a decidere se rinnovare la custodia cautelare per altri 45 giorni, come già avvenuto lo scorso mese di dicembre. 

Patrick George Zaki, ricercatore presso l'Università di Bologna - Sputnik Italia
Caso Patrick Zaki: tribunale egiziano renderà nota domani la decisione
Hanno assistito all'udienza, come alle precedenti, un funzionario dell'ambasciata italiana al Cairo insieme ad altri diplomatici, delle ambasciate francese, olandese e canadese. I diplomatici hanno confermato lo stato di buona salute di Zaki, detenuto nel carcere di Tora. La presenza della diplomazia internazionale è una iniziativa italiana nell'ambito del meccanismo di monitoraggio processuale dell'Unione europea. 

Patrick Zaki ha sentitamente ringraziato i funzionari per il sostegno dell'Ue e dei rispettivi Paesi.

Lunedì scorso il consiglio comunale bolognese ha conferito la cittadinanza onoraria di Bologna allo studente detenuto, che si è detto "molto emozionato ed estremamente grato" per il riconoscimento. Ieri Zaki ha ricevuto la visita della sua fidanzata in carcere. 

Chi è Patrick Zaki

L'egiziano Patrick George Zaki, ventinovenne studente dell'Università di Bologna, è stato arrestato nel suo paese tra il 7 e l'8 febbraio di quest'anno.

Tra le imputazioni a suo danno anche l'accusa di propaganda sovversiva su Facebook, definita fake news dai legali del ragazzo.

La sua famiglia non lo vede da inizio marzo e in passato ha denunciato torture ai suoi danni, mirate anche a estorcere al ricercatore confessioni sul suo rapporto con l'Italia e Giulio Regeni. Diverse udienze si sono svolte senza la presenza di Zaki né dei suoi legali. 

All'inizio del mese di luglio, Riccardo Noury, rappresentante in Italia di Amnesty International, aveva sollecitato il governo Conte affinché chiedesse la grazia per i prigionieri di coscienza tra cui Zaki approfittando di un'amnistia concessa dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

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