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In memoria del generale Soleimani e “libertà” di espressione dei media americani

© REUTERS / Khalid al-MousilyЛюди с плакатами во время первой годовщины со дня смерти иранского командира Касема Сулеймани и иракского командира Абу Махди аль-Мухандис в Багдаде
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Kazem Jalali, ambasciatore della Repubblica Islamica di Iran nella Federazione Russa, in esclusiva per Sputnik.

In occasione dell’anniversario della morte del generale Qasem Soleimani che lottò contro il terrorismo e l’estremismo, in alcuni social network come Facebook e Instagram i quali si basano su piattaforme statunitensi registriamo la più completa ignoranza delle proprie responsabilità e la mancata garanzia da parte di queste piattaforme della libertà di espressione e del diritto di partecipazione di chiunque all’espressione della propria opinione.

© Foto : tasnimKazem Jalali
In memoria del generale Soleimani e “libertà” di espressione dei media americani - Sputnik Italia
Kazem Jalali
Gli Stati Uniti hanno perpetrato un crimine che è stato oggetto di condanna dalla comunità internazionale e ora stanno sfruttando tutti i mezzi a loro disposizione per insabbiare il loro crimine. Il controllo sui social network è uno di questi mezzi. In questi giorni in cui i sostenitori del generale desideravano caricare su questi social foto o video che lo raffiguravano, si sono visti bloccare l’account dopo aver ricevuto un messaggio di avviso. Questi video o foto rientrano solitamente nell’alveo del regolamento stabilito da questi social network e non denotano la benché minima violazione di tali norme. Ma il problema è questo: così si fa in modo che i miliardi di utenti della comunità internazionale riescano a fruire solo dei contenuti che sono approvati dal governo USA.

La politica del diktat tacito, adottata dal governo statunitense nei confronti dei media e dei social, è ormai un fenomeno evidente. Tutti i social, la radio e la televisione che adottano una politica diversa da quella prestabilita dal governo stanno affrontano negli ultimi anni una molteplicità di problemi. I loro uffici vengono chiusi, i collegamenti satellitari interrotti. Vengono avviati procedimenti giudiziari ai loro danni oppure comminate improbabili sanzioni.

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Tenendo conto di questi elementi vanno interpretati gli sforzi dei governi indipendenti per accedere alle infrastrutture di comunicazione e il dissenso dell’Occidente al concedere l’accesso a queste conoscenze e tecnologie. Il fatto che le giovani generazioni e i ricercatori dei Paesi in via di sviluppo vengano privati della possibilità di formarsi e di fare ricerca in alcune aree del sapere umanistico indica che l’imposizione di tale apartheid scientifico-tecnologica rende più difficoltoso l’accesso a queste tecnologie e costringe i cittadini internazionali a subire il contesto creato dall’Occidente, guidato dagli USA.

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La creazione di restrizioni per un pubblico il cui orientamento intellettuale e le cui opinioni differiscono dalle politiche dei social network e dei media americani dimostra chiaramente che gli slogan di libertà dei media e di diritti identitari non sono che delle menzogne poiché le dirigenze di detti media non applicano in alcun modo tali principi. È sorprendente che questi stessi Paesi per contrastare regimi non in linea con i loro interessi creino media i quali si rifiutano di applicare le benché minime norme regolamentari di settore e non si pongono altro obiettivo se non quelli di fomentare l’odio e la violenza e di favorire lo scoppio di crisi nei Paesi indipendenti forti nell’ambito di tale ruolo distruttivo del pieno supporto materiale, tecnologico e giuridico dell’Occidente.

Gli Stati Uniti hanno tradito la libertà più di qualunque altro Paese.

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