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'Ndrangheta, al via il maxi-processo Rinascita Scott - Video

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Ha preso il via ieri nell'aula bunker di Lamezia Terme il maxi-processo contro le 'ndrine del Vibonese. Sul banco degli imputati oltre 325 persone accusate di far parte dei clan più feroci della 'Ndrangheta. Il procuratore Gratteri: "Un segnale che il processo si svolga in Calabria".

È partito ieri, nell’aula bunker di Lamezia Terme il maxi processo Rinascita Scott. Sul banco degli imputati ci sono i boss delle ‘ndrine del Vibonese. Oltre 325 persone accusate di far parte a vario titolo dei clan più potenti della ‘Ndrangheta. Tutte presenti nell’ex call center di oltre 3mila metri quadri trasformato in un’aula di tribunale iper-tecnologica, o collegate in via telematica, assieme ai rispettivi avvocati.

I numeri sono imponenti: più di 600 i legali chiamati a difendere gli imputati e 400 i capi di imputazione. Ad accusarli, come si legge su Repubblica, ci sono quattro magistrati: il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, e i pm Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso.

Proprio Gratteri, che dopo gli arresti è stato oggetto di una serie di minacce di morte, citato dallo stesso quotidiano, ha sottolineato l’importanza di celebrare il processo in Calabria.

“È un segnale – ha detto il procuratore - perché la gente deve e può capire, senza alibi per nessuno, che si può fidare di noi”.

Presente anche il presidente della Commissione parlamentare anti-mafia, Nicola Morra, che ha definito quella del procuratore Gratteri “la più grande operazione antimafia dopo il maxiprocesso di Palermo”.

“È un processo – ha rimarcato anche Morra - che si sta iniziando a svolgere in Calabria, contro ogni previsione, perché inizialmente si pensava si dovesse svolgere altrove offendendo ulteriormente questo territorio, considerato non in grado di fare pulizia giudiziaria dei Mancuso e degli altri clan, e soprattutto di coloro che si sono rapportati ai sodalizi in modo episodico ma assai conveniente”.

L’obiettivo del processo, ha scritto Morra su Facebook è quello di “disvelare il legame fra ‘ndrangheta, politica, alcuni ambiti professionali e massoneria deviata” oltre che di “liberare la Calabria e non solo dal giogo del malaffare”.

“Oggi – ha concluso - è un giorno di grande emozione, perché lo Stato sta dimostrando la netta volontà di essere protagonista nella lotta alla criminalità organizzata”.

Al centro delle indagini ci sono gli affari decennali delle cosche del Vibonese, come il clan Mancuso di Limbadi: dalle faide ai delitti, dalle estorsioni ai traffici più disparati, fino ai legami con la politica, la massoneria, la pubblica amministrazione, il mondo degli appalti e persino delle forze dell’ordine.

Tra i principali imputati del processo c’è il capo famiglia, Luigi Mancuso, che secondo i magistrati, teneva sotto controllo le attività del clan e, cosa più importante, si occupava di tessere le fila dei rapporti con la politica.

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