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Mikhail Gorbacev: la fiducia nel mondo è compromessa, dobbiamo ricominciare da capo

© Sputnik . Ramil SitdikovIl presidente e ultimo leader dell'Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev
Il presidente e ultimo leader dell'Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev - Sputnik Italia
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L’ex presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbacev nell’intervista rilasciata a Sputnik ha tirato le somme sull’anno scorso soffermandosi sull’impatto che la pandemia ha avuto sulla sua vita, sulle prospettive di sviluppo delle relazioni internazionali e sulle previsioni circa la nuova presidenza statunitense di Joe Biden.

L’anno 2020 che ci lasciamo alle spalle ha rappresentato una sfida per il mondo intero a causa del nuovo coronavirus.

— Signor Gorbacev, in che modo la pandemia che ha colpito l’umanità in quest’ultimo anno ha impattato la sua vita? È stato costretto a limitare le sue attività? È riuscito ad assimilare il funzionamento dei nuovi mezzi di comunicazione: i collegamenti video e le conferenze su Zoom? Il coronavirus ha influenzato il suo rapporto con i suoi cari?

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— Chiaramente la pandemia ha cambiato molte cose. Praticamente tutti noi abbiamo dovuto limitare le nostre attività. Io ho un’età per cui sono costretto a osservare assai rigidamente le misure di quarantena. Non si tratta di raccomandazioni per me, ma di imperativi. Quest’estate ho potuto incontrare qualche persona, ma ora no. Tra i vari mezzi di comunicazione uso quello forse più collaudato, il telefono, per parlare con la famiglia e i cari. Ho rilasciato per telefono alcune interviste. Ho registrato alcuni comunicati audio, ad esempio in occasione del trentesimo anniversario dell’unificazione tedesca e per la Biblioteca presidenziale di Ronald Reagan. Sono costantemente in contatto con i collaboratori della Fondazione. Ricevo frequentemente materiali e fornisco risposte in merito. Abbiamo pubblicato una relazione sugli esiti della pandemia, teniamo videoconferenze. Al momento sto lavorando a un importante articolo. Insomma, mi tengo impegnato.

— In che modo l’anno passato, il 2020, ha cambiato le relazioni internazionali e cosa aspetta il nostro mondo in futuro? Quali sono le sue previsioni? Alla luce della contingenza attuale i governi ridurranno o aumenteranno i contatti?

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— Chiaramente sul piano internazionale si stanno producendo importanti cambiamenti. Anzitutto legati alla pandemia, ma anche per altre cause. Questo richiede un’analisi approfondita. Ma per me è importante sottolineare che questa situazione richiede la cooperazione. Vi sono questioni legate alle vaccinazioni, vi sono i problemi di natura finanziaria, si registrano criticità in merito alle spese militari. Ad oggi queste spese appaiono esorbitanti. Già in primavera ho invitato a ridurre del 10-15% queste spese. Anche le criticità di natura ambientale si fanno sempre più significative. Se non sviluppiamo contatti non possiamo risolverli. E spero che oggi i governi imparino a utilizzare internet per stimolare ed accelerare queste interazioni. Ma, chiaramente, serve anche che i leader si incontrino faccia a faccia.

— L’anno scorso sono passati 35 anni dall’incontro a Ginevra tra Lei, signor Gorbacev, e Ronald Reagan. Quell’incontro si considera tradizionalmente un punto di svolta nelle relazioni tra USA e Unione Sovietica. È possibile che oggi avvenga una svolta di questa portata? In che modo cambieranno le nostre relazioni con gli USA e, nel complesso, la situazione a livello mondiale con l’arrivo di Joe Biden? È possibile che si riesca a salvare l’accordo New START?

— Si tratta di un tema chiave. Ciò che avvenne 35 anni fa continua ad essere attuale. Anzitutto, pensiamo alla conclusione principale delle nostre trattative con l’allora presidente USA. Questi si espresse così in una dichiarazione congiunta: “La guerra nucleare è inaccettabile. Non lascia spazio ad alcun vincitore. Le parti non possono impegnarsi per il raggiungimento della supremazia militare”. La Russia, tra l’altro, ha proposto di recente agli americani di confermare queste dichiarazioni. Con la nuova amministrazione varrebbe la pena di rinnovare quegli intenti.

Ho incontrato Joe Biden più volte, me lo ricordo. Quand’era senatore ha sostenuto tutti gli accordi tra Unione Sovietica e USA sul disarmo nucleare. E quand’era vicepresidente ha chiaramente sostenuto l’accordo New START siglato da Obama e Medvedev. Durante la campagna elettorale si è espresso in merito alla necessità di prorogare la scadenza del trattato. Ma, a mio avviso, questo non è che un primo passo.

Bisogna trovarsi ulteriori accordi sul disarmo. Dobbiamo discutere e correggere le dottrine militari favorendo l’abbandono delle armi nucleari e non riducendo la soglia di utilizzo come si fa oggi. Poi è fondamentale coinvolgere nei negoziati anche altri Paesi nucleari. Insomma, le cose da fare sono tante e complesse. Se gli USA e la Russia si impegneranno su questo tema, a vincere saranno sia loro sia le altre nazioni.

— Qual è il suo giudizio in merito alla situazione in cui versa lo spazio post-sovietico? Mi riferisco nello specifico alle crisi in Bielorussia e in Kirghizistan. Gli accordi raggiunti sul Nagorno Karabakh saranno la conditio sine qua per la risoluzione del conflitto e per riportare la stabilità nella regione?

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— Chiaramente ciò che accade nei Paesi nostri vicini mi preoccupa molto. Sono criticità che riguardano il passaggio al regime democratico. Se riuscissimo a conservare una qualche forma di Unione, sono convinto che ci sarebbero meno criticità. Ma credo che questi popoli siano in grado di superarle. Sapete, nel mese di settembre ho rilasciato un’intervista al corrispondente della rivista Times. Gli ho detto che ammiro i bielorussi. A quante prove è stato sottoposto quel popolo, quante perdite ha subito, come si è rialzato, come ha ridato vita alla repubblica!

E bisognerebbe dare a questo popolo la possibilità di trovare da solo una via. Sono sicuro che i bielorussi siano in grado di farlo. Se si renderanno necessari emendamenti alla Costituzione, saranno i bielorussi stessi a concordarli, non c’è necessità di alcuna ingerenza. È necessario che tutte le parti coinvolte adottino un approccio responsabile in questo processo. Ciò che ho detto 3 mesi fa, lo posso ripetere anche oggi.

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Quanto invece al Karabakh… Si tratta di una questione molto complesso le cui radici affondano nel passato. Quando la situazione si è inasprita, abbiamo tentato di prestare aiuto alle due repubbliche per fare in modo che i due popoli trovassero una soluzione. Poi ci ha tentato la Russia. Adesso, dopo che sono cessate le operazioni militari, è importante non fermarsi, non lasciare il problema irrisolto per decenni. Spero che la Russia possa aiutare, ma il suo ruolo principale è rimanere a latere del conflitto.

Armenia e Azerbaigian si sono assunti la responsabilità di condurre negoziati per la risoluzione del conflitto. La decisione dev’essere assunta negli interessi di ambo le parti senza che vi siano vincitori né vinti.

— Com’è stato il 2020 per la Russia? Qual è il suo giudizio in merito alla situazione economica? Si sono inasprite le criticità di natura economica per via della pandemia e del calo dei prezzi del greggio? Qual è la sua opinione in merito ai processi politici in atto nel Paese? Cosa prevede per le elezioni parlamentari previste per quest’anno?

— È stato un anno difficile per la Russia e non solo per la Russia. Per tutti. La pandemia chiaramente ha svolto in tal senso un ruolo fondamentale. La Russia ha affrontato il crollo dei prezzi del greggio in passato e riuscirà a farlo anche oggi.

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Si spera adesso nel vaccino. Ma resta ancora moltissimo lavoro da fare, si tratta di grandi responsabilità. Vanno ripristinati tutti i processi economici. Bisogna sostenere le PMI perché non vengano abbandonate. Per farlo dobbiamo agire tutti di concerto con il parlamento. Spero che al parlamento vengano elette figure forti e indipendenti, capaci di lavorare seriamente.

— L’anno scorso il mondo ha festeggiato il settantacinquesimo anniversario dalla vittoria sui fascismi, dalla fine della Seconda guerra mondiale. A suo avviso, oggi le controversie a livello globale si sono inasprite oppure la pandemia al contrario ha avvicinato i popoli? È probabile che a breve scoppi una nuova grande guerra? Quale influenza esercita l’ONU oggi dopo 75 anni dalla sua fondazione? Si rende necessaria una riforma dell’organizzazione, a suo avviso?

— Ritengo che il nostro Paese abbia festeggiato come si deve l’anniversario della Grande Vittoria. Abbiamo ricordato le lezioni apprese e le basi poste a fondamento del mondo post-bellico. Lei ha giustamente menzionato l’ONU a tal proposito. È il frutto principale della Grande Vittoria. Dobbiamo salvaguardare, sviluppare e chiaramente riformare l’ONU per adattarla il più possibile al nostro mondo in cambiamento. Ma per farlo dobbiamo ripristinare la fiducia tra le varie nazioni che oggi è stata compromessa.

Oggi si parla di nuovo di scontro tra Occidente e Oriente, di guerra fredda, di corsa agli armamenti. E dobbiamo ripartire da capo con molti aspetti. Penso che la Russia sia a favore del dialogo. E so che anche molti partner occidentali ritengono che non si possa continuare nella situazione attuale per molto tempo. Per ripristinare le normali interazioni tra Stati, serve volontà politica, ma non c’è altra via all’infuori del dialogo.  

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