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Quella teoria complottista sulle elezioni americane che chiama in causa l'Italia

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Sostenitori di Trump protestano a Washington  - Sputnik Italia
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L'ultima teoria del complotto sui presunti brogli nelle elezioni americane ha come protagonista l'Italia. Non ci sono prove sul racconto di un sedicente ex agente della Cia che chiama in causa Leonardo e Matteo Renzi. Ma su Twitter già impazza l'hashtag #Italydidit.

Mentre a Washington andava in scena la presa del Congresso da parte di alcuni dei manifestanti pro-Trump, sugli account Twitter trumpiani impazzavano gli hashtag #Italygate e #Italydidit.

Il motivo? Al centro dell’ultimo complotto dei sovranisti pro-Trump sulle elezioni americane dello scorso 3 novembre c’è proprio il nostro Paese. Una tesi discutibile, rilanciata però ieri, in concomitanza con la manifestazione di Washington e con l'arrivo della notizia della conquista del Senato da parte dei democratici. 

Sotto accusa dei supporter trumpiani c’è il Dominion Voting System, la compagnia americana fondata nel 2003 che fornisce il software delle macchine per il voto usate in 28 Stati. Cosa c’entra l’Italia? Secondo il teorema basato sulle ricostruzioni di un sedicente ex agente della Cia e commentatore per il network trumpiano Oann, Bradley Johnson, l’ambasciata americana a Roma sarebbe stata il quartier generale di un hackeraggio che ha ribaltato il risultato delle elezioni.

Ad architettare il tutto, secondo il sito americano BlueSkyReport, il primo a diffondere la ricostruzione sui social, sarebbe stato il duo Barack Obama-Matteo Renzi.

Secondo quanto si legge sui tweet dei sostenitori di Trump e su alcuni blog, durante le elezioni sarebbe andato in scena un hackeraggio dei server di Dominion per spostare i voti da Trump a Biden attraverso presunti server della società a Francoforte, in Germania. Secondo la stessa ricostruzione i server con all’interno la “prova inconfutabile” dei brogli sarebbero stati recuperati da “un gruppo d’assalto delle forze speciali dell’esercito USA” per incastrare gli autori dell'hackeraggio.

Peccato però, che la circostanza del raid sia stata già smentita, sia da un portavoce dell’esercito americano sia da Scytl Secure Electronic Voting, un altro fornitore di sistemi di voto elettronico che ha negato di avere server o uffici a Francoforte. Anche Dominion ha chiarito di non possedere server in Germania e che tutti i voti sono stati scrutinati negli Usa dai funzionari elettorali locali.

Eppure chi crede a quello che è già stato ribattezzato come “Italia gate” sostiene che, come si legge nel blog del giornalista italiano Cesare Sacchetti, La cruna dell’Ago, “i dati hackerati da Francoforte sarebbero stati trasmessi a Roma, precisamente all’ambasciata americana di via Veneto”. Secondo il racconto del sedicente ex agente della Cia, Johnson, ci sarebbe stato un nuovo attacco hacker partito proprio da via Veneto per spostare voti sul candidato Dem visto che Trump “stava prendendo un numero di voti record”.

​L’operazione, secondo l’ultima teoria del complotto, sarebbe stata messa in atto la notte del 3 novembre da un misterioso uomo “al servizio del dipartimento di Stato americano”, con l’avallo dell’ambasciatore americano in Italia, Lewis Eisenberg, descritto come “vicino alle lobby neocon sioniste che probabilmente sono tra le più feroci nemiche del presidente per il suo piano di disimpegno militare dal Medio Oriente”, e la partecipazione del colosso dell’industria della Difesa italiana.

L'opinionista di Oann, infatti, afferma che “una volta che sono stati creati i nuovi algoritmi per spostare ancora più voti da Trump a Biden, gli hacker avrebbero mandato i nuovi numeri ad un satellite militare gestito da Leonardo”.

“Successivamente – si legge ancora nel blog che ha ripreso la storia raccontata da Johnson - il satellite avrebbe trasmesso i nuovi dati manipolati dall’Italia agli Stati Uniti”.

Secondo i seguaci della teoria cospirazionista che sta impazzando tra gli esponenti dell’ultradestra americana, infine, sarebbe proprio l’ex premier Matteo Renzi, da questo lato dell’Oceano, a sostenere il “golpe mondialista per rovesciare Trump” già dal momento della sua elezione. 

“Barack Obama e Renzi hanno orchestrato tutto questo con l’aiuto di agenti della Cia. Questo è tradimento”, twitta Ann Vandersteel, attivista pro-Trump, affiliata alla campagna di Trump 2020 in Florida.

​La replica dell’ex premier italiano è arrivata stamattina in una “Enews” straordinaria: “Ieri, prima dell’assalto al Campidoglio, alcuni profili trumpiani hanno accusato Obama e il sottoscritto di “orchestrare” campagne contro Trump. Siamo alla follia totale”.

“I responsabili di queste menzogne hanno ricevuto il pardon - una sorta di grazia - da Trump qualche settimana fa”, ha scritto ancora Renzi riferendosi all’ex consigliere alla Sicurezza di Trump, Michael Flynn, il quale in una trasmissione seguita da un pubblico conservatore, InfoWars, ha accusato “Cina, Serbia, Italia, Spagna e Germania” di aver “interferito” nelle ultime elezioni americane.

​“Sto cercando – ha proseguito Renzi nella Enews - con i miei avvocati di chiedere comunque di portare questi signori davanti alla giustizia italiana”. “Quello che dicono di me – ha concluso - è folle: ci mancava giusto che mi accusassero di complotti internazionali. Ma ancora più grave è che questi signori la facciano franca”.

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