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Nel vaccino ci sono gli abbracci e l’amore ritrovato, testimonianza dottoressa di Bari

© Foto : Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo//Federica BelliIniezione del vaccino ad un'operatrice sanitaria
Iniezione del vaccino ad un'operatrice sanitaria - Sputnik Italia
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Cosa c'è nel vaccino? Una dottoressa del Policlinico di Bari lo racconta narrando ciò che potremo tornare a fare una volta vaccinati: incontri, amicizie ritrovate, nuovi amori, il rossetto e la scuola, il lavoro.

Una dottoressa del Policlinico di Bari ha spiegato a modo suo cosa c’è nel vaccino contro la Covid-19, la malattia che ha rinchiuso nelle case miliardi di persone e fatto 1,8 milioni di morti in un anno.

Ho “capito che nel vaccino c’erano soprattutto i baci e gli abbracci dimenticati, le gite scolastiche, gli anziani a capotavola nel giorno di Natale”, ha scritto su Facebook come riporta l’Huffingtonpost.

“Oggi ho capito perché quelli che ricevono il vaccino lo esibiscono con un selfie”, ha aggiunto la dottoressa che ha voluto condividere la sua esperienza pubblicamente.

Un invito a vaccinarsi non appena sarà possibile a tutti, che lei fa passare attraverso un messaggio di ritorno alla vita sociale che solo il vaccino ci potrà restituire:

“C’erano i ragazzi con lo zaino sulle spalle, i cinema all’aperto, i teatri pieni e il concerto di Vasco che dall’alto sembravamo tanti puntini attaccati. C’era la tavolata di amici al ristorante, prendo la pizza diversa dalla tua così ce la dividiamo, il viaggio a Tokyo senza prenotare, la cena con i compagni del liceo che in fondo siamo sempre gli stessi e la libertà di poter rimanere a casa che poi, chi ci rimane più, dentro quelle quattro mura? C’era il lavoro, gli aerei che ripartono e le stazioni piene”.

Ed ancora scrive la dottoressa che nel vaccino c’è la potenza di far incontrare ancora le persone, gli amori, le nuove amicizie, lo studio, il lavoro.

“C’era il rossetto rosso che più rosso non si può, la valigia stipata, l’invito a casa che ognuno porta qualcosa, il pigiama party e la corsa tutti insieme. C’era piacere mi chiamo Ilaria stringendo la mano dell’altro senza avere paura, un sonno tranquillo e confini aperti. C’erano i computer chiusi e gli insegnanti che parlavano zigzagando tra i banchi, l’ora di religione a studiare latino e i bigliettini passati di mano in mano.”

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