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Assalto al Congresso e certificazione vittoria di Biden: Pence come Ponzio Pilato?

© AFP 2021 / Drew Angerer / Getty ImagesAssalto Capitol Hill
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Il vice presidente degli Stati Uniti, l’uscente Mike Pence, non è un Ponzio Pilato.

L’epiteto gli è stato affibbiato da alcuni osservatori per non aver preso posizione in merito all’accettazione o alla ricusazione dei nomi di quei Grandi Elettori designati dagli Stati sospettati, a torto o a ragione, di essere oggetto di una gigantesca frode elettorale.

Entrambi, l’antico romano e il contemporaneo americano, “se ne sono lavate le mani” rifiutando di schierarsi pur essendo stati chiamati a farlo ma lì finisce la somiglianza e una differenza tra loro resta abissale.

Ponzio Pilato non era un ebreo e il suo compito di Governatore era di garantire la tenuta dell’’”ordine romano” in una terra già piena di contrasti. La Palestina di quei tempi vedeva frequenti tentativi di sedizione ed era campo di lotte intestine. Dal punto di vista strettamente politico, non scegliendo, fece la scelta più intelligente poiché evitava di coinvolgere la sua autorità (e Roma) in beghe che dovevano restare solamente locali. Aveva capito che la questione “Gesù” era un problema più per il Sinedrio che per lui. Si trattava di una lotta tra fazioni ebraiche e non era la prima volta che un presunto Messia diventava lo spunto per scontri tra la classe dominante e vari gruppi ribelli di popolani. Mischiarvisi avrebbe indebolito il suo potere mentre l’interesse romano era di restare sopra tutte le parti, magari godendo delle divisioni tra gli stessi ebrei e confermandosi così come unico garante dell’ordine sociale.

Supporters of US President Donald Trump take over stands set up for the presidential inauguration as they protest at the US Capitol in Washington, DC, January 6, 2021.  - Sputnik Italia
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Lasciando alla piazza la decisione sul da farsi, Ponzio Pilato salvaguardò la sua autorità e ottenne che il conflitto rimanesse una lotta intestina tra ebrei.

Il caso di Mike Pence è ben diverso. Innanzitutto lui non è uno straniero ma un americano con un altissimo ruolo istituzionale e il suo “lavarsene le mani” è più una fuga che una lungimirante mossa politica. Dopo le accuse di brogli elettorali lanciate da Trump e davanti alla sua conclamata volontà di non riconoscere la vittoria dell’avversario, un uomo politico con una propria personalità avrebbe scelto senza ambiguità se assecondare fino in fondo la contestazione dei risultati elettorali o dissociarsi pubblicamente e dimettersi dal ruolo ricoperto. Se pensava che il Tycoon avesse ragione e che occorreva “difendere la democrazia violata”, nel momento in cui assumeva (come previsto dalle leggi) il ruolo di Presidente del Senato avrebbe dovuto rigettare nettamente le liste di Grandi Elettori che gli venivano sottoposte. In quel caso sarebbe stato compito di Congresso e Senato uniti votare per la scelta del Presidente degli Stati Uniti. In questo modo Trump sarebbe stato quasi sicuro della rielezione poiché non tutti i parlamentari avrebbero votato ma solamente uno per ogni Stato e la maggioranza di quest’ultimi è saldamente Repubblicana.

Al contrario, se fosse stato convinto in buona fede e qualunque ne fosse il motivo, che era giusto od opportuno accettare la vittoria di Biden avrebbe sin da subito cercato di fermare Trump e, qualora non ci fosse riuscito, avrebbe dovuto dimettersi.

Ecco dove sta la differenza con Ponzio Pilato: costui era straniero in un popolo potenzialmente ostile, tutelava l’immagine ed il ruolo della potenza occupante e, allontanando da sé la decisione, salvaguardò il ruolo istituzionale cui era chiamato. Pence, diversamente da lui, è un cittadino americano nel proprio Paese e ha volutamente rinunciato a esercitare fino in fondo il compito che la sua posizione richiedeva. L’uno un politico coraggioso e intelligente, l’altro un pavido politicante che ha preferito rimanere nel limbo e nascondere le sue responsabilità dietro un triste paravento.

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