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Deposito nazionale di scorie radioattive in Italia: Comuni già sul piede di guerra

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Il deposito unico nazionale di scorie radioattive? Nel mio territorio no grazie. I sindaci avvisano già che non sono disposti ad accogliere il deposito, a poche ore dalla pubblicazione della mappa tenuta segreta.

Ovunque, ma non nel mio giardino (Nimby: Not in my back yard) è la voce che si eleva dai Comuni, a poche ore dalla pubblicazione della documentazione tecnica da parte della Sogin e dalla pubblicazione online dei 67 siti candidati ad accogliere il deposito nazionale unico con le scorie radioattive.

Il deposito è presente in molte altre nazioni europee, ma l’Italia non ne ha uno e paga le società straniere per smaltire le scorie. Il progetto prevede un investimento da 1,5 miliardi di euro sul territorio del Comune che dirà “Pimby” (acronimo di Please in my back yard), ma per il momento i NO si moltiplicano.

I primi ad aver detto di no sono stati i Comuni sardi che hanno bruciato sul tempo anche la pubblicazione dei 67 siti candidati, affermando che se loro fossero stati presenti nella mappa dicevano già di no. Ed in effetti la Sardegna c’è.

Ma a dire di no sono anche i territori delle Murge e di Bari che risultano essere tra quelli candidati ad ospitare il deposito unico nazionale, il quale verrà costruito sotto terra semmai si troverà un territorio disponibile a dire di sì. Dicono già di no anche i sindaci del palermitano.

Il progetto è stato avviato nel 2003 ma non è mai decollato, e solo nel 2015, vincolando al segreto di Stato tutti i tecnici coinvolti nella mappatura, è stato avviato il progetto di verifica di siti potenzialmente idonei.

Dopo 5 anni la valutazione è giunta al termine, ed ora viene la parte più difficile perché si apre una consultazione pubblica con i territori per chiedere loro se sono d’accordo ad accogliere l’impianto che porterà sul territorio 1,5 miliardi di investimenti, lavoro e scorie radioattive stoccate al sicuro nel sottosuolo.

Ispezioni sul territorio? Nessuno ci ha avvisato

Il sindaco di Petralia Sottana Leonardo Neglia cade dalle nuvole, non sapevamo che qualcuno era venuto a fare ispezioni, non siamo stati avvisati neppure via email.

Ma questo si chiarisce se si ritorna al fatto che il piano di individuazione dei potenziali siti era coperto dal segreto di Stato e nessuno dei coinvolti poteva parlarne pena una denuncia penale.

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