Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Chiamata dagli alieni? Un segnale da Proxima Centauri

© Foto : ESA/Hubble & NASAStelle
Stelle - Sputnik Italia
Seguici su
Nel mese di dicembre è stato registrato un nuovo segnale forse proveniente dagli alieni, BLC1.

Per confermare questa teoria, però, servono più elementi. Douglas Vakoch, presidente del METI (Messaging to Extra-Terrestrial Intelligence), ha spiegato in un’intervista che l’evento si dovrebbe ripetere per riuscire a confermarlo con un certo grado di sicurezza.

“Il team di scienziati impegnati sul progetto Breakthrough Listen sta facendo proprio questo. I ricercatori stanno tentando di confermare che il segnale registrato fosse originale. La sfida principale è percepire l’eventuale ripetizione del segnale, la prima riproduzione del quale è stata registrata più di un anno fa”, spiega il presidente del METI.

Messaggi dall’Universo: il ruolo del secondo segnale

Nana bianca LSPM J0207 + 3331 - Sputnik Italia
Astronomi: nuova fonte di carbonio nell’Universo
Nel processo di ricerca di segnali emessi da intelligenze extraterrestri (SETI, il contraltare di METI) non è sufficiente rilevare un segnale insolito. Infatti, questo deve ripetersi almeno un’altra volta. “Se rileviamo un segnale non in tempo reale, ma solo mesi dopo, è difficile determinare se quello sia stato o meno un segnale originale”, spiega Vakoch. “Chiaramente può allettare il concludere che si trattasse di “alieni”, ma così non faremmo che alimentare un mito senza alcun dato concreto a supporto. La ricerca di segnali emessi dagli extraterrestri è un processo deliberatamente prudente e gli scienziati non saranno mai sicuri di aver trovato degli alieni finché non vi sarà una conferma indipendente del fatto. Dunque, non crediamo a un solo segnale. Questo deve ripetersi”.

SETI e METI: cosa sono?

L’acronimo SETI sta per Search for Extraterrestrial Intelligence, ossia ricerca di intelligenze extraterrestri. Nell’ambito di questo progetto un nutrito team internazionale di esperti già da diversi decenni con l’ausilio di una estesa rete di telescopi dislocati in tutto il mondo è alla ricerca di segnali artificiali. Mentre SETI opera in modalità passiva, METI fa l’opposto inviando segnali alle intelligenze extraterrestri (Messaging Extraterrestrial Intelligence). I segnali vengono inviati verso determinati sistemi solari nella speranza che qualcuno li recepisca e vi risponda.

Fonti di segnali: computer e altre tecnologie umane

Anche qualora il radiotelescopio Parkes dislocato nello stato australiano del Nuovo Galles del Sud rilevi il BCL1 più volte, gli astronauti, secondo Vakoch, dovranno trovare un altro osservatorio indipendente per escludere l’eventualità che il segnale recepito non sia stato inviato da qualche computer terrestre.

“Questo rappresenta sempre una sfida: possiamo anche recepire un segnale che è molto simile a quelli extraterrestri, ma alla fine può risultare derivante da un’intelligenza ben diversa, quella umana”, sostiene il ricercatore. A mo’ d’esempio il presidente adduce il rilevamento di un segnale molto curioso effettuato dagli esperti del SETI nel 1997. Questo segnale superò con successo tutti i controlli in merito alla sua origine extraterrestre, ma solo poi gli scienziati capirono la sua vera origine: il satellite Soho che studiava il Sole.

“Se BLC1 fosse davvero un segnale proveniente da qualche civiltà evoluta, allora sapremo che l’Universo è luogo di numerose forme di vita extraterrestre. Se il sistema solare più prossimo alla Terra è popolato da creature intelligenti, possiamo concludere che statisticamente nella nostra galassia siano presenti ovunque forme di vita”, spiega Vakoch. “Ma poiché in ormai 60 anni non abbiamo rilevato mai nemmeno una volta segnali di extraterrestri, è poco probabile che nel sistema solare più prossimo a noi esista la vita”.

Oltre al noto segnale Wow!, registrato nel 1977 e ad oggi ancora non completamente studiato, ci sono stati anche altri segnali che hanno suscitato grande interesse. Ad esempio, quello registrato nel 2015 non lontano dalla stella HD 164595. “Il segnale fu registrato soltanto una volta dal radiotelescopio russo RATAN-600, ma per più di un anno è stato studiato come possibile segnale extraterrestre. Né nella sua frequenza originale né in altre sezioni dello spettro elettromagnetico sono state rilevate ripetizioni. Noi al METI, ad esempio, abbiamo studiato l’HD 164595 dall’osservatorio ottico del SETI a Boquete (Panama) con pulsazioni laser. Ma non abbiamo trovato niente”, spiega Vakoch.

C’è vita su Proxima b?

Un altro tema riguarda l’eventuale presenza di vita sull’esopianeta Proxima b che orbita attorno a Proxima Centauri.

“Alcuni escludono questa eventualità. È vero che gli intensi brillamenti solari non favoriscono il mantenimento di condizioni adatte alla vita, ma sulla Terra vi sono dei vantaggi derivanti dalle radiazioni solari. Pensiamo alle mutazioni che rispondono alle differenze evolutive tra i diversi individui. Dunque, non mi sento di negare categoricamente che Proxima b sia adatto alla vita”, afferma Vakoch.

Inoltre, il pianeta orbita così vicino alla sua stella che non presenta un moto di rotazione proprio. Così il pianeta rivolge alla sua stella sempre un’unica porzione di territorio dove fa caldissimo, mentre l’altra porzione del pianeta è avvolta da un’oscurità perenne ed è un deserto ghiacciato. “Per questa ragione gli astronomi del SETI durante la ricerca di stelle target negli anni ’60 hanno escluso dell’elenco di ricerca le nane rosse come Proxima Centauri. Ma di recente abbiamo trovato modelli convincenti di esopianeti in cui la trasmissione del calore da un lato all’altro del pianeta avviene tramite l’atmosfera e gli oceani. La maggior parte delle stelle dislocate molto in prossimità del nostro Sistema solare sono nane rosse e sarebbe erroneo escluderle tout court dall’elenco dei possibili target”, ritiene il presidente del METI.

Il destinatario del messaggio

Signals - Sputnik Italia
Scienziati rilevano misterioso segnale radio dallo spazio
In merito al segnale BLC1 bisogna tenere a mente che l’umanità potrebbe imparare da questo segnale qualcosa da applicare poi nei propri tentativi di comunicazione. “Le complessità legate alla determinazione di BLC1 come segnale artificiale ci possono servire da punto di riferimento per la costruzione dei segnali che inviamo nello spazio nel tentativo di instaurare un primo contatto con gli altri mondi. Al METI pensiamo sempre a un astronomo extraterrestre. Come noi abbiamo bisogno di osservazioni ulteriori per essere certi della provenienza extraterrestre del segnale, allo stesso modo gli scienziati extraterrestri avranno bisogno di una analoga banca dati”, sottolinea Vakoch.

Il METI ha già testato questa teoria in passato. “Quando abbiamo inviato un manuale di matematica verso la Stella di Luyten, abbiamo ripetuto il messaggio tre volte in un giorno, poi a distanza di 24 e di 48 ore dal primo segnale. Questo fornisce agli extraterrestri eventualmente presenti attorno alla Stella di Luyten tempo a sufficienza (alcuni giorni) per riuscire a indirizzare i propri telescopi sulla Terra. E qualora lo facciano, hanno la conferma necessaria che invece noi oggi non abbiamo in relazione a BLC1” chiosa Vakoch.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала