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Governo appeso a un filo. Le grandi manovre per evitare la crisi e per un Conte ter

© Foto : Filippo Attili / CC-BY-NC-SA 3.0 IT Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipa alla sessione dei lavori della prima giornata. G20
 Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipa alla sessione dei lavori della prima giornata. G20 - Sputnik Italia
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Renzi potrebbe ritirare già domani le ministre Iv. Il premier non cede e vuole andare in Parlamento per una nuova maggioranza.

Il governo Conte bis è a un bivio. Già da domani le velate minacce di Matteo Renzi di staccare la spina all’esecutivo potrebbero trasformarsi in realtà, con il ritiro delle ministre di Italia Viva e l’inizio della crisi.

Lo strappo dell’ex premier, però, potrebbe portare a esiti diversi: ci potrebbe essere un piccolo rimpasto, quindi con un Conte ter, oppure un nuovo governo.

Secondo il Pd le mosse di Renzi hanno l’obiettivo di mettere il presidente del Consiglio con le spalle al muro, “aprire la crisi e solo dopo trattare il nuovo assetto”, si legge sulle pagine dei quotidiani che citano gli ambienti Dem.

Per gli interni di Iv, invece, le strade di Conte e Renzi sarebbero destinate a dividersi per sempre e le mosse di questi giorni non sarebbero legate alla necessità di ottenere altre poltrone: “Se le nostre ministre lasciano non c’è nessun ter, per noi con Conte è chiusa”, è la vulgata dei renziani. Anche se Maria Elena Boschi ha dichiarato: "Noi non vogliamo aprire una crisi di governo. Siamo al lavoro sul Recovery Plan, abbiamo mandato documenti scritti al governo con tutte le cose che non funzionano e proposte su come spendere, perché il governo è un po' in ritardo. Tutto dipende dal presidente del Consiglio, ci aspettiamo che trovi il tempo per risponderci".

Che la situazione sia tesissima si intuisce da diversi elementi: Conte che è pronto ad anticipare il Cdm previsto per il 7 gennaio pur di staccare il cerotto e dall’appuntamento di domani alla Farnesina tra il leader Pd Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio per trovare una exit strategy.

Le possibili soluzioni

Quello che è altamente probabile è che Renzi non vuole andare al voto anticipato, ma avere un altro premier e un’altra squadra di governo.

Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera, Renzi sceglierebbe Dario Franceschini come capo del governo e Luigi Di Maio come suo vice.

Nel Pd, però, si spera nell’altra opzione, cioè che Conte trovi una soluzione per ricucire con Italia Viva e si proceda al rimpasto.

© Foto : Evgeny UtkinMatteo Renzi
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Matteo Renzi

Quello che il premier sarebbe disposto a sacrificare è la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, in quota “tecnici”, per offrire a Renzi gli Esteri spostando Di Maio all’Interno.

Oltre al ministero Conte potrebbe decidere di allargare la squadra alla guida del Recovery, passando dal trio con Patuanelli e Gualtieri a un quintetto con Speranza per Leu e Rosato per Italia viva.

La scadenza della Befana

Resta in piedi l’ultimatum indicato da Renzi per il 6 gennaio e l’appuntamento del Consiglio dei ministri del giorno dopo quando sarà chiaro se i tentativi di persuasione, il ruolo del Quirinale e le incognite delle urne anticipate avranno smosso qualcosa nei componenti della maggioranza o meno.

Se la delegazione di Italia viva non voterà il Recovery, anche dopo che molte proposte di Renzi sono state accolte, il presidente del Consiglio si presenterà in Parlamento per verificare se ha ancora una maggioranza, senza i 30 deputati e i 18 senatori Iv.

La ricerca dei responsabili

E proprio in vista del voto in Parlamento, le cronache politiche parlano di una ricerca di possibili “responsabili” per sostituire i voti di Italia Viva soprattutto al Senato.

© Foto : Wikipedia/Paul HermansPalazzo Madama, la sede del Senato italiano
Governo appeso a un filo. Le grandi manovre per evitare la crisi e per un Conte ter - Sputnik Italia
Palazzo Madama, la sede del Senato italiano

I tre senatori Udc, Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone, non hanno ancora afferrato la mano tesa e al momento escludono categoricamente di sostenere Conte. “Non siamo e non saremo mai la stampella di nessuno”, ha garantito il segretario Lorenzo Cesa.

Stesso ritornello anche dal partito di Giovanni Toti, Cambiamo,  sempre con tre senatori.

Le possibili nuove maggioranze

Se Conte non ottenesse la maggioranza in Parlamento allora dovrebbe recarsi al Quirinale per rassegnare le dimissioni con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrebbe aprire la crisi e avviare le consultazioni.

Ci potrebbe essere un Conte ter con una nuova forza di maggioranza al posto di Iv.

Altra alternativa la nascita di un governo di larghe intese guidato da un’altra personalità, in molti hanno fatto il nome di Mario Draghi.

Una terza ipotesi, ma molto remota, è il governo del Presidente, non particolarmente caro a Mattarella.

Se nessuna di queste opzioni dovesse andare in porto allora sarebbe legittimata la richiesta di elezioni anticipate, con il voto in primavera.

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