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Covid, la proposta di Ricciardi: "Scuole chiuse e lockdown fino a metà gennaio"

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Il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, in un'intervista a La Stampa è tornato ad invocare l'adozione di misure più restrittive per frenare la crescita dei contagi. Tra le proposte quella di posticipare il rientro a scuola ed estendere la zona rossa in tutta Italia fino a metà di gennaio.

Prolungare la zona rossa “almeno fino a metà gennaio” e rinviare le lezioni in presenza. È la proposta di Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute per l'emergenza coronavirus e professore di Igiene all’Università Cattolica.

Senza nuove misure restrittive e con la ripresa delle attività, spiega in un’intervista al quotidiano La Stampa, si assisterebbe ad un “rialzo della curva epidemica”. Nonostante per il ministro Speranza il ritorno alle lezioni in presenza sia “prioritario”, Ricciardi sostiene che anche una ripresa delle lezioni in questo momento sia da escludere.

Il motivo è che per quanto la scuola sia un ambiente sicuro, “la situazione esterna” ancora non lo consente. Il rischio, spiega a La Stampa, è quello di dover rimandare a casa gli studenti “nel giro di poche settimane”.

Ricciardi, insomma, ribadisce come fino al raggiungimento dell’immunità di gregge non ci siano “alternative”. “L’unico modo per proteggerci è mantenere le stesse regole, e questo resterà valido anche per chi sarà immunizzato, come vale ora per chi è stato malato di Covid ed è guarito”, spiega al quotidiano di Torino.

L’esperto si dice fiducioso sul fatto che ci saranno abbastanza vaccini per tutti, nonostante i ritardi di alcuni produttori, come AstraZeneca, che non ha ancora ottenuto il via libera dell’Agenzia Europea del Farmaco.

I primi risultati della campagna vaccinale arriveranno, assicura, per la fine del 2021. La condizione è quella di riuscire “a vaccinare le categorie più fragili” entro i primi mesi dell’anno. In questo modo “già prima dell’estate avremo ricadute positive dal punto vista della mortalità e dei ricoveri in ospedale, alleggerendo la pressione sul sistema sanitario”.

Sull’obbligatorietà del vaccino è d’accordo con il premier Conte e il ministro Speranza nell’escluderla. “Sappiamo – ha spiegato - che il 70 per cento dei cittadini italiani non è contrario ai vaccini, un altro 25% è dubbioso, ma va informato con chiarezza: alla fine potremo arrivare al 95% di copertura”. “I cosiddetti no vax – assicura - sono una minoranza assoluta, anche se rumorosa”.

Discorso diverso per medici e infermieri. Per loro vaccinarsi è “un imperativo morale e deontologico”. Su questo Ricciardi non ha dubbi: “Se un operatore sanitario non si protegge dal virus vaccinandosi, non può continuare a esercitare”.

“E se un medico non crede nel vaccino, vuol dire – ha aggiunto - che ha smesso di studiare”. Per chi non vorrà sottoporsi alla vaccinazione, quindi, annuncia Ricciardi “si prenderanno misure più energiche”.

Il medico non vuole parlare di “patentino vaccinale” ma di “tracciamento degli immunizzati”, che permetterebbe l'accesso a stadi, cinema, teatri e grandi eventi.

Un’opzione del genere, però, ha chiarito, può essere valutata soltanto se a rifiutare il trattamento sarà il “30-40 per cento” della popolazione.
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