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Amministrazione Trump declassificherà info su "ricompense cinesi" a talebani per uccidere americani

© AP Photo / Allauddin KhanTalebani in Afghanistan
Talebani in Afghanistan - Sputnik Italia
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Sarebbero emerse nuove "informazioni non confermate" su presunte ricompense pagate ad afghani per uccidere soldati americani, accuse in precedenza fatte dal New York Times alla Russia.

L'amministrazione Trump sta declassificando nuovi dati di "intelligence non ancora confermati" che presumibilmente indicherebbero che la Cina avrebbe offerto ricompense a personaggi "al di fuori dello Stato" in Afghanistan per prendere di mira i soldati americani, secondo quanto hanno detto ad Axios mercoledì due alti funzionari dell'amministrazione rimasti anonimi.

"Gli Stati Uniti hanno le prove che la Repubblica Popolare Cinese ha tentato di finanziare attacchi contro i militari americani da parte di personaggi afghani al di fuori delle strutture statali offrendo ricompense e taglie , ha detto ad Axios una delle fonti, senza specificare nel dettaglio di quali personaggi si trattasse e se si tratti dei talebani*.

Secondo il rapporto che fa riferimento a "informazioni non confermate", le taglie sono state offerte dopo la fine di febbraio", quando gli Stati Uniti hanno stretto l'accordo con i talebani. È stato anche aggiunto che i servizi segreti precedenti avrebbero rivelato informazioni su "armi cinesi che vengono inviate illecitamente in Afghanistan".

Le fonti non hanno specificato il momento esatto delle ricompense.

Nel suo articolo Axios ha ipotizzato due possibilità, riflettendo sull'autenticità di ciò che la fonte ha affermato. La testata ha sottolineato che, se "l'intelligence" dovesse essere confermata, rappresenterebbe "un drammatico cambiamento strategico per la Cina", aumentando le tensioni tra Pechino e Washington.

Se queste informazioni si rivelassero sbagliate, dall'altra parte, metterebbero in dubbio "le motivazioni delle fonti dietro di essa, nonché la decisione di declassificarle".

La storia delle taglie

Nella lista dei paesi che si presume abbiano offerto taglie ai cosiddetti "personaggi non statali" in Afghanistan per l'uccisione di soldati americani, la Cina sembra unirsi alla Russia, con quest'ultima particolarmente accusata di avere legami con i talebani.

In estate, il New York Times ha pubblicato il rapporto affermando che Mosca aveva offerto ricompense al gruppo in modo che i suoi militanti prendessero di mira specificamente le truppe statunitensi in Afghanistan.

Le accuse tuttavia sono arrivate anche la Casa Bianca, in quanto Trump si è rifiutato di rivolgersi al presidente russo Vladimir Putin sull'intelligence non confermata.

Dall'altra parte, tuttavia, i rapporti del NYT sulla questione sembravano non essere in grado di offrire prove a sostegno delle affermazioni. Inoltre, il NYT in seguito ha ammesso che non c'erano prove credibili della storia delle taglie, il che, tuttavia, non ha impedito alla testata di continuare a insistere sul fatto che la Russia aveva pagato le taglie per uccidere soldati americani.

Anche il Pentagono ha affermato di non aver trovato prove a sostegno, mentre il capo del comando centrale degli Stati Uniti Frank McKenzie, quando gli è stato chiesto dai rapporti sulle accuse della Russia, ha detto che "continuiamo a cercare quelle prove".

Il segretario stampa della Casa Bianca Kayleigh McEnany ha criticato le accuse di "taglie russe", suggerendo che "ufficiali dei servizi segreti disonesti" stavano cercando di minare la stabilità di Trump e la sicurezza degli Stati Uniti e ha detto che Trump non è stato informato perché queste informazioni non sono state verificate.

Mosca ha respinto le affermazioni come infondate e le ha negate, sottolineando ripetutamente la mancanza di prove e sottolineando in particolare che la Russia non ha mai consegnato armi ai talebani, un'altra accusa del NYT che ha affermato che la Russia, oltre a offrire denaro al gruppo, avrebbe anche fornito anche di armi. Le accuse sono state poi riprese dal segretario di Stato Mike Pompeo.

Le affermazioni sono state smentite dai talebani, con il portavoce Zabihullah Mujahid che ha criticato le informazioni definendole dei tentativi per minare un accordo raggiunto con gli Stati Uniti a febbraio che prevedeva il ritiro americano dal paese.

Il portavoce ha sottolineato l'impegno dei talebani per l'accordo e ha insistito sul fatto che le attività dei talebani non sono legate a nessun organo di intelligence o paese straniero.

*banditi in Russia

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