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L'affondo di Burioni: "Se la vaccinazione ritarda il governo deve andare a casa subito"

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Il virologo che insegna all'università del San Raffaele si scaglia contro il governo: "Un ritardo nelle vaccinazioni non è tollerabile, o riescono a stare al passo con gli altri paesi, o se ne devono andare".

“Un ritardo nelle vaccinazioni non è tollerabile. O riescono a stare al passo con gli altri paesi, o se ne devono andare. Subito”. Così in un tweet Roberto Burioni, infettivologo e professore di virologia all’università Vita e Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano.

E ancora. "Se il governo non riesce a garantire una vaccinazione tempestiva dei cittadini se ne deve andare. Subito. – ribadisce su Twitter - ci sono difficoltà oggettive di approvvigionamento ma al netto di queste ritardo può essere tollerato".

Il riferimento del professore è ad un approfondimento del sito Linkiesta, che cita i dati dell’analisi del Piano vaccinale del governo effettuata dal Comitato scientifico di +Europa, presentata ai giornalisti da Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Carlo Alberto Carnevale Maffè domenica scorsa in occasione del V-Day europeo.

Secondo il partito di Emma Bonino il piano messo a punto dal commissario straordinario Domenico Arcuri, presenterebbe “significativi fattori di rischio nell’esecuzione”, per diverse ragioni tra cui la “mancanza di personale” e il “mancato coinvolgimento delle strutture private convenzionate”.

Sulla base dei dati contenuti nella relazione di +Europa, il sito di informazione spiega come, nello scenario migliore, si stimi di vaccinare 50 milioni di italiani entro la fine di settembre del 2021. Ma secondo il programma di consegna delle dosi, questo obiettivo potrebbe essere raggiunto già tre mesi prima, visto che 85 milioni di dosi di vaccino dovrebbero arrivare entro il primo semestre dell’anno.

Per il virologo ritardi di questo tipo sono “inaccettabili”. Burioni è poi intervenuto sulla notizia degli infermieri risultati positivi qualche giorno dopo essersi sottoposti alla vaccinazione. Si tratta di un’infermiera spagnola e di un collega californiano, Matthew W., infermiere 45enne che si è infettato otto giorni dopo aver ricevuto il siero Pfizer.

Una “non notizia”, secondo Burioni, che spiega come “nessun vaccino può offrire una protezione prima di 15 giorni dalla sua somministrazione”.

“È inutile cercare di spaventare le persone – ha poi detto l’infettivologo citato dall’Adnkronos - per produrre anticorpi il nostro organismo ci mette del tempo: fatevene una ragione".

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