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In Argentina è "rivoluzione verde": approvata la legge sull'aborto legale

© Sputnik . Francisco LucottiLa marci a dei fazzoletti verdi in Argentina a favore dell'aborto
La marci a dei fazzoletti verdi in Argentina a favore dell'aborto - Sputnik Italia
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Il senato argentino ha approvato oggi una legge che legalizza l'aborto nel Paese. Esulta la "marea verde" delle femministe. Protestano, invece, i vescovi: "La maggioranza della popolazione non è d’accordo”.

L’aborto sarà legale e gratuito fino alla 14esima settimana di gravidanza e anche oltre per le vittime di stupro o in caso di pericolo per la vita della madre.

Lo stabilisce la storica legge approvata oggi dal Senato argentino con 38 voti favorevoli e 29 contrari.

La legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta una vera e propria svolta per la terra natale di Papa Francesco e per l’intero Sud America, dove in molti Paesi l’aborto volontario è ancora vietato.  

“Da oggi l’aborto sicuro, legale e libero è legge”, ha scritto su Twitter il presidente argentino Alberto Fernandez. “Oggi abbiamo una società migliore che estende i diritti delle donne e le garanzie nella sanità pubblica”, continua il tweet.

La notizia è stata accolta con entusiasmo dagli appartenenti al movimento femminista. Quando alla fine della votazione, durata oltre 12 ore, la vice presidente Cristina Fernandez de Kirchner, ha gridato “Aborto legale negli ospedali”, gli attivisti dei collettivi per i diritti delle donne radunati nella piazza del Parlamento hanno iniziato a sventolare centinaia di fazzoletti verdi, simbolo del movimento femminista "Campaña por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito".

Le femministe: “Non è più il Paese dell’ipocrisia ma della giustizia”

"Non è più il Paese dell'ipocrisia ma il Paese della giustizia, della libertà, della decisione sui propri corpi da parte delle donne e delle persone con la capacità di gestazione”, ha detto allo María Claudia Albornoz, membro del collettivo La Poderosa, che rappresenta il "femminismo delle masse impoverite", a Sputnik Mundo. “Era giunto il momento che questa enorme richiesta che da tempo travolge le strade diventasse legge", ha commentato l'esponente della "marea verde".

Secondo i movimenti femministi che hanno voluto il superamento della norma del 1921 che permetteva l’aborto soltanto in caso di stupro e di pericolo per la salute materna, oggi anno in Argentina almeno 39.025 donne vengono ricoverate in ospedale dopo essersi sottoposte ad aborti clandestini.

Le vittime di questa pratica, stando ai dati del ministero della Salute del Paese, sono state 3.200 dal 1983. Gli stessi dati, parlano di 520.000 aborti non sicuri eseguiti ogni anno.

Anche Amnesty International ha festeggiato il voto definendolo “un esempio per gli altri Paesi della regione e del mondo nell’avanzare sul riconoscimento dell’accesso all’aborto legale e sicuro”.

Protestano, invece, la chiesa cattolica e i movimenti Pro-life. Ieri, proprio mentre iniziava la discussione in Senato, Papa Francesco twittava così: “Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità”.

I vescovi argentini: “La maggioranza della popolazione non è d’accordo”

Tanti hanno letto in queste parole un monito per i politici che si apprestavano ad approvare la nuova legge sull’aborto. Prima del voto anche la conferenza episcopale locale ha fatto sentire la sua voce, denunciando quella che definisce una “ossessione febbrile per introdurre l’aborto”.

Secondo i vescovi argentini, citati dall’Associated Press, la nuova legge “aggraverà ulteriormente le divisioni nel nostro Paese”. La maggioranza della popolazione, infatti, ricorda la conferenza episcopale, non è d’accordo con quanto stabilito dal Parlamento argentino.

"La Chiesa in Argentina continuerà a lavorare con fermezza e passione nella cura e nel servizio alla vita”, scrivono ancora i vescovi nel comunicato ufficiale.

“Questo sarà ricordato come uno dei giorni più macabri della nostra storia recente”, denuncia anche il gruppo Pro-Life Unity. Qualcuno ha anche portato un crocifisso fuori dal Parlamento.

La legge consentirà in ogni caso l’obiezione di coscienza ai medici che sono contrari alla procedura. Ma gli obiettori saranno comunque obbligati ad indirizzare la donna in un altro centro dove potrà praticare l’interruzione di gravidanza.

L’obiezione di coscienza non sarà ammessa invece, quando la vita o la salute della donna è in pericolo.

​Le reazioni in Italia

La decisione del Parlamento argentino divide anche la politica italiana. L’ex presidente della Camera e deputata del Pd, Laura Boldrini, parla di “svolta storica che dobbiamo alla Marea Verde delle argentine”.

“Quando avanzano i diritti e la salute delle donne, in qualsiasi paese, è una bella giornata per tutte, in tutto il mondo”, scrive su Twitter la Dem.

A complimentarsi con i “pro-choice” è anche lo scrittore Roberto Saviano: “Aborto illegale non significa cancellarlo ma soltanto esporre le donne agli aborti clandestini, alle infezioni e quindi alla morte nei laboratori criminali”.

“Per le sinistre, con l'aborto la società argentina sarebbe migliore. Io vedo più donne sole, e più bambini morti. E non mi sembra un gran miglioramento”, scrive su Twitter il senatore leghista Simone Pillon che si domanda “quando cominceremo a offrire aiuti veri alle gravidanze difficili”. “Stiamo perdendo – denuncia - il nostro futuro, e la nostra umanità”.

L’aborto nel mondo

In Europa gli Stati che continuano a considerare l’aborto un reato sono Malta, che prevede il carcere dai 18 mesi ai tre anni, Andorra, la città del Vaticano e San Marino. Nel resto del mondo la pratica è vietata in Congo-Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Dominicana, Egitto, El Salvador, Gabon, Guinea-Bissau, Haiti, Honduras, Laos, Madagascar, Mauritania, Nicaragua, Filippine, Palau, Senegal e Suriname.

In Paesi come Afghanistan, Bangladesh, Guatemala, Iraq, Costa d’Avorio, Libano, Libia,  Myanmar, Paraguay, Sud Sudan, Sri Lanka, Sudan, Siria, Uganda, Venezuela, West Bank, Gaza e Yemen, l’interruzione volontaria di gravidanza è consentita soltanto in caso di pericolo per la vita della madre.

Anche in Brasile l’aborto è consentito solo in caso di malformazioni, vittime di stupro o pericolo per la salute della donna. Nel 2017 il Cile ha decriminalizzato l’aborto, mentre nel 2018 c’è stato lo storico referendum che ha reso legale l’interruzione di gravidanza in Irlanda.

In Polonia, invece, ci sono state dure proteste per la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegale l’aborto volontario dei feti malformati.

In generale in Europa, Nord America e Oceania, le leggi sull’interruzione di gravidanza sono invece più permissive.

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